Giuseppe Ungaretti, le poesie più belle

Giuseppe Ungaretti è uno dei massimi poeti del Novecento e una delle voci più struggenti della poesia di guerra. Ecco i suoi versi più conosciuti e toccanti
Giuseppe Ungaretti, le più belle poesie dell'autore

MILANO – Nato ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888, Giuseppe Ungaretti è uno dei massimi poeti del Novecento italiani e una delle voci più struggenti della poesia di guerra di tutti i tempi. Ecco una selezione dei suoi versi più conosciuti e più toccanti.

Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio,
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.

Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte.
Foglia appena nata.
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità.
Fratelli.

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
È il mio cuore
il paese più straziato.

Mattino

M’illumino
d’immenso.

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio.
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato.

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.
Lasciatemi cosi
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

Dannazione

Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?

Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia.

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