Gli errori del MIUR nelle simulazioni della maturità 2019

Due insegnanti delle scuole superiori hanno segnalato degli errori commessi dal MIUR nelle simulazioni di prima prova della maturità 2019
Gli errori del MIUR nelle simulazioni della maturità 2019

MILANO – Due insegnanti delle scuole superiori hanno segnalato degli errori nelle simulazioni della prima prova della maturità. Infatti nelle tracce della prova di Italiano, oltre ai dettagli di interpretazioni fuorvianti e alle domande poco chiare, che però possono essere ricondotti al tentativo di “aggiustare il tiro”, erano presenti errori non trascurabili, che di sicuro non ci aspetta dal MIUR. In particolare se si vogliono preparare e rassicurare gli studenti su una prova nuova.

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Il “rabido” in Montale

Nella simulazione del 26 marzo di maturità, una delle tracce di Tipologia A consisteva nella comprensione e dell’analisi di un testo di Eugenio Montale. Nel testo compare la parola “rabido”, la quale viene definita in nota con il significato di “rapido”, quando in realtà significa “fuorioso e rabbioso”. Un errore che potrebbe ostacolare la piena comprensione del testo e che di certo il Ministero della Pubblica Istruzione non deve commettere.

“Nuova accezione di vulnerabilità”

Sempre durante la prova del 26 marzo, nelle domande concernenti il testo di Tipologia B di Castellano e Morello intitolato “Vita Domotica” si parla di “nuova accezione di vulnerabilità”. Il problema è che gli autori usano il termine “vulnerabilità” nel suo significato più comune, ma vogliono dire che queste vulnerabilità non sono state mai viste prima, ma sempre di ferite e debolezze si parla. Nella domanda scritta invece dal MIUR, con l’espressione “nuova accezione di vulnerabilità” sembra che le ferite, le vulnerabilità di cui parlano i due autori, abbiano in realtà un altro significato, diverso da quello corrente.

Attribuzione errata

L’errore più grave si vede però nel testo di Tipologia B tratto da “Il marketing del Made in Italy”. Ecco il brano viene attribuito a Selena Pellegrini, che effettivamente è l’autrice del libro, ma le parole riportate nella prova sono in realtà di Riccardo Viale, provenienti da un articolo che era apparso sul Sole 24 Ore.

Via: Corriere della Sera 

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