Raccontare l'arte

Notte stellata, i tormenti di Van Gogh in un vortice di vitalità e passione

A raccontarci La Notte stellata di Van Gogh, è il noto critico d'arte Luca Nannipieri, autore dei libri "Raffaello" e "Capolavori rubati" pubblicati da Skira
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A raccontarci la vitalità sconfinata della Notte stellata di Van Gogh è il noto critico d’arte Luca Nannipieri, autore dei libri “Raffaello” e “Capolavori rubati” pubblicati da Skira.

Perché la Notte stellata è considerata un’opera senza tempo

E’ incredibile che da una persona così inquieta, errabonda, concitata nella mente e nel cuore, come Vincent Van Gogh, siano nate opere che hanno fatto sognare milioni, forse addirittura miliardi di persone. La sua inquietudine ha oscurato la sua vita e ha illuminato la nostra. Guardate questa “Notte stellata”, conservata al MoMA di New York: chi non vorrebbe esserci dentro? Il cielo, le stelle e la luna si contorcono di passione, di vitalità, non di disperazione. La disperazione che porta l’artista nel 1890 ad impugnare una pistola e a rivolgersela contro il cuore per poi, ferito a morte, spirare sul letto di casa, è una disperazione che, sulla tela, non diventa mai annichilimento, umiliazione, oscurità piena; al contrario, in questa opera, diventa incanto di nuvole e innamorate stelle sul paese addormentato. I cipressi che solitamente sono alberi quasi cimiteriali, associati al culto dei morti o ai perimetri dei terreni, nel quadro sembrano danzare della stessa danza del cielo. La chiesa, le case e le colline, così come la volta stellata, sono immerse in un blu così carico di vibrazioni, di energia, di esuberanza, che pensi a tutto fuorché alla morte. Eppure è stato dipinto nel 1889, un anno prima di spararsi.

Che cosa ci insegna quest’opera

“Ebbene, quanto al mio lavoro, ci rischio la vita, e la ragione vi è quasi naufragata” scrive l’artista poco prima di uccidersi. La debolezza psicologica di Van Gogh diventa, sulla tela, strabiliante potenza immaginifica. Chi non conoscesse la sue esistenza tormentata e non proiettasse sui suoi quadri il retro-pensiero dell’angoscia che lo ha divorato nei suoi trentasette anni di esistenza (1853-1890), vedendo questa notte stellata, penserebbe ad un’innamorata sovrabbondanza di vita. Alla fine l’artista fa questo: portando lode al mondo, ne innalza la vita, al prezzo a volte di perdere la propria.

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