Giornata della lingua madre, perché dobbiamo essere orgogliosi della lingua italiana

Abbiamo intervistato il Presidente dell'Accademia della Crusca Claudio Marazzini per farci raccontare l'importanza che la lingua italiana ha avuto e ancora ha per la nostra Nazione
Giornata della lingua madre, perché dobbiamo essere orgogliosi della lingua italiana

MILANO – La Giornata internazionale della Lingua Madre fu proclamata dalla Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) nel novembre del 1999. Dal 2000 essa viene celebrata ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale ed il poliglottismo. In occasione della Giornata della Lingua Madre, abbiamo intervistato il Presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini per farci raccontare l’unicità e l’importanza che la lingua italiana ha avuto e ancora ha per la nostra Nazione.

Perché gli italiani devono essere orgogliosi della propria lingua?

Tutti i popoli devono essere orgogliosi della propria lingua, a maggior ragione gli italiani, la cui lingua è lo specchio di una tradizione culturale antica. La lingua madre di una Nazione è come la mamma per un figlio: ognuno deve amarla e non può sostituirla con un’altra in maniera artificiosa.

Cosa rende unica la nostra lingua?

Una caratteristica molto speciale della nostra lingua è quella di aver creato un’unità ancor prima dell’esistenza di uno Stato, mentre solitamente una lingua tende a formarsi dopo la creazione di uno Stato politico. Gli italiani hanno avuto un’identità molto forte, raggiungendo in primis la classe dirigente dalla Sicilia fino alle Alpi già molti secoli prima che ci fosse uno Stato politico. Proprio per questo, la nostra è una lingua che ha fatto delle conquiste di pace: tra tutti i paesi europei, siamo quelli con una tradizione coloniale minore rispetto ad esempio a francesi ed inglesi, sintomo di una forte identità culturale interna.

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Qual è lo stato di salute della nostra lingua?

Una lingua con una tradizione così non può che stare bene, mentre sono gli italiani a non stare benissimo: e recenti ricerche e studi internazionali non ci vedono ai primi posti, esiste un deficit nonostante esportiamo eccellenze a grandissimo livello, abbiamo difficoltà a formare un cittadino italiano medio sufficientemente acculturato. Più si guardano modelli stranieri e si importano nella nostra lingua, peggio andranno le cose.

Abbiamo già parlato della capacità che ha avuto la lingua italiana di unire un popolo ancor prima della sua costituzione politica: quanto è importante che questa unità si ritrovi ancora oggi nella società italiana?

E’ vero che le tendenze disgregative, o federative, sono molto forti oggi. Queste fortunatamente non passano oggi da rivendicazioni di privilegio di un dialetto o di una parlata locale. Nessuno fa “la guerra” alla lingua. In altri posti, come in Spagna, il separatismo passa anche dalle rivendicazioni dei catalani legate anche alla lingua, diventando poi politiche. Questo per fortuna non sta avvenendo in Italia, segnale che la nostra lingua è ancora un elemento che accomuna e non divide.

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