La citazione del giorno

“Domenica saremo insieme…” di Franz Kafka

In ricordo dello scrittore ceco Franz Kafka, nato il 3 luglio del 1883, rileggiamo oggi una delle sue poesie più belle dedicate al grande amore della sua vita: Milena
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poco per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi” di Franz Kafka, contenuta nella raccolta “Lettere a Milena”, spedite tra il 1920 e il 1923 alla traduttrice ceca Milena Jesenská Pollak.

La colonna sonora di oggi è “La cura” di Franco Battiato

Franz Kafka

Franz Kafka è tra i più importanti scrittori del Novecento, esponente del realismo magico europeo, del modernismo e per alcuni critici dell’esistenzialismo. Celebre per il personaggio allegorico di Gregor Samsa, lo scarafaggio dai comportamenti umani protagonista delle “Metamorfosi”, Kafka ha vissuto una vita dolorosa e in conflitto perenne col padre, a cui ha dedicato una lettera carica di risentimento e critiche verso l’educazione eccessivamente autoritaria che aveva dovuto subire.

Nato a Praga, all’epoca capitale del Regno di Boemia, parte dell’Impero austro-ungarico, in una famiglia della classe media ebrea di lingua tedesca, studiò giurisprudenza e lavorò nel settore assicurativo, prima di diventare socio del marito della sorella Elli nella prima fabbrica di amianto di Praga. Ossessionato dal disgusto verso il proprio corpo, spaventato dalla carnalità e dal sesso, tanto da definirlo nel romanzo Il castello, come un atto sporco e animale, nel 1917 si ammalò di tubercolosi e nonostante numerosi viaggi in località dedicate alla terapia e diversi tentativi di cura, morì nel 1924 in un sanatorio di Vienna.  

Lettere a Milena

Nell’aprile del 1920 Kafka inizia una corrispondenza con una giovane donna, che nella primavera dell’anno precedente si era proposta come traduttrice dei suoi racconti in un caffè di Praga. Milena Jesenka Pollak era una giornalista, moglie del critico e scrittore Ernst Pollak, residente a Vienna, in cui si era dovuta trasferire dopo essere stata allontanata dalla famiglia che non le aveva perdonato il matrimonio con un ebreo.

Da qualche mese Kafka si trovava a Merano, presso la pensione Ottoburg, per provare a combattere il decorso della tubercolosi e in maniera ossessiva scriveva dal balcone della sua camera lettere infervorate e intense. L’approccio iniziale era stato professionale e ossequioso, ma col passare del tempo Kafka sente sempre più crescere in lui un sentimento simile a un fuoco vivo e le parole si fanno via via più intense e potenti. Di Milena non conosciamo le risposte, ma possiamo intuirle dalle lettere di risposta di Kafka e da qualche lettera che lei inviò all’amico comune Max Brod, al quale racconta della sua preoccupazione dello stato fisico e mentale di Kafka. Intanto le traduzioni dei suoi racconti da parte di Milena gli danno la sensazione di essere capito, di aver trovato qualcuno con cui condividere una visione simile della vita e del mondo, tanto da arrivare e scriverle “Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro di me” e a proporle di raggiungerlo e saltare nel suo abisso.

«Un fuoco vivo come non ne ho mai visti»

L’amore tra i due è, però, un amore impossibile, un amore di carta, un amore profondo ma destinato al fallimento ancor prima di iniziare. Milena ha una vita difficile e una situazione economica e familiare a dir poco disastrosa. Attratta da incontri sessuali stravaganti e dalla cocaina, di cui fa spesso uso, è una donna disinibita ed eccentrica, che vive anche di espedienti, una donna dall’indole troppo distante rispetto al castigato e timido Kafka. Eppure il grande scrittore non riesce a vederla che come un angelo, di cui però non ricordare nessun particolare preciso del viso, ma solo la sua figura che si allontana tra i tavolini del caffè e il vestito che indossava.

I due si vedranno di persona solo quattro volte, ma il trasporto di Kafka è simile al suo modo di scrivere, un continuo rimbalzare tra realtà e sogno, un susseguirsi di metamorfosi che fanno sparire ogni confine tra loro: «Ieri ho sognato di te. Non ricordo quasi più i singoli fatti, so soltanto che di continuo ci trasformavamo l’uno nell’altro, io ero tu, tu eri io».

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