Maturità 2019, la traccia di Montanari e il valore prezioso delle opere d’arte

Una delle tracce più interessanti della prova di italiano era quella di Montanari riguardante il rapporto dell'arte con il futuro
Maturità 2019, la traccia di Montanari e il valore prezioso delle opere d'arte

MILANO – Questa mattina i maturandi hanno sostenuto la prova di italiano, la prima delle prove scritte della Maturità. Quest’anno, a seguito di determinate riforme, le tipologie del tema sono cambiate: sono sempre sette, ma non è più previsto il tema storico e i saggi, sostituiti dal tema argomentativo e da quello d’attualità. Particolarmente interessante è stato il tema argomentativo riguardante la relazione del nostro patrimonio artistico con il passato, ma anche con il futuro. A partire dal passo di Tomaso Montanari tratto da “Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà“, è richiesto agli alunni di sviluppare un ragionamento.

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Il patrimonio artistico come DNA di un popolo

Come dice Tomaso Montanari, il patrimonio artistico rivela la biografia spirituale di un determinato popolo, di una nazione. Entrare a contatto con un monumento antico significa avvicinarsi alla propria cultura, alla propria storia come individuo e come cittadino. Ma il rapporto con il passato ci mostra anche come non siamo affatto immortali, come a volta ci piace pensare: il passato non è un immediato prolungamento del presente a ritroso, ma è un insieme di frammenti, di vite, di eventi, che, legandosi tra di loro, hanno determinato il presente. Non siamo fragili, né immortali.
Al giorno d’oggi non ci capita molto spesso di considerare una realtà che vada al di là del presente. Pensiamo infatti di vivere in un eterno presente, tanto siamo assorbiti dai social, grazie ai quali siamo bombardati da informazioni, che però per quanto onnipresenti, non lasciano traccia, per cui quello che è successo ieri, oggi si è già dimenticato. Perciò il rapporto con il passato è “un antidoto vitale“.
La TV e i mezzi di comunicazione ci raccontano un passato “fantasy” e “antirazionalistico”, un passato molto diverso da come il patrimonio monumentale ce lo presenta, che invece è tutt’altro che non razionale e irreale. Anzi è, come detto prima, la ragione per cui l’oggi è così.

Il rapporto con il futuro

L’arte però è un portale che ci pone in contatto anche con il futuro: “Sostare nel Pantheon,
35 a Roma, non vuol dire solo occupare lo stesso spazio fisico che un giorno fu occupato, poniamo, da Adriano, Carlo Magno o Velázquez, o respirare a pochi metri dalle spoglie di Raffaello. Vuol dire anche immaginare i sentimenti, i pensieri, le speranze dei miei figli, e dei figli dei miei figli, e di un’umanità che non conosceremo, ma i cui passi calpesteranno le stesse pietre, e i cui occhi saranno riempiti dalle stesse forme e dagli stessi colori. Ma significa anche diventare consapevoli del fatto che tutto ciò succederà solo in quanto le nostre scelte lo permetteranno.
Abbiamo una responsabilità: preservare la bellezza di quello che sarà il passato e il presente dei nostri figli. I monumenti sono quei particolari luoghi dove le dimensioni del passato, presente e futuro si mescolano.

 

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