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La poesia

“Ti adoro”, la poesia di Baudelaire per la donna amata

“Ti adoro” è una poesia di Charles Baudelaire contenuta nella raccolta “I fiori del male” ed è un elogio alla donna amata

La poesia di Charles Baudelaire “Ti adoro”, contenuta nella raccolta “I fiori del male”, è una celebrazione alla donna amata, un elogio alla sua bellezza e, ironicamente all’incapacità di raggiungerla del poeta stesso.

“Ti adoro”

Ti adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!
E tanto più t’amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.

Una bellezza irraggiungibile

Charles Baudelaire in “Ti adoro” paragona la donna amata alla volta celeste. La meraviglia del cielo stellato che gli tiene compagnia durante le notti insonni, triste e silenzioso quasi fosse un vaso pieno di tristezza. Qui troviamo una delle immagini che più sottolineano lo stile di Baudelaire che immagina si possa contenere la tristezza, come fosse un qualcosa di concreto e di conseguenza distruttibile e cancellabile. La donna di cui parla Baudelaire è però sfuggente e per questo lui la ama ancora di più. L’altra metà del componimento è quasi ironica, il poeta descrive se stesso mentre tenta la conquista con immagini decisamente più macabre. Si paragona infatti ad una fila di vermi che piano decompone un cadavere.

“Parlare in versi”, una guida per scegliere la poesia giusta al momento giusto

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Charles Baudelaire

Charles Baudelaire nacque a Parigi il 9 aprile 1821. Nonostante non avesse pubblicato ancora nessuna opera, già nel 1843 Baudelaire era conosciuto nei circoli letterari parigini come un dandy dedito a spese e lussi che spesso non poteva neppure permettersi, circondandosi di opere d’arte e libri. Il 1845 segna il suo esordio come poeta, con la pubblicazione di “A una signora creola”. Padre dei simbolisti e idolo dei decadenti, Baudelaire ha ispirato tutti i suoi successori illustri, come Rimbaud, Breton, Mallarmé, ma anche Pascoli, D’Annunzio, Pirandello e Svevo. Malato, cerca nell’hashish, nell’oppio e nell’alcol il sollievo alla malattia che nel 1867, dopo la lunga agonia della paralisi, lo ucciderà a soli 46 anni.

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