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La poesia

“Il tramonto della luna”, l’ultima poesia di Giacomo Leopardi

“Il tramonto della luna” è l’ultimo componimento che Giacomo Leopardi scrisse nel 1837 poco prima di morire

Poco prima di morire Giacomo Leopardi compose un’ultima incredibile poesia. “Il tramonto della luna” è infatti il suo ultimo lavoro scritto nella primavera del 1836. Un testo che riprende i temi cari a Leopardi del rimpianto della giovinezza e l’avvento della vecchiaia.

“Il tramonto della luna”

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là ‘ve zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l’ombre lontane
Infra l’onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell’infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l’ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L’estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;

Tal si dilegua, e tale
Lascia l’età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l’ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni, e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s’appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.

Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S’anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.

Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all’occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall’altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l’alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza sparì, non si colora
D’altra luce giammai, nè d’altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l’altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.

Il tramonto della giovinezza

Da sempre il tema della giovinezza fugace e dell’arrivo spaventoso della vecchiaia che non lascia scampo è stato centrale nella poetica di Giacomo Leopardi; infatti, questo pensiero torna anche al limite dell’esistenza del poeta, un tarlo che lo ha accompagnato da sempre, privandolo proprio dei godimenti (seppur rari, conoscendo la vita di Leopardi) dell’età delle dolci illusioni. Leopardi ammira un’ultima volta la luna tramontare e da questo spettacolo della natura si ricollega al tramonto della giovinezza analizzando poi gli effetti che ha il tramonto sulla natura e sull’uomo per quanto riguarda l’età.

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Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati, fin da giovanissimo rivela impressionanti doti didattiche, traducendo i grandi classici greci a soli dieci anni. In famiglia, tuttavia, il rapporto è difficile e pieno di incomprensioni. Tra il 1809 e il 1816 si dedica unicamente allo studio per poi convertirsi al mondo della letteratura. Nel 1819 tenta di fuggire da casa, ma il padre lo ferma, da qui Leopardi cadrà in una profonda depressione che però non fermerà la sua produzione poetica. Nel 1822 finalmente va a Roma dagli zii materni. Nel 1825 lavorò a Milano per poi spostarsi tra Bologna e Firenze. Nell’ottobre del 1833 si trasferì a Napoli insieme all’amico Antonio Ranieri. Morirà il 14 giugno 1837.

Alice Turiani

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