Sei qui: Home » Lingua Italiana » Le 7 parole italiane di cui si sbaglia spesso la pronuncia
La corretta pronuncia

Le 7 parole italiane di cui si sbaglia spesso la pronuncia

Continua il nostro viaggio nella lingua italiana. Questa volta, insieme a Fausto Raso, giornalista specializzato in problematiche linguistiche, scopriamo la corretta pronuncia di alcune parole

La lingua italiana è affascinante, ma spesso nasconde insidie quando meno te l’aspetti: è il caso della pronuncia di alcune parole. Quante volte ci è capitato di imbatterci in qualche parola ed essere assaliti dal dubbio: «ma l’accento va sulla “a” o sulla “u”? L’accento cade sulla prima o sulla seconda sillaba?». Insomma, per quanti libri abbiamo letto e per quanta grammatica possiamo aver studiato, nella lingua italiana si nascondono delle vere e proprie trappole linguistiche.

I diversi tipi di accento

Come specificato sul sito Treccani, la lingua italiana distingue due diversi tipi di accento: grave e acuto. L’accento grave è un tipo di accento grafico, cioè un segno diacritico che, in forma di barretta obliqua orientata in alto verso sinistra (‵), si pone sulle vocali per segnalarne la messa in evidenza fonica. Secondo la norma più diffusa nelle grammatiche, in italiano l’accento grave si pone sulle vocali la cui pronuncia non si distingue in aperta o chiusa (aiu) e sulle varianti aperte della e /ɛ/ e della o /ɔ/, mentre l’accento acuto (′) si pone sulle varianti chiuse delle vocali toniche e /e/ e o /o/.

La posizione dell’accento

In italiano l’accento è di tipo intensivo, viene cioè realizzato pronunciando la sillaba accentata con maggiore energia delle altre; la sillaba che porta l’accento è detta tonica, le altre, prive di accento, sono dette atone. A seconda della sillaba colpita dall’accento le parole si distinguono in:

• tronche→ quando l’accento è sull’ultima sillaba: giocherò; sentì;

• piane→ quando l’accento cade sulla penultima sillaba: tènda; sillabàre;

• sdrucciole→ quando l’accento cade sulla terzultima sillaba: tàvolo; mènsola; gòndola;

• bisdrucciole→ quando l’accento cade sulla quartultima sillaba: dìtemelo; arràmpicano;

• trisdrucciole→ quando l’accento cade sulla quintultima sillaba: rècitamelo.

In italiano la maggior parte delle parole è piana; tuttavia può essere un problema capire dove cade l’accento, poiché esso non occupa una posizione fissa nella parola.

La pronuncia sbagliata

Ecco che Fausto Raso, giornalista specializzato in problematiche linguistiche, ci aiuta a capire a la corretta pronuncia di alcune parole. Da notare che per alcune parola, nel linguaggio parlato, la pronuncia più diffusa è ben diversa rispetto a ciò che indica la loro origine.

EVAPORARE: la pronuncia corretta è con l’accentazione piana: la benzina evapòra.

FLORIDA: il corretto modo di pronunciare lo Stato americano è piano, vale a dire con l’accento sulla “i” (Florìda).

LECCORNIA: il corretto modo di pronunciare è l’accento sulla “i”: leccornìa.

NOBEL: la pronuncia corretta è con l’accento sulla “e”: ha ricevuto il premio Nobèl.

PERORARE: la pronuncia sdrucciola è preferibile a quella piana: io pèroro.

PERSUADERE: il corretto modo è con l’accento sulla penultima “e”: persuadére.

VALUTARE, la pronuncia corretta del verbo (e dei suoi derivati) è con l’accento sulla “u”: io valùto; lui sottovalùta. Conserva, quindi, la stessa accentazione del sostantivo da cui proviene: valùta. Vedi Treccani.

Fausto Raso

© Riproduzione Riservata