Anno nuovo, nuove letture. Siamo continuamente alla ricerca di stimoli nuovi, di storie appena scritte, di romanzi sconosciuti da usare per nutrire la nostra anima, per soddisfare la nostra voglia di trovare un senso…
Finita la scuola, si appendono al chiodo libri e quaderni, aspettando il momento in cui, a ridosso del rientro, si svolgeranno in fretta e furia i compiti assegnati per l’estate…
Il matematico Henri Poincarè definiva la creatività come la capacità di “unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”.
Pochi giorni fa su “La Repubblica” è uscito un articolo di Alberto Manguel intitolato “Breve storia delle letture estive” in cui l’autore (se non lo conoscete cercate qualcuno dei suo libri) sostiene che il clima influisce sulla comprensione di un romanzo…
Durante le feste ci si aliena dalla quotidianità: ci si concentra su menu e liste di regali, sugli outfit da indossare, sull’ordine in cui vedere amici e parenti. La dose di carboidrati ingeriti, insieme a tutto il resto, ci tiene in uno stato costante di alterazione della coscienza…
Sono sempre da sola in questo spazio ma non sono da sola nella mia voglia di utilizzare i libri per cercare il benessere psicologico. Da ormai due anni tengo corsi per colleghi psicoterapeuti che vogliano occuparsi di Libroterapia e in questi corsi ho occasione di conoscere…
Il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore, mutuata da una tradizione catalana e istituita nel 1966 dall’Unesco per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright…
Oggi voglio dedicare le mie parole a Margherita Hack. Un pensiero per una grande donna. Intelligente, che ha saputo illuminare la sua esistenza e donarci luce attraverso la sua conoscenza…
Riflettevo. I miei romanzi sono pubblicati da una casa editrice ventennale che, partendo dal territorio, conquista importanti risultati. Giorno dopo giorno, sacrificio dopo sacrificio…
Ma come può esistere ancora il razzismo? Come può essere possibile che – al giorno d’oggi – non ci sia ancora la cultura del “buonsenso della parola”?