Giornata Nazionale contro il Bullismo

Come combattere il bullismo con la letteratura, ce lo racconta Umberto Galimberti

"La letteratura narra storie per farci conoscere cos'è l’amore, il dolore, la noia, il senso della vita... Ma, quando non si conoscono i sentimenti, il terribile è già accaduto", le parole del filosofo e psicanalista Umberto Galimberti
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Nel suo libro “La parola ai giovani“, il filosofo Umberto Galimberti ha esaminato 72 lettere di giovani dai 18 ai 30 anni pubblicate nel volume, e attraverso l’ascolto ha individuato i principali problemi dei giovani d’oggi: da quello culturale alla mancanza di un futuro certo. Lo scrittore ha ricordato come i giovani vivono in uno stato di povertà culturale e precarietà che spesso sfocia in episodi di violenza e bullismo dovuti a questo status di incertezza.

Il fenomeno crescente del bullismo dimostra infatti la carenza dell’educazione emotiva

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Perché i ragazzi si rifugiano nella banda

Con la fine del Sessantotto, i giovani hanno smesso di dire “noi” e si sono rifugiati in sé stessi, ripetendo ossessivamente “io”. E di quella dimensione sociale (scuola, partito, oratorio, eccetera) che non ha più trovato dove esprimersi, è rimasto solo quel tratto primitivo che è la “banda”. Solo con gli amici della banda oggi molti ragazzi hanno l’impressione di poter dire davvero “noi” – commenta Galimberti – e di riconfermarlo in quelle pratiche di bullismo che sempre più caratterizzano i loro comportamenti nella scuola, negli stadi, all’uscita delle discoteche. Lo sfondo è quello della violenza sui più deboli e la pratica della sessualità precoce ed esibita sui telefonini e su internet dove, compiaciuti, fanno circolare le immagini delle loro imprese.

Che ruolo hanno le famiglie

I giovani si ribellano alle istituzioni perché non hanno “ucciso” il mondo degli adulti. Sono “amici” dei genitori, quando dovrebbero essere soltanto “figli”. D’altra parte, senza un pieno superamento del complesso di Edipo, l’uccisione si trasferisce dalla figura genitoriale al mondo che li circonda. Dunque, di fronte ai ragazzi, occorre essere fermi e stabili, senza interrompere mai la comunicazione con loro. Galimberti suggerisce di ascoltare i giovani e dare loro le risposte adeguate. L’assenza dei genitori e della scuola negli adolescenti sarebbero, infatti, una delle concause delle baby gang. Dietro i bulli, ci sono spesso famiglie disagiate, ma Galimberti denuncia anche la “frigidità” delle famiglie borghesi: nuclei dove il dialogo è assente e addirittura i genitori sono assenti.

Educare ai sentimenti attraverso la letteratura 

L’educazione ai sentimenti, una volta, avveniva attraverso le fiabe, che ci insegnavano a distinguere il bene e il male, permettendoci di acquisire quella che Umberto Galimberti definisce la “risonanza emotiva”. Il sentimento, infatti, non è un dato naturale, bensì culturale e, come tale, deve essere insegnato. In questo senso, la scuola ha un ruolo fondamentale e, al posto di limitarsi a istruire i suoi studenti, dovrebbe educarli, ovvero portarli dallo stadio pulsionale a quello emotivo, fare in modo che imparino a distinguere il bene e il male, che capiscano la differenza fra corteggiare e stuprare, fra scherzare e bullizzare. Per farlo, occorre prima conoscere la persona dietro lo studente, incoraggiandola a trovare la propria soggettività e a esprimerla nel modo più appropriato. 

«Eppure tutti sappiamo che il sentimento – a differenza dell’impulso (stadio a cui si arresta la psiche dei bulli) e dell’emozione – non ci è dato per natura, ma si acquisisce per cultura, come ci insegna la storia: dai primitivi che raccontavano miti, ai giorni nostri dove la letteratura narra storie per farci conoscere cos’è l’amore, il dolore, la noia, la disperazione, la speranza, la tragedia, il suicidio, il senso della vita e l’ineluttabilità della morte. E, quando non si conoscono i sentimenti, il terribile è già accaduto»

 

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