La citazione del giorno

“Non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono” di Federico Fellini

La frase del giorno "Non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono" è tratta da "Gli antipatici", un'inchiesta di Oriana Fallaci su diciotto celebrità dell'epoca, di cui una dedicata a Fellini
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono” di Federico Fellini, del quale ricordiamo l’anniversario della scomparsa.

La colonna sonora di oggi è “L’anno che verrà ” di Lucio Dalla

Gli antipatici

Nel 1963 la Rizzoli pubblica un libro di Oriana Fallaci, che diventerà in breve tempo un caso editoriale. Tradotto in sei lingue, “Gli antipatici” racconta diciotto incontri e conversazioni che la giornalista ebbe con le star più in voga del momento: attori, registi, sportivi, attori, musicisti, scrittori, playboy e politici. Tra i vari reportage irriverenti uno è dedicato a Federico Fellini. In esso si racconta, tra i vari episodi, anche della genesi del film Otto e mezzo e di quanto ci sia di autobiografico nella pellicola.

Fellini confessa alla Fallaci di essersi trovato, durante le riprese del film, in un momento di grande smarrimento. “Lavoravo con Flajano, Pinelli, Rondi, senza convinzione“, dice il maestro, e intanto pensava a come abbandonare le riprese senza che il produttore se ne avesse troppo a male. “Poi m’è sembrato che questo smarrimento fosse un invito, l’aiuto di un collaboratore invisibile che mi diceva racconta la verità, racconta questo. E così m’è venuta l’idea di fare un film su un regista che vuol fare un film e non se lo ricorda più.”

 

Guido Anselmi in 8½

Guido Anselmi, interpretato da Marcello Mastroianni, è un regista quarantatreenne alle prese con la stesura del suo prossimo film. Si trova in una stazione termale, a causa di alcuni problemi fisici che lo perseguitano e dallo stress causato dall’organizzazione della produzione ormai prossima. La ricerca della quiete, però, è continuamente minata da problemi con le maestranze, ospiti della stessa struttura, e dall’arrivo quasi in contemporane della moglie e dell’amante. Così Guido si ritrova a fare i conti con se stesso, con i suoi dubbi e le sue insicurezze, e con la confusione che regna sovrana in ogni ambito della sua vita. Lo smarrimento è il vero protagonista del film, una crisi esistenziale che attanaglia le viscere del regista e che non gli permette di capire cosa vuole raccontare davvero.

 

Non c’è nulla da capire, basta sentire

Sì, Guido Anselmi non fa che vivere ciò che ho vissuto in parte anch’io in questo film”, racconta Fellini alla Fallaci. “E la conclusione, se conclusione si può chiamare, è questa: non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono. Bisogna accettare se stessi: io sono questo e sono contento di essere questo. Voglio smetterla di costruire miti sopra di me, voglio vedermi come sono: bugiardo, incoerente, ipocrita, vile… Voglio piantarla di problematizzare la vita, voglio mettermi in condizioni di amarla, di saper amare tutto.” Ed ecco svelato il senso della frase di oggi dalle stesse parole del suo autore.

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Delle volte la ragione non c’è d’aiuto. Quando ci sentiamo confusi e fragili, abbiamo bisogno di abbandonare gli schemi con cui solitamente affrontiamo i problemi per poter riconquistare uno sguardo candido e ingenuo, lo sguardo del bambino che gioca. E lì, molto spesso, si nasconde la soluzione che cerchiamo. Cambiare prospettiva e sguardo è molto più di capire. E’ avere l’umiltà di lasciarsi attraversare da una nuova visione e il coraggio di provare un rimedio mai sperimentato in precedenza.

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