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Le ragioni della lotta contro l’aborto non sono sempre state le stesse

In Alabama ieri è passata la legge che vieta l'aborto, in difesa della vita del feto. Ma la storia ci mostra che non è sempre stato così
Le ragioni della lotta contro l'aborto non sono sempre state le stesse

MILANO – Ieri 15 maggio in Alabama è stato approvata la legge che vieta l’aborto, anche in caso di stupro e di incesto. Solamente nel caso in cui la donna sia in pericolo di vita è ammesso l’aborto e i medici che praticano l’aborto possono scontare fino a 99 anni di carcere.
La legge è stata approvata dal Parlamento dell’Alabama e anche il Senato si è rivelato concorde con una netta maggioranza: solo 6 voti si sono opposti alla legge contro 25 voti favorevoli. Inoltre il testo della legge è stato firmato dalla repubblicana Kay Ivey, che ha testimoniato il passo con un tweet su Twitter in cui dichiara di aver firmato e che ora “La legge afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio”. Nel testo della legge si sottolinea che il numero dei feti abortiti sia superiore a quello delle persone che hanno perso la vita nei gulag staliniani e nei campi di sterminio della Cambogia.

Le ragioni contro l’aborto

Le ragioni della lotta contro l’aborto non sono sempre state le stesse: la difesa del diretto alla vita del feto è un’argomentazione recente. Come ci spiega Paola Stelliferi, docente di Storia delle donne e di genere all’Università di Padova e ricercatrice presso l’Università degli Studi di Roma Tre e membro del direttivo della Società Italiana delle Storiche (SIS), nella storia l’aborto veniva osteggiato e ritenuto immorale per altri motivi e non perché fosse considerato un omicidio del feto: “La contrapposizione tra il diritto alla vita dell’embrione e il diritto di scelta della donna non c’è sempre stata. Per esempio nel Codice Penale Rocco che è alla base del Codice Penale attuale, varato in epoca fascista, non veniva vietato l’aborto come un danno alla vita dell’embrione, ma c’era tutto un discorso di politica demografica fascista: il tema della tutela della vita non è il tema attorno cui si è sviluppato da sempre il tema dell’aborto, ma è molto più recente. Il discorso della tutela della vita umana è un discorso che caratterizza moltissimo l’oggi. Se si pensa al codice fascista l’aborto era considerato come qualcosa contro l’integrità della famiglia e della stirpe. Non era attacco al diritto alla vita.

Nella situazione in cui si trova l’America oggi non è stato difficile trovare l’assenso del Parlamento e del Senato, in quanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è risaputo essere vicino ai movimenti pro-life, per cui c’era da aspettarselo che la strada per abolire la sentenza Roe contro Wade, sentenza che nel 1973 legalizzava l’aborto a livello federale, fosse aperta, come conferma la stessa Professoressa Stelliferi: “Non è un fatto improvviso o inaspettato quello che è successo in Alabama, nel senso che gli attacchi alle varie leggi che regolamentano le interruzioni di gravidanza in Italia e negli altri paesi non sono cose eccezionali, ma anzi si ripetono ciclicamente. Non è una cosa che sorprende e non è nemmeno una cosa di inedito. In coincidenza alla sentenza della legge in Alabama c’è stato un nuovo attacco a Roma con il maxi cartellone dei pro-life. Questo per dire che l’attacco alle leggi che consentono l’aborto negli Stati Uniti così come nel nostro paese non sono rari e non sono eccezionali e ovviamente il fatto che al potere in America ci sia un presidente che appoggia la politica dei conservatori, farà sentire questi movimenti contro-aborto più forti, più legittimati e in un ambiente di maggior sicurezza.  Va tenuto a mente che il motivo per cui questi attacchi sono più frequenti e ciclici, cioè che tornano di continuo, è perché comunque l’immoralità  dell’aborto è un’idea diffusa anche tra molte persone che sono favorevoli a consentire l’interruzione di gravidanza.

 

 

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