Mauro Corona, “La scuola dev’essere all’aria aperta. Lo dico da vent’anni”

La scuola è una delle istituzioni su cui si basa la nostra società. Ed è perché è così importante che se ne parla tanto. Ecco l'idea di scuola di Mauro Corona
Mauro Corona,

MILANO – La scuola è una delle istituzioni su cui si basa la nostra società. Ed è perché è così importante che se ne parla tanto. Ci si chiede sempre se funzioni, quale sia la forma di insegnamento migliore, quanto spazio dare al latino e al greco. Se le superiori debbano essere di quattro o cinque anni, se gli studenti possano imparare di più con nuovi metodi di insegnamento piuttosto che con la classica lezione frontale, se la maturità vada alleggerita. Abbiamo deciso di chiedere allo scrittore Mauro Corona qual è la sua idea di scuola. Ecco l’intervista.

Ultimamente si parla molto del modello finlandese di scuola, che prevede tante ore all’aria aperta. Qual è il suo pensiero al riguardo?

Questo mi fa male un po’, perché da trent’anni lo predico nelle scuole e in quelle famigerate conferenze che io chiamo “chiacchiere”. Ogni volta dico di fare una scuola interessante, all’aria aperta (quando si può, ovviamente), insegnando ai bambini i lavori manuali. Dovremmo mandare nelle scuole gli artigiani, i contadini, le guide alpine. Diciamo che sono vent’anni che lo predico, trenta forse è esagerato. Però è tanto che lo dico ma nessuno pare che mi abbia ascoltato. Poi lo dicono all’estero e tutti ad ascoltarli.

Insomma, guardiamo troppo all’estero…

E’ perché siamo esterofili: abbiamo la lingua più bella del globo, l’italiano di Dante, e invece parliamo in inglese. Ieri ho letto sul “Corriere del Veneto” l’intervista a una donna che era riuscita a fare carriera, non so più in che campo perché non mi interessava, sta di fatto che in questo articolo c’erano solo alcune parole in italiano. Non che non bisogna sapere l’inglese, ci mancherebbe, ma quando parliamo italiano dobbiamo usare le parole italiane. In ogni caso, credo molto in queste scuole all’aria aperta: i bambini tornerebbero a sorridere, ora sono così malinconici. La scuola è diventata triste, vecchia, obsoleta.

E riguardo al metodo di insegnamento?

Dovremmo creare una scuola dove il bambino impara giocando, le lezioni di italiano, storia e geografia le deve sentire come acqua sulle foglie mentre lui fa altro. La scuola deve essere divertentissima e si può fare. Io ne parlo da vent’anni di una scuola così ma nessuno mi ha dato ascolto, poi arriva la Svezia e tutti lì a dire che è bella. Io propongo anche una scuola steineriana, ad esempio, dove il bambino usa le mani ed è a contatto con la natura. Whitman diceva: “Conosco il metodo per fare gli uomini migliori: vivere all’aria aperta, mangiare e dormire con la terra”. Così facendo il bambino si divertirebbe, crescerebbe meglio, sarebbe più sicuro di sé, più aperto, più sfrontato, nel senso buono della parola.

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