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La Poesia

“All’alba il dolore è stanco”. la poesia sui migranti di Tahar Ben Jelloun

Quando migrare diventa l'unica soluzione per sopravvivere. Ecco "All'alba il dolore è stanco", di Tahar Ben Jelloun.

Una poesia potente e struggente, quella che condividiamo oggi. Una poesia in cui Tahar Ben Jelloun riversa tutto il dolore della condizione dei migranti, costretti a lasciare la loro amata terra per fuggire la guerra, la fame, la povertà, i cataclismi. Leggiamo insieme “All’alba il dolore è stanco”, tratta dalla raccolta “Doppio esilio”, edita da Edizioni del Leone nel 2009.

All’alba il dolore è stanco di Tahar Ben Jelloun

All’alba il dolore è stanco
il corpo si abbandona sulla terra umida.
Lento dalla ferita sorge il sole
mentre la notte ha già preso il largo su una scialuppa
di fortuna.
Forse questa giornata approderà su un colle
e gli uomini si chineranno a raccogliere
frutti di generazioni mandate al sacrificio.
Sono venuto nel tuo paese con il cuore in mano
Espulso dal mio,
Un po’ volontariamente e un po’ per bisogno
Sono venuto,
Siamo venuti per guadagnarci da vivere,
Per salvaguardare la nostra sorte,
Guadagnare il futuro dei nostri figli,
L’avvenire dei nostri anni già stanchi,
Guadagnarci una prosperità
che non ci faccia vergognare,
Il tuo paese non lo conoscevo
E’ un immagine…
Un miraggio, credo, ma senza sole…
Siamo arrivati qui ad informare,
con un canto di follia nella testa…
E già la nostalgia e i frammenti del sogno…
Sopravviviamo tra l’officina
o il cantiere e i pezzi del sogno
Il nostro cibo, la nostra dimora
Dura l’esclusione
Rara la parola rara la mano tesa.
 

Tahar Ben Jelloun

Tahar Ben Jelloun è l’autore francofono più tradotto al mondo. Nasce in Marocco nel 1944, in una famiglia agiata di Fes. Compie i suoi studi a Rabat, dove frequenta la facoltà di filosofia. A questo periodo risale la prima raccolta poetica in lingua francese, “Hommes sous linceul de silence”, che viene pubblicata nel 1971. Insegna filosofia nel suo paese natale finché non viene proclamata la riforma per l’arabizzazione dell’insegnamento: non essendo abilitato all’insegnamento in lingua araba, Ben Jelloun è infatti costretto a trasferirsi in Francia, per l’esattezza a Parigi, dove decide di continuare gli studi con un dottorato in psichiatria sociale.

Dall’esperienza come psicoterapeuta negli ospedali in cui cura gli immigrati affetti da confusione mentale, nasce “La réclusion solitaire”, tradotto in italiano come “La reclusione solitaria” (1976). Durante gli studi, Tahar Ben Jelloun continua a scrivere, e ottiene una collaborazione con “Le Monde”. Nel 1973 pubblica il suo primo romanzo, “Harrouda”, e a partire dal 1987 – anno in cui Ben Jelloun ottiene il prestigioso Premio Goncourt per “La nuit sacrée”, tradotta in Italia con il titolo di “La notte fatale” – egli diventa lo scrittore francofono più conosciuto, letto e tradotto nel mondo.

Le sue opere, che abbracciano la narrativa, la poesia e la saggistica, sono state tradotte in più di 40 lingue. Vincitore di numerosissimi premi, lo scrittore è famoso soprattutto per le sue opere che trattano i temi dell’immigrazione e del razzismo.

 

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