Dantedì

“Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse, quel giorno non più…” di Dante Alighieri

In occasione del primo Dantedì della storia, vi proponiamo alcuni versi dal celebre canto di Paolo e Francesca, fra i più noti e intensi della Commedia
paolo e francesca

Per celebrare il primo Dantedì della storia, vi proponiamo oggi alcuni fra i versi più belli che siano mai stati scritti in poesia. Tratti dal canto V dell’Inferno dantesco, questi versi raccontano la struggente storia d’amore tra Paolo e Francesca, i due celebri innamorati condannati a scontare la loro pena all’inferno. 

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

La storia di Paolo e Francesca

Il canto di Paolo e Francesca è fra i più noti e intensi della Commedia. Protagonisti sono Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, due figure realmente esistite, che nel milletrecento furono protagoniste di un caso di cronaca nera. Paolo e Francesca erano, infatti, cognati (Francesca era sposata con Gianciotto, fratello di Paolo) e il loro amore li condusse alla morte, per mano del marito di Francesca. Nel canto quinto, Francesca racconta a Dante la nascita del loro amore. Fu, infatti, leggendo il libro che narrava l’amore tra Lancillotto e Ginevra, che i due giovani si abbandonare a un bacio passionale, infrangendo i sacri vincoli del matrimonio: “Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse…”.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse…

Se è vero che la storia di Paolo e Francesca ha fatto sognare migliaia di generazioni, bisogna tuttavia chiarire l’intento con cui Dante ci racconta la loro storia. Attraverso questi versi, infatti, Dante non vuole semplicemente narrare la storia di un amore proibito. Dante vuole, piuttosto, metterci in guardia dai pericoli della letteratura. Nella storia travolgente di Paolo e Francesca, il libro che i due amanti stringono tra le mani non è un oggetto neutro. È un oggetto pericoloso, al pari di un mare in tempesta, in cui – chi si avventura – rischia di naufragare. Il naufragio è rappresentato qui dal rapimento sensuale in cui precipitano i due giovani, condannandoli a scontare eternamente il loro peccato all’Inferno. L’adulterio è, infatti, innescato dalla lettura delle vicende amorose fra Lancillotto e Ginevra, anch’essi adulteri. Così, nel momento in cui Francesca e Paolo leggono del bacio fra Ginevra e Lancillotto, quasi per imitazione, si baciano. In questo senso, la letteratura profana rivela tutta la sua pericolosità. Il libro diventa così il vero colpevole di quel bacio, condannando per sempre i due amanti, rei di aver sottomesso la ragione alla passione. 

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