La scrittrice si racconta

Chiara Valerio, “quando la gelosia ti accieca fino a renderti stupido”

Dal libro "Le nuove Eroidi" la scrittrice Chiara Valerio ci racconta la figura controversa di Deianira. Una riflessione sul potere e sugli eterni meccanismi innescati dalla gelosia
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29Poco più di duemila anni fa Ovidio scrisse una raccolta di lettere poetiche straordinariamente moderna e originale: le Eroidi, una serie di epistole in versi in cui le eroine del mito si rivolgevano ai loro mariti e compagni, rovesciando il tradizionale punto di vista maschile sulle storie raccontate. Nel nuovo volume di HarperCollins le eroine del mito tornano a parlarci attraverso la voce di alcune fra le più importanti scrittrici nate negli anni Settanta. Una di loro è Chiara Valerio che ha riportato in vita una della figure più controverse del mito: Deianira. 

Chi era Deianira

Figlia di Altea, regina di Calidone, fu concepita durante un rapporto con Dioniso. Per la sua bellezza fu contesa tra Eracle e Acheloo, dio-fiume, una delle principali divinità acquatiche greche. Alla fine prevalse Eracle. Qualche anno dopo il matrimonio, si rivolsero al centauro Nesso che, dopo aver portato Eracle sulla sponda richiesta, cercò di violante Deianira. Ma Eracle, allarmato dalle grida della moglie, colpì Nesso con una freccia e lo uccise. Prima della sua morte, Nesso consegnò a Deianira una tunica impregnata del proprio sangue, dicendola che avrebbe fatto innamorare di lei l’uomo che l’avesse indossata. Quando, qualche anno più tardi Eracle si invaghì di un’altra donna, Deianira inviò a Eracle la veste, ma Eracle indossandolo cominciò a deperire. Quando Deianira capì che Nesso l’aveva ingannata, si suicidò. Secondo altre versioni, Deianira era consapevole del veleno contenuto nella veste. 

L’intervista a Chiara Valerio

Perché nel libro “Le nuove Eroidi” avete scelto di riprendere le storie di donne mitologiche e ambientarle ai nostri giorni? Qual è il legame tra presente e passato?

Come molte faccende artistiche, nascono da una committenza. L’idea è venuta a Carlo Carabba di HarperCollins. Riscrivere le Eroidi di Ovidio riportandole ai giorni nostri, con gli stessi sentimenti rinnovati su questioni come tradimento, gelosia, odio e amore che da Ovidio a oggi hanno maturato sfumature e soprattutto declinazioni sociali assai diverse. Riguardo al passato e presente, posso rispondere solo per me e rispondo allegramente come Shakespeare, Il passato è un prologo.

Perché ha scelto di raccontare la figura di Deianira? Qual è il suo significato e la sua valenza oggi?

Il significato e la valenza di Deianira credo sia sempre il medesimo: la gelosia che ti accieca fino a renderti stupido. Fino a scambiare un tranello per un aiuto. E che d’altro canto ti fa arrivare là dove anche gli Dei hanno fallito, uccidere Ercole. Deainira è colei che incarna le possibilità incredibili ma sempre terribili della stupidità. Almeno secondo me, le Deianire sono tante quanto sono le lettrici e i lettori.

Oltre alla violenza fisica e visibile, esiste un altro tipo di violenza invisibile che le donne nel loro quotidiano sono costrette a sopportare, come i commenti espliciti per strada, gli sguardi insistenti o le discriminazioni sul posto di lavoro. Quanto lunga è ancora la strada affinché venga riconosciuto che anche questa è violenza? 

Ho il timore che le strade si stiano allungando. Io non penso che i commenti per la strada che vengono raccontati come apprezzamenti alla bellezza femminile e così gli sguardi insistenti e così la discriminazione, anche salariale, sul lavoro siano una forma di violenza invisibile. Io temo siano una forma di violenza, non solo visibile, ma sistemica. D’altronde che l’amore possa essere una forma di violenza lo leggiamo nei titoli e nelle pagine dei giornali, e delle bacheche di Facebook. Le forme di violenza invisibili sono altre. Sono più sottili e talvolta innominabili e impalpabili ma tutte mi pare abbiano come fine la perpetrazione di una idea della donna simile a quella di certi oggetti: immobili, muti, incapaci di muoversi.

Oggi si parla molto di “femminismo”, ma “essere femminista” non viene a volte visto di buon occhio. Perché ci sono ancora delle resistenze? 

Non ne ho idea. Tutte le persone intelligenti dovrebbero essere femministe. Forse non ci sono tante persone intelligenti.

 

 

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