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Perché si dice

I proverbi e i modi di dire sessisti nella lingua italiana

Gli stereotipi sessisti sono evidenti non solo nei gesti quotidiani, ma emergono anche nel linguaggio comune: ecco alcuni esempi di modi di dire sessisti

L’italiano, lo sappiamo molto bene, è una lingua ricca e folta si sfumature di significato: tanti e curiosi sono i suoi modi di dire e le sue espressione idiomatiche, che traggono origine dalla cultura e dalla storia. Tra queste espressioni, ci sono diversi modi di dire sessisti.

La nostra rubrica “Perché si dice…” va ad indagare proprio questo lato della nostra cultura. La cronaca quotidiana, purtroppo, ci dimostra come come il maschilismo e il sessismo siano insiti nel linguaggio di tutti i giorni, nelle parole e nei comportamenti.

I modi di dire sessisti

Noi, alla ricerca dei significati dei proverbi e dei modi di dire, vogliamo fornirvi esempi di sessismo in proverbi a cui non avevamo mai dato attenzione. 

“Nottata persa e figlia femmina!”

“Chi dice donna dice danno”

“Donna al volante pericolo costante”

“Dove son donne e gatti, son più parole che fatti”

“La donna è come il melone, in mezzo a cento ne esce buona una sola”

“La bontà di una donna, il vento e la buona sorte, durano poco”

“Donna ridarella, o santa o puttanella”

“La donna deve avere tre m: matrona in strada, modesta in chiesa, massaia in casa”

“Donne, asini e noci vogliono mani atroci”

“Mogli e buoi dei paesi tuoi”

“Pane e botte fan la moglie e i figli belli”

“Le parole son femmine e i fatti maschi”

“Essere donna con le palle”

“La Bionda Colpisce, La Mora Rapisce, La Rossa Gioisce”

“Chi porta i pantaloni”

“Donne e motori, gioie e dolori”

Il monologo scritto da Bartezzaghi

A proposito di modi di dire sessisti, l’attrice Paola Cortellesi durante il David di Donatello del 2018 aveva recitato un bellissimo discorso scritto dal linguista Stefano Bartezzaghi circa questa tematica: come alcune parole di genere maschile se volte al femminile cambiano significato, assumendo una valenza negativa di “prostituta”. 

Questo monologo è apparentemente divertente, ma nasconde un riso amaro, mostrando quanto i pregiudizi sessisti si collochino in profondità nella nostra cultura.

“È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio degli esempi.
Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta.
Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta.
Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta.
Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.
Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.
Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.
Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto.”

 

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