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Poesia di Montale

“La speranza di pur rivederti” di Montale, una poesia per un amore lontano

"La speranza di pur rivederti" è una poesia di Eugenio Montale da dedicare ad una persona lontana che vorremmo vedere.

“La speranza di pur rivederti” è una poesia di Eugenio Montale contenuta ne “Le Occasioni” del 1939. La seconda raccolta poetica del poeta più importante del ‘900 Italiano, che racconta un’esperienza amorosa vissuta a distanza. La figura femminile a cui Montale si riferisce, nell’intera opera, è Clizia, la sua musa ispiratrice. 

La mancanza che schiaccia la vita

La donna di cui parla il poeta e Clizia, soprannome di Irma Brandeis. Qui Montale parla di un amore lontano, un amore che vorrebbe toccare, avere vicino. Nei primi due versi, Montale si abbandona al pessimismo. Si rivolge a Clizia dicendole che la speranza di vederla nuovamente è svanita sempre di più; Nella seconda parte afferma che la sua mancanza, il non vederla, il non sentirla, era qualcosa di vicino alla morte, al limite della vita. La mancanza di un amore lontano porta Montale al limite. La lontananza lo ha reso debole  e tutto sembra sprofondare in una malinconia schiacciante. Negli ultimi tre versi l’autore indica tra parentesi il luogo e il momento che gli hanno ispirato questa poesia: era a Modena e stava passeggiando sotto i portici quando incontrò un servo in livrea che portava a spasso due sciacalli. 

La poesia di Eugenio Montale

La speranza di pur rivederti

 m’abbandonava;

 e mi chiesi se questo che mi chiude

 ogni senso di te, schermo d’immagini,

 ha i segni della morte o dal passato

 è in esso, ma distorto e fatto labile,

 un tuo barbaglio:

 (a Modena, tra i portici,

 un servo gallonato trascinava

 due sciacalli al guinzaglio).

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