La citazione del giorno

“Le parole più belle son spesso quelle non dette, quelle che naufragano nei silenzi” di John Keats

La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è "Le parole più belle son spesso quelle non dette, quelle che naufragano nei silenzi" di John Keats
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Le parole più belle son spesso quelle non dette, quelle che naufragano nei silenzi” di John Keats, del quale oggi ricordiamo la scomparsa avvenuta il 23 febbraio del 1821 a Roma.

John Keats, il poeta della bellezza 

Nato a Londra nel 1792, John Keats è considerato uno fra i più significativi poeti del romanticismo inglese. La sua produzione poetica è particolarmente legata al tema della bellezza, in quanto valore trascendentale e dunque animata da un profondo senso etico. Un altro dei temi ricorrenti nella poetica di Keats è l’eterno e insanabile dissidio fra ragione e sentimento. A ispirare la poesia di Keats furono soprattutto Shakespeare e Wordsworth. Inoltre, dal momento che per lui la conoscenza della realtà iniziava dalle percezioni sensoriali, le immagini dei suoi componimenti mostrano un’attenta osservazione delle caratteristiche fisiche degli oggetti e una partecipazione alla loro vita intima. Molti dei suoi versi rendono l’immagine degli oggetti non solo così come appaiono agli occhi, bensì come si rivelano al tatto, rivelando una sensibilità incredibile per la  loro dimensione spaziale. Tra le sue opere principali si possono ricordare il poema Hyperion, The Eve of St. Agnes, La Belle dame sans merci e le numerosissime odi, tutte composte in un brevissimo periodo di pochi anni nel quale Keats si dedicò tutto alla poesia.

Le parole più belle son spesso quelle non dette…

Quante volte cerchiamo le parole giuste per esprimere quello che sentiamo senza successo? Quante volte una sola parola sbagliata è in grado di rovinare la perfezione di un istante? Trovare le parole giuste è difficile e per questo motivo, spesso e volentieri, ci affidiamo alle parole dei poeti, le uniche in grado di aderire al sentimento che portiamo dentro, senza tradirlo, né fraintenderlo. Ma, talvolta, l’unica parola in grado di sanare la nostra ferita, l’unica in grado di porci in reale e autentica connessione con l’Altro, è la parola che non diciamo, è quella parola sospesa tra l’io e il tu, che naufraga in un silenzio pieno, dove non c’è eco, né risonanza. Soltanto un silenzio gravido di significato che ci abbraccia e ci accoglie, come le braccia amorevoli di una madre. È a questo silenzio che ci manca talvolta la capacità di abbandonarci e noi, su suggerimento di Keats, vi promettiamo che vale la pena farlo, che nulla di male può accadere, nel momento in cui sacrifichiamo una parola vana per un momento di puro ed estatico silenzio. 

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