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Perché “Abbandonare un gatto” di Haruki Murakami è un libro da leggere

L'ultima opera di Haruki Murakami è un libro da leggere andando ben oltre le righe, una sorta di dono al suo pubblico da parte dell'autore. Mai prima, infatti, Murakami si è aperto tanto.

Nel libro “Abbandonare un gatto” Haruki Murakami ripercorre i suoi ricordi di bambino e, a differenza dei mondi immaginifici ai quali ci ha abituato, racconta la sua vita. Questa è la prima volta in cui si confessa col suo pubblico. L’autore narra in maniera apparentemente semplice la storia comune di un uomo comune – suo padre – ripassandola con gli occhi del bimbo che è stato, ma ragionandola con la mente dell’uomo che è diventato.

La prima a tornargli in mente, fra le tante cose che hanno fatto insieme, senza una ragione precisa, è la vicenda che li ha legati alla loro gatta. Una storia singolare, ambientata nel dopoguerra, quando le complicazioni potevano davvero insorgere dal nulla. Così è nell’ordinario che Haruki Murakami ritrova il quotidiano suo, di suo padre e di sua madre.

La narrazione – mai smielata ma molto intensa – non delude. Comincia dalla prima cosa che ricorda, un avvenimento di quando era molto piccolo. L’autore ama i gatti e, anche qui, c’è una gran sorpresa. Questo lavoro è una sorta di diario della sua esistenza nel quale coinvolge l’uomo semplice che lo ha cresciuto, un abilissimo poeta di haiku, che mai lo ha creduto capace di diventare abile romanziere.

Per un po’ di tempo, da adulto, gli è stato anche distante. In questa parte del romanzo, pur non avendo figli, Murakami sorprende con delle lucide e profonde considerazioni sull’essere genitore, oltre al raccontarsi sinceramente per il figlio che è stato.

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Questo libro è da leggere andando ben oltre le righe, è una sorta di dono al suo pubblico da parte dell’autore. Mai prima, infatti, Murakami si è aperto tanto.

Con l’immancabile traduzione di Antonietta Pastore, “Abbandonare un gatto” è completamente illustrato dall’italiano Emiliano Ponzi. Un libro da non perdere, per niente al mondo, se siete murakamiani.

Se non lo siete, invece, è da leggere semplicemente perché – con la sua perfetta sintesi – l’autore riesce a spiegarci molto sulla storia e sulla cultura giapponese, sulle usanze, sui modi di dire, sulla guerra, sul dopoguerra e sulla tradizionale poesia haiku. Poesia della quale egli non è affatto un grande compositore, a differenza di Murakami padre.

Paola Cingolani

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