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Educazione Montessori

Empatia e disciplina: l’insegnamento per Maria Montessori

Quali sono le caratteristiche di un insegnante per Maria Montessori? Empatia, disciplina, precisione sono alla base per costruire un rapporto costruttivo con gli studenti.

Maria Montessori è stata una donna che con il suo rivoluzionario metodo pedagogico, teso all’educazione verso la libertà, diventando così una figura mondiale. In questi mesi abbiamo spesso letto dei problemi relazionali tra alunni e professori. La didattica a distanza non ha aiutato lo sviluppo interpersonale e, come la cronaca riporta, esistono anche casi di grande cattiveria. La classe dovrebbe essere un luogo protetto, un nido, dove chi lavora e chi studia, possano vivere con serenità. Maria Montessori, con il suo metodo e la sua visione di una scuola più consapevole, ci parla di come dovrebbe essere un insegnante. Ricordiamo in cosa consiste il metodo Montessori in occasione del suo anniversario.

Maria Montessori, la donna che rivoluzionò l'educazione pedagogica

Maria Montessori, la donna che rivoluzionò l’educazione pedagogica

A 150 anni dalla sua nascita, Sky Arte propone un documentario dedicato a Maria Montessori, il cui sistema d’insegnamento è tutt’ora attuale

L’innovazione del metodo Montessori

Maria Montessori è stata una donna capace di liberarsi dal conformismo. Nel 1896 è stata la terza italiana a laurearsi in medicina, con la specializzazione in neuropsichiatria. Il documentario sottolineerà inoltre l’attualità che ancora oggi caratterizza il suo sistema di insegnamento in un mondo che continua ad aprire nuove scuole Montessori. E questo perché Maria inventò un metodo educativo. Esso, pur dando regole, permetteva ai bambini di esprimersi liberamente.

Le caratteristiche di un insegnante per Maria Montessori

“Qual è il maggior indizio di riuscita per un’insegnante Montessoriana? Il poter dire: “Ormai i bambini lavorano come se io non esistessi”. Così scrive Maria Montessori. 

Il suo metodo, infatti, punta alla creazione di un rapporto empatico e paritario tra alunno e insegnate. Gli step per raggiungere questo livello di educazione sono diversi e ci spiegano come dovrebbe essere un insegnante:

Umberto Galimberti, "Una persona non empatica non può fare il professore"

Umberto Galimberti, “Una persona non empatica non può fare il professore”

Così il filosofo Umberto Galimberti è intervenuto durante un forum sulla scuola. “Se una persona non è empatica e coinvolgente non può fare il professore. È qualcosa che non si può imparare”

“In un primo stadio l’insegnante diventa la guardiana e la custode dell’ambiente; essa perciò si concentra sull’ambiente invece di lasciarsi distrarre dall’irrequietezza dei bambini; poiché è da esso che verrà l’attrazione che polarizzerà la volontà dei bambini. La prima cura dell’insegnante dovrebbe essere l’ordine e la cura del materiale perché sia sempre bello, lucente ed in stato perfetto, e nulla manchi, così che al bambino tutto sembri sempre nuovo e sia completo e pronto per l’uso. Questo vuole anche dire che l’insegnante stessa deve essere attraente: piacevole per accurata pulizia, serena e piena di dignità. Dovrebbe studiare le sue mosse e renderle gentili e graziose il più possibile. Essa costituisce quanto vi è di più vivo nell’ambiente.

Professore rimprovera studentessa durante la Dad, interviene la madre

Professore rimprovera studentessa durante la Dad, interviene la madre

E’ diventato virale sul web il video che vede una studentessa in lacrime sbaglia la risposta durante la Didattica a distanza e il professore la rimprovera.

In un secondo stadio viene considerato il comportamento verso i bambini. Nel periodo iniziale, quando la prima concentrazione non è ancora apparsa, l’insegnante deve essere come la fiamma il cui calore attiva, vivifica e invita. Essa non deve temere di disturbare qualche processo psichico importante; perché questi non si sono ancora iniziati. L’insegnante che affascina i bambini, li interessa ad esercizi vari, che anche se non sono molto importanti di per se stessi, hanno il grande vantaggio di attirare i bambini. 

L’insegnante dovrà essere ora molto attenta: non deve interromperlo perché questo interesse risponde a leggi naturali ed apre un ciclo di attività. Ma all’inizio è così fragile, così delicato che basta un tocco per farlo sparire come una bolla di sapone, e di far sparire insieme tutta la bellezza di quel momento. Non interferire significa non interferire sotto nessuna forma. E’ allora che più spesso l’insegnante sbaglia.

Il bambino, che fino ad un certo momento ha dato molto disturbo, finalmente si è concentrato sopra un lavoro; se l’insegnante, passando, dirà soltanto: ”Bene!”, ciò basterà perché il malanno ricominci. Anche un altro bimbo trova difficoltà e l’insegnante interviene ad aiutarlo, quello lascerà che lei faccia e si allontanerà. L’interesse dei bambini non si concentra solo sul lavoro, ma più spesso sul desiderio di superare le difficoltà. Il grande principio che porta alla riuscita dell’insegnante è questo: appena la concentrazione ha inizio, fare come se il bambino non esistesse.”

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