Gli scrittori si raccontano

“La capobanda” di Cinzia Tani, che cosa si nasconde dietro il bullismo

Per capire un fenomeno come il bullismo, a volte basta cambiare prospettiva. È quello che accade nel libro di Cinzia Tani, dove le fragilità si trasformano in poteri e le vittime di bullismo in supereroi

Tra scherzi di cattivo gusto, fobie varie, adulti che si prendono e si lasciano, restando tuttavia sullo sfondo della narrazione, una gita scolastica e una distanza provvidenziale per acquisire consapevolezza dei sentimenti, le pagine scorrono veloci. Si tratta di uno young adult per un pubblico giovane, ma non solo: è un testo che si lascia apprezzare per la freschezza con cui è scritto, un’apparente leggerezza che si apre a una miriade di temi che possono fornire spunti di riflessioni per adulti e ragazzi. Un libro che sarebbe bello leggere insieme, magari in classe.

L’intervista

Clarissa e i suoi amici Marco, Luca, Ginevra, Alessia, Diletta, Flora: ognuno di loro con il proprio complicato mondo interiore, con le sue paure, la sua storia familiare. I ragazzi di oggi sembrano così spavaldi, eppure sono incredibilmente fragili. Come è nata l’idea di scrivere un libro dedicato a loro?

Vado spesso nelle scuole a parlare dei miei libri e nei miei corsi di scrittura ci sono anche dei ragazzi. Chiacchierando con loro, soprattutto quando cito un libro che ho scritto con il prof. Sorrentino (Panico) mi raccontano le loro paure, le fobie, le manie. Così da qualche tempo pensavo che un libro per adolescenti che oltre che di bullismo parlasse delle loro paure non c’era. Ho deciso di scriverlo in modo positivo, come spesso per i libri young adult non avviene. Le paure vengono superate in modi alternativi alle terapie e alle medicine e diventano addirittura dei poteri per chi ne soffre.

Parliamo di Clarissa e del suo amico speciale. Alex è un “hikikomori, che in giapponese vuol dire isolarsi. Ragazzi che decidono di ritirarsi dalla vita sociale e di comunicare solo attraverso la rete. Mangiano in camera e non escono mai”. Le fa paura sapere che esistano ragazzi così? Un’attitudine o una fase transitoria?

Non credo che sia una fase transitoria. Ho letto molto sugli hikikomori che in Giappone sono moltissimi e ormai ci sono anche da noi. Sono ragazzi molto intelligenti ma anche molto fragili. A volte il loro isolamento è scatenato da un evento (bullismo, morte di un genitore, fallimento etc) altre volte è la dipendenza dalla rete a farli decidere di chiudersi in camera e non uscirne più. In camera creano un micromondo: mangiano, dormono, studiano online, lavorano in rete, fanno amicizie, sesso etc. Piano piano la voglia di uscire dal loro universo scompare.

“Io non gioco. È una perdita di tempo. Studio”, dice Alex a Clarissa. Pensa che i ragazzi oggi abbiano il culto dello studio o che, al contrario, siano capaci di attenzione solo per brevi intervalli di tempo e che non amino approfondire?

Parliamo delle ragazze. Io insegno alla Luiss e trovo ragazze eccezionali che dedicano allo studio quasi tutto il loro tempo, trascurando a volte giochi e divertimenti. Anche mia nipote di sedici anni ha deciso quest’estate di passare parte delle vacanze da sola a Londra a fare uno stage in una casa editrice. E’ studiosissima ed esce poco. Per i ragazzi è diverso, per gran parte di loro esiste un po’ di studio, molto calcio e molti videogiochi.

“Sentiva il panico montare come un fiume in piena nella sua testa”. Ginevra e le sue crisi di panico: come possono gli adulti entrare nel mondo complesso degli adolescenti, senza farli chiudere a riccio?

Intanto secondo me nelle scuole dovrebbe esserci sempre uno psicologo che più di un insegnante può accogliere gli sfoghi dei ragazzi e aiutarli a vincere le paure. E’ raro che i giovani ne parlino con i genitori e anche con i compagni, nel timore di essere considerati vulnerabili. E’ un grosso problema perché sono tanti i ragazzi che soffrono di crisi di panico. Non bisogna affrontarli direttamente ma trasversalmente, parlare molto con loro e cercare insieme una soluzione.

Oggi si parla tanto di bullismo. Crede sia sempre esistito o che sia esclusivamente un fenomeno dei nostri giorni?

Penso che in parte sia sempre esistito, ma come oggi mai! Oggi c’è la rete dove le smargiassate vengono postate immediatamente e diffuse in modo che tutti le vedano. Oggi c’è il branco e i componenti del gruppo seguono le direttive del capo. Se sono soli non fanno niente di male ma insieme possono essere davvero cattivi. Prendono di mira i deboli, coloro che considerano diversi, anche perché sono bravi e studiosi. Penso che sia necessario parlarne molto a scuola perché è soprattutto lì che avvengono i maggiori atti di bullismo. E purtroppo abbiamo visto quanti suicidi hanno causato.

Nel suo libro i ragazzi aiutano i ragazzi, ed è molto bello. E gli adulti?

Gli adulti no. I genitori oggi sono occupati con il lavoro, con lo sport, con la voglia di rimanere giovani a tutti i costi. Spesso fanno gli amici più che i genitori ma sempre in modo superficiale. Credo che se i giovani riescono ad aiutarsi tra loro sia molto importante ma non accade spesso.

A un certo punto Valerio, uno dei bulli, si scopre essere un poeta, ma egli decide di tenere nascosta la sua attitudine. Come mai?

Sì, lui si vergogna. Ma io ho voluto spiegare che anche i bulli hanno un cuore. Che da soli non avrebbero né il coraggio né la voglia di fare scherzi cattivi, di far soffrire un loro compagno. E’ quando sono in gruppo che si vogliono esibire e naturalmente nascondono certi lati belli del carattere per paura di essere presi in giro.

“Per il suo compleanno Camilla ha chiesto ai genitori qualche ritocchino al viso. Botulino, acido ialuronico e iniezioni di vitamina”. C’era da aspettarselo che anche gli adolescenti volessero emulare gli adulti. Cosa direbbe a un ragazzo che vuole sottoporsi ad interventi di questo tipo?

Trovo che sia assurdo. La giovinezza è bella di per sé. La chirurgia estetica e tanti ritocchini adesso vanno molto di moda fra i giovani ma li trasformano, li rendono più vecchi, perdono l’espressività, le emozioni spariscono dal viso. Inoltre questa può diventare una dipendenza, costosa e pericolosa.

Di Maria Pia Romano

La capobanda – Cinzia Tani

Clarissa ha quattordici anni e sembra una vincente: va a cavallo, gioca a tennis, a pallacanestro, è brava a scuola, è bella, eppure ha paura del buio e se ne vergogna.
Sia lei che i suoi amici hanno delle fobie che li rendono vulnerabili: il terrore di parlare in pubblico, la mania dell’ordine, la claustrofobia, la paura dello sporco, una particolare sensibilità ai rumori. La cattiveria dei bulli fa leva proprio sulle debolezze altrui.
Clarissa ha un amico speciale, Alex, un hikikomori, un ragazzo che, dopo la morte del padre, si è chiuso nella sua stanza e vive solo virtualmente: studia, lavora, guadagna ma non fa entrare nessuno nel suo mondo. Alex fa un’eccezione per Clarissa e le suggerisce dei particolari “allenamenti” per i suoi amici, affinché vincano le fobie. Le paure superate, le rivalse, fanno prendere coraggio a tutti i ragazzi della storia.
Non mancano le sorprese e alla fine, si scoprirà che le quattro mura di una stanza non bastano mai quando si inizia a sentire il cuore che batte…

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