Errori grammaticali

Le parole del Coronavirus e gli errori grammaticali commessi dagli italiani

Da "assemblamenti" a "c'è la faremo", ecco gli errori grammaticali più frequenti commessi dagli italiani in quarantena indicati dallo scrittore Massimo Roscia
Le parole del Coronavirus e gli errori grammaticali commessi dagli italiani

“Il genere umano – scriveva Mark Twain – dispone di una sola arma veramente efficace: la risata”. È per questo che, pur essendo perfettamente consapevoli della gravità della situazione, abbiamo optato ancora una volta per l’ironia e chiesto a Massimo Roscia, raffinato scrittore (autore, tra l’altro, del romanzo “La strage dei congiuntivi” e dei saggi “Di grammatica non si muore” e “Peste e corna”), simpatico umorista e storico amico di Libreriamo, di giocare, a modo suo, con le parole e di stilare per noi una piccola classifica degli errori grammaticali al tempo del Coronavirus. Così, giusto per esorcizzare la paura, allentare la tensione e farci una sana risata.

Gli errori grammaticali più comuni ai tempi del Coronavirus

C’È LA FAREMO

Complice la burla del manifesto pubblicitario di San Benedetto del Tronto, sale al primo posto di questa speciale classifica degli errori grammaticali l’espressione C’È LA FAREMO (in luogo della corretta e più ottimistica CE LA FAREMO). Dai tempi dei fanciulleschi scambi delle figurine dei calciatori e del sacro rituale del “Celo, celo, manca” poco è cambiato. Non c’è niente da fare: quando c’è di mezzo il pronome o avverbio atono ci e, in particolar modo, quando questo diavoletto dispettoso si manifesta nella forma ce (quella opportunamente assunta davanti a lo, la, li, le e ne), non ce n’è (e non c’è né o, peggio, c’è n’è) per nessuno.

ASSEMBLAMENTI

L’errore in questione non ha nulla a che vedere con le valutazioni logopediche sulla difficoltà di pronuncia del fonema R e la sua sostituzione con il suono L. Nella circostanza non ci riferiamo infatti al linguaggio parlato, ma a quello scritto e, almeno questa volta, la Cina non c’entra niente. Il termine assemblamenti, che fa tanto IKEA ed è spesso usato, in modo sbagliato, al posto di assembramenti – probabilmente a causa dell’assonanza tra i due verbi aventi la medesima origine transalpina (assemblare, che significa montare, unire varie parti, mettere assieme e assembrare, che invece significa riunire, raccogliere, radunare) – non vive solo ma è membro di una grandissima famiglia alla quale appartengono anche celebrale, albitro e l’intramontabile pultroppo.

 

CONTAGGIO

Maggio, raggio, saggio, seggio, greggio, erbaggio, alpeggio, alloggio, appoggio, assaggio, aggeggio, carteggio, conteggio, dosaggio, filtraggio, fraseggio, foraggio, formaggio, ingaggio, lavaggio, maneggio, massaggio, messaggio, meriggio, omaggio, ormeggio, paraggio, parcheggio, pedaggio, posteggio, ponteggio, punteggio, piumaggio, passaggio, paesaggio, pomeriggio, settaggio, selvaggio, solfeggio, sondaggio, sorteggio, oltraggio, spionaggio, sabotaggio, veleggio, vantaggio e svantaggio… vanno scritti tutti con due G. Contagio, che viene dal latino contagium (che, a sua volta, deriva dal verbo contingĕre, cioè essere a contatto) e sta solitamente a indicare la trasmissione di una malattia infettiva da un individuo malato a uno sano, no. Contagio si scrive con una sola G. Andiamo, non è così difficile. Coragio!

TEST SERIOLOGICI

La sierologia (o serologia) è quel ramo della biologia che studia le proprietà e la costituzione chimica del siero del sangue. Da qui l’aggettivo sierologico che al plurale fa sierologici, come i famosi test. Test sierologici e non – per quanto serio sia l’argomento – test seriologici, come invece titolano giornali, riviste e siti web più o meno autorevoli (non ci credete? Fate una rapida ricerca su Google scrivendo, tra virgolette, test seriologici). «Sono attese importanti novità sui test seriologici», «Tamponi e test seriologici», «Ecco le prime categorie professionali che faranno i test seriologici», «Al via lo screening epidemiologico con test seriologici», «Test seriologici per la ricerca degli anticorpi contro il nuovo Coronavirus», «Tutto pronto per i test seriologici»… E via così, ad libitum.

 

PRONTI SOCCORSI

Francobollo? Facile, francobolli. Pescecane? Al plurale può fare sia pescecani che pescicani. Bisogna riconoscerlo, la formazione dei plurali dei nomi composti e di alcuni sintagmi è una materia decisamente ostica. Si tratta di uno degli errori grammaticali più frequenti in generale. A proposito di sintagmi, con pronto soccorso è impossibile commettere errori; tutte le forme sono più o meno corrette e ammesse. In linea generale si tende a considerarne la forma come invariabile al plurale: i pronto soccorso. Alternative comunque praticabili, sebbene meno comuni, sono: pronto soccorsi (con l’aggettivo che resta al singolare), pronti soccorso (questa volta è la desinenza del sostantivo a rimanere immutata) e pronti soccorsi (ma in questo caso si rischia di fare confusione intendendo l’aggettivo pronti come immediati, tempestivi).

PAZIENTI DISMESSI

Si dismette un titolo azionario, un’area industriale o, al più, una vecchia giacca in tweed dai gomiti lisi, ma non si dismette certo un paziente. Taluni fanno un uso bizzarro di questo verbo transitivo, che viene coniugato come il cugino di primo grado mettere e che significa non usare più, smettere di adoperare, disfarsi. In questi giorni capita spesso di leggere di pazienti che vengono dismessi (e non dimessi) dagli ospedali. In ogni caso, seppure sia stata scritta in forma sbagliata, è pur sempre di un’ottima notizia: il numero dei malati guariti sta crescendo di giorno in giorno. Avanti così. Di questo passo c’è la faremo.

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