25 poesie sulle donne che celebrano la forza, la libertà e la bellezza dell’universo femminile

7 Marzo 2026

Scopri le più intense poesie sulle donne scritte dai grandi poeti della letteratura mondiale, versi che celebrano forza, libertà e identità femminile.

25 poesie sulle donne che celebrano la forza, la libertà e la bellezza dell’universo femminile

Le poesie sulle donne raccontano uno dei misteri più profondi della vita umana. Nei secoli poeti, scrittori e artisti hanno cercato di dare voce alla complessità dell’universo femminile: la sua forza, la sua fragilità, il rapporto con l’amore, con il mondo e con la propria interiorità.

La donna nella poesia non è soltanto musa o figura ideale. È madre, amante, figlia, compagna, lavoratrice, combattente. È presenza concreta nella storia e nella società, ma anche simbolo di bellezza, libertà e trasformazione. Per questo motivo la letteratura ha dedicato alla donna alcuni dei versi più intensi mai scritti.

In occasione dell’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, celebriamo l’universo femminile attraverso i versi dei più grandi poeti della letteratura mondiale. Da Dante a Leopardi, da Alda Merini a Maya Angelou, da Pablo Neruda a Rabindranath Tagore, fino alla poesia contemporanea.

Questa raccolta propone 25 poesie dedicate alle donne, componimenti che raccontano l’identità femminile tra amore, dignità, libertà e desiderio di emancipazione.

Le poesie più belle dedicate alle donne

Non solo l’8 marzo, quando si celebra la Giornata Internazionale della Donna, le donne meritano rispetto e riconoscimento ogni giorno dell’anno.

Ragazze, madri, sorelle, compagne, amiche, colleghe, ogni donna porta con sé una storia unica fatta di sogni, sacrifici, desideri e conquiste.

La poesia riesce spesso a raccontare questa complessità meglio di qualsiasi discorso. Con poche parole può restituire la profondità di un sentimento, la forza di un’identità e la dignità di una vita.

Per questo vi proponiamo un’antologia di 25 poesie sulle donne, scritte da grandi autori italiani e internazionali, che celebrano l’universo femminile in tutte le sue sfumature.

1. Cantico dei cantici (Bibbia)

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

2. Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli

Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.

3. Sei bella di Angelo De Pascalis

Sei bella.
E non per quel filo di trucco.
Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,
per i sogni che hai dentro
e che non conosco.

Bella per tutte le volte che toccava a te,
ma avanti il prossimo.
Per le parole spese invano
e per quelle cercate lontano.
Per ogni lacrima scesa
e per quelle nascoste di notte
al chiaro di luna complice.

Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi,
per le emozioni che senti
e la speranza che inventi.

Sei bella semplicemente,
come un fiore raccolto in fretta,
come un dono inaspettato,
come uno sguardo rubato
o un abbraccio sentito.

Sei bella
e non importa che il mondo sappia,
sei bella davvero,
ma solo per chi ti sa guardare.

4. Il serpente che danza di Charles Buadelaire

O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!

Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.

I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.

Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

5. Se posso perdonare di Patrizia Cavalli

Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.

Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.

Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.
Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.

6. Lavoro di donna di Maya Angelou

Ho dei bambini cui badare
vestiti da rattoppare
pavimenti da lavare
cibo da comprare
poi, il pollo da friggere
il bambino da asciugare
un reggimento da sfamare
il giardino da curare
ho camicie da stirare
i bimbetti da vestire
la canna da tagliare
e questa baracca da ripulire
dare un’occhiata agli ammalati
e raccogliere cotone.

Risplendi su di me, sole
bagnami, pioggia
posatevi dolcemente, gocce di rugiada
e rinfrescate ancora questa fronte.

Tempesta, spazzami via di qui
con una raffica di vento
lasciami fluttuare nel cielo
affinché possa riposare.

Cadete morbidi, fiocchi di neve
copritemi di bianco
freddi baci ghiacciati
lasciatemi riposare questa notte.

Sole, pioggia, curva del cielo
montagne, oceani, foglie e pietre
bagliori di stelle, barlume di luna:
siete tutto quello che io posso dire mio.

7. Inno alla donna di Alda Merini

Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le creature
del regno
si sono aperte
e tu sei diventata la regina
delle nostre ombre

per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero

per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi incantesimi
che sono nelle tue mani

e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello

ora sei donna
tutto un perdono
e così come ti abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.

8. Il giorno si fa freddo di Edith Södergran

Il giorno si fa freddo verso sera…
Bevi il calore dalla mia mano,
la mia mano ha lo stesso sangue della primavera.
Prendimi la mano, prendimi il braccio bianco,
prendi il desiderio delle mie spalle strette…
Sarebbe strano sentire,
una notte sola, una notte come questa,
il tuo capo pesante contro il mio petto.

Hai gettato la rosa rossa del tuo amore
nel mio grembo bianco −
io stringo nelle mani calde
la rosa rossa del tuo amore che appassisce presto…
O sovrano dallo sguardo freddo,
ricevo la corona che mi porgi
e reclina il mio capo sul cuore…

Ho visto il mio signore per la prima volta, oggi,
tremando, l’ho subito riconosciuto.
Ora sento già la sua mano pesante sul mio braccio leggero…
Dov’è la mia sonora risata di vergine,
la mia libertà di donna a testa alta?
Ora sento già la sua stretta salda intorno al mio corpo fremente,
ora odo il duro suono della realtà
di contro ai miei fragili, fragili sogni.

Cercavi un fiore
e hai trovato un frutto.
Cercavi una sorgente
e hai trovato un mare.
Cercavi una donna
e hai trovato un’anima −
tu sei deluso.

Grandi poesie sulla donna nella letteratura mondiale

La figura femminile ha ispirato alcuni dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Poeti di epoche e culture diverse hanno raccontato la donna come presenza capace di illuminare la vita, ma anche come figura complessa, portatrice di desiderio, memoria e inquietudine.

Nei versi di questi autori la donna diventa spesso simbolo di un ideale, di una ricerca interiore o di un amore che supera il tempo.

9. Alla sua donna di Giacomo Leopardi

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai
Nulla speme m’avanza;
S’allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo calle a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s’anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore
Quanto all’umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora
Questo viver beato:
E ben chiaro vegg’io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni
L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m’abbandona;
E per li poggi, ov’io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de’ giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess’io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L’alta specie serbar; che dell’imago,
Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.

Se dell’eterne idee
L’una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l’eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s’altra terra ne’ superni giri
Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T’irraggia, e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d’ignoto amante inno ricevi.

10. Voce di Donna di Antonia Pozzi

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo,
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore.
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire sotto convogli di zingare stelle.

11. Ti meriti un amore di Estefanía Mitre

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

12. Donne appassionate di Cesare Pavese

Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai copi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che i greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.

Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Cl son occhi nel mare, che traspaiono a volte.

Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.

13. Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

14. Scrivo a Te Donna di Salvatore Fiume

Ogni mattina, dopo il segno della croce,
scriverti
è come recitare una preghiera.
Non si può far di peggio,
ma io so fare di meglio.

Ora che non ti vedo,
di buon mattino,
mentre tutti dormono,
prendo la penna, come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e con la penna
rubo la vita che non mi appartiene
e scavo un camminamento
per raggiungere te che, contro ogni legge,
considero mia.

15. Tieni sempre presente di Madre Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

16. Sonetto 18 di William Shakespeare

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.

17. Per il mio cuore basta il tuo petto di Pablo Neruda

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla tua bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla mia anima.
E’ in te l’illusione di un giorno.
Giungi come rugiada sulle corolle.

Scavi l’orizzonte con la tua assenza,
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.

E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

Poesie sulla donna tra libertà, identità e resistenza

La poesia contemporanea ha raccontato la donna anche come voce di libertà, identità e resistenza. Nei versi più moderni emergono temi come l’emancipazione, la dignità, la lotta contro le ingiustizie e il diritto di essere pienamente se stesse.

In queste poesie la donna non è soltanto musa o ispirazione, ma protagonista della propria storia e della propria libertà.

18. Donna di Rabindranath Tagore

Donna, non sei soltanto l’opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.

Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.

Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.

Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.

19. Volto di donna di Rainer Maria Rilke

Volto di donna, nel suo sonno
chiusa, sembra cullata
da qualche suono segreto
che tutta la riempie.

Dal suo corpo sonoro, addormentato,
ella trae la gioia
d´essere un tenero rumore
agli occhi del silenzio.

20. Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

21. Canto delle donne di Alda Merini

Io canto le donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro “non follia”
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
la cantilena dei salmi, delle anime “mangiate”
il canto di Giulia aperto portava anime pesanti
la folgore di un codice umano disapprovato da Dio,

Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
il livido delle cosce, pugni in età adolescente
la pudicizia del grembo nudato per bramosia,

Canto la stalla ignuda entro cui è nato il “delitto”
la sfera di cristallo per una bocca “magata”.

Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
simile ad un corpo d’uomo era il suo corpo salino
ma gravido d’amore come in qualsiasi donna.

Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.

Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
e le velate grazie toccate da mani villane.

Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.

Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
e un faro di marina che non conduceva al porto.

Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.

Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore
che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
io canto il miserere di una straziante avventura
dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.

Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.

Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
e canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita
per via della poesia.

22. Sulla terra di Forough Farrokhzad

Io non ho mai desiderato
essere una stella del firmamento
celeste, o come spirito eletto
silente sorella degli angeli.
Mai distaccata dalla terra,
mai amica del cielo.

Qui, sulla terra,
sono uno stelo di pianta
che vive nutrita dal vento,
dal sole e dall’acqua.

Carica di desiderio e dolore
rimango qui, sulla terra,
accolgo l’elogio delle stelle
e la carezza dei venti.

Guardo dalla mia piccola finestra:
non fatta d’eterno, nient’altro
che l’eco di un canto sono.

E solamente l’eco di un canto
cerco nel gemito d’amore
più puro ancora
del silenzio del dolore.
Un nido non cerco
nella stilla di rugiada
posata sul giglio del mio corpo.

Sulle pareti della mia casa,
della mia vita, i passanti
lasciano tracce di ricordi,
con nere penne d’amore:
un cuore trafitto da una freccia,
una candela consumata,
pallidi segni taciturni
su confuse e folli missive.
Per ogni bocca che mi ha baciata
è nata una stella, nella notte
che scendeva sul fiume dei ricordi.
Perché mai desiderare le stelle?

Questo è il mio canto,
più deliziata, più felice
non fui mai come ora
prima d’ora, mai come ora.

23. Tieni alta la testa di Tupac Shakur

Un piccolo omaggio per mio figlioccio Elijah
e per una ragazzina di nome Corinne.

Alcuni dicono: “più scura è la bacca, più dolce è il succo”.
Io dico: “più scura è la pelle, più profonde sono le radici”.
Mando un saluto alle mie sorelle che vivono con il sussidio:
a Tupac interessa, anche se a nessun altro interessa.

E so che amano buttarti giù, spesso.
Quando passi per il quartiere, i fratelli ti prendono in giro, spesso.
Ma per favore, non piangere: asciuga gli occhi, non arrenderti mai.
Perdona, ma non dimenticare: ragazza, tieni alta la testa.

E quando lui ti dice che non vali niente, non credergli.
E se non può imparare ad amarti, è meglio lasciarlo.
Perché, sorella, tu non hai bisogno di lui.
Non voglio illuderti: ti dico solo ciò che vedo.

Sai cosa mi rende triste?
Quando i fratelli fanno figli e poi lasciano una giovane madre a fare anche da padre.

E dato che tutti veniamo da una donna,
abbiamo avuto il nostro nome da una donna, la nostra educazione da una donna,
mi chiedo perché togliamo alle nostre donne,
perché violentiamo le nostre donne, le odiamo forse?

Penso sia ora di combattere per le nostre donne.
È ora di guarire le nostre donne, essere veri con le nostre donne.
E se non lo faremo, cresceremo una generazione di bambini
che odieranno le donne, le stesse donne che mettono al mondo i bambini.

E dato che un uomo non può far nascere un figlio,
non ha alcun diritto di dire a una donna quando e dove farlo.
Quindi i veri uomini devono alzarsi.

So che siete stanche, donne.
Ma tenete la testa alta.

Tieni alta la testa, bambina, le cose diventeranno più facili.
Tieni alta la testa, bambina, le cose diventeranno più luminose.

Ricordo quando Marvin Gaye cantava
e mi faceva sentire che essere nero era la cosa migliore che potesse essere.
E all’improvviso il ghetto non sembrava più così duro.
E anche se avevamo poco, avevamo sempre abbastanza.

Mi lamentavo per il coprifuoco, infrangevo le regole,
uscivo con la crew e fumavo un paio di volte.
E capisco che mia madre ha pagato davvero un prezzo:
ha quasi dato la sua vita per crescermi bene.

E tutto ciò che avevo da darle erano i miei sogni irrealizzabili
su come avrei spaccato con il microfono e sarei arrivato sul grande schermo.
Cerco di fare un dollaro con quindici centesimi:
è difficile restare puliti e pagare l’affitto.

E alla fine sembra che finirò in prigione.
Cerco gli amici, ma spariscono nel vento.
La scorsa notte un mio amico ha perso tutta la sua famiglia.
Ci vorrà l’uomo che è in me per vincere questa follia.

Sembra che la pioggia non finirà mai.
Cerco di tenere la testa alta, e allo stesso tempo di non bagnarmi troppo.
E sai, è strano: quando piove, diluvia.
Hanno i soldi per la guerra, ma non possono nutrire i poveri.

Dicono che non c’è speranza per i giovani,
e la verità è che non c’è speranza per il futuro.
Poi si chiedono perché siamo “pazzi”.
Do la colpa a mia madre per aver trasformato mio fratello in un crack baby.
Non siamo fatti per sopravvivere, perché tutto è una trappola.

E anche se siete stanche,
dovete tenere la testa alta.

Tieni alta la testa, bambina, le cose diventeranno più facili.
Tieni alta la testa, bambina, le cose diventeranno più luminose.

A tutte le donne che crescono un figlio da sole:
so che è dura e che vi sentite completamente sole.
Il padre è sparito da tempo e vi ha lasciato nella vostra solitudine.
Ringrazio il Signore per i miei bambini, anche se nessun altro li vuole.

Io credo che ce la possiamo fare, ne sono sicuro.
E se cadi, rialzati e torna per avere di più.
Perché non c’è niente di peggio di quando tuo figlio
ti chiede perché il suo papà non lo ama più.

Non puoi lamentarti: ti è stata data questa mano, senza un uomo,
sentendoti impotente, schiacciata da troppe cose da affrontare.
Dentro stai morendo, ma fuori sembri forte.
E mentre le lacrime ti scendono sulle guance,
speri che questa settimana non vada tutto storto.

Perché se succedesse, non potresti farcela. Non dare la colpa a me:
questo mondo mi è stato dato, non l’ho creato io.
E ora mio figlio cresce, cresce, e diventa freddo,
perché ha il mondo sulle spalle.

Mentre i figli dei ricchi guidano le Mercedes,
io cerco ancora di restare in piedi con gli amici che mi sono rimasti.
Ed è pazzesco, sembra non finire mai.
Ma, per favore… dovete tenere la testa alta.

24. Violenza Domestica di Eavan Boland

1.

Era inverno, lunare, umido. Al crepuscolo
Le piantine nel vaso grigio diventavano orfani della luna.
“Piacere di conoscerti, carne piacere tuo”
diceva l’insegna del macellaio nella vetrina del paese.

Tutto cambiò l’anno in cui ci sposammo.
E dopo ci trasferimmo in periferia.
Quanto eravamo giovani, quanto eravamo ignoranti, quanto eravamo vicini
pensavamo che l’unica storia vera fosse la nostra.

E c’era una coppia che litigava fino a notte fonda,
le loro voci alte, acute:
niente è mai del tutto
giusto nelle vite di coloro che si amano.

2.

In quella stagione improvvisamente la nostra isola
ha fatto emergere le sue vecchie ferite visibili a tutti.
Anche noi le vedemmo.
Rimanemmo lì a chiederci come

gli orizzonti di sale e le colline di Dublino,
i fiumi, le montagne, le paludi vichinghe
che pensavamo di conoscere
furono fatti rabbrividire

nel nostro antico televisore dodici per quindici
che li restituiva come lacrime grigie e sempre più grigie
e uccisioni, uccisioni, uccisioni,
e poi funerali al chiaro di luna:

niente di ciò che dicevamo
né allora né dopo,
diventò comprensibile
è tutto sbagliato nella vita di coloro che si odiano.

3.

E se ciò che restituisce la memoria è
solo questo – ricordare, non ricordare -.
se posso essere al sicuro nella
debole luce primaverile di quella cucina, allora

perché c’è un’altra cucina, la cui luce primaverile
sempre più scura e
una donna che sussurra a un uomo
e ancora e ancora cos’altro avremmo potuto fare?

4.

Abbiamo fallito il nostro momento o il nostro momento ci ha fatto fallire.
I tempi erano speciali ma eravamo piccoli.
Perché scrivo questo
se non ci credo?

Abbiamo vissuto le nostre vite, siamo stati felici, siamo rimasti uniti.
I bambini sono nati e cresciuti qui
e se ne sono andati,
compresi i nostri.

Per quanto riguarda quella coppia, abbiamo mai
scoperto chi fossero
e volevamo scoprirlo?
Penso che lo sappiamo. Credo che l’abbiamo sempre saputo.

25. Agosto di Dorothy Parker

Quando i miei occhi saranno erbacce,
E le mie labbra petali, che vorticano
Nel vento che nasce
Dove i faggi contorti cominciano
In una frangia di giunchi salati;
Quando le mie braccia saranno sambuchi,
E il selvatico lillà spingerà
Verso l’alto, verso l’alto, attraverso il mio cuore;

Estate, fai del tuo peggio!
Accendi la tua luna d’orpello, e invoca
Le tue stelle rampanti a cadere
A capofitto nel tuo cielo di carta;
Non sarò mai più maledetta
Da una sfrontata e amorosa sgualdrina,
Con il motivo dei suoi pizzi impolverati
Che si trascina mentre mi passa accanto.

Cosa ci insegnano le poesie sulle donne

Le poesie sulle donne non sono soltanto omaggi alla bellezza o dichiarazioni d’amore. Nei versi dei grandi autori della letteratura mondiale la figura femminile diventa spesso il punto di partenza per riflettere su temi universali come la libertà, la dignità, la giustizia e il senso stesso dell’esistenza umana.

Attraverso le poesie sulle donne la letteratura racconta infatti molto più di un sentimento: racconta la complessità dell’identità femminile. Nei versi di Dante e Guinizzelli la donna appare come una figura quasi angelica, capace di elevare l’uomo spiritualmente. In autori come Leopardi, Neruda o Pavese diventa invece presenza concreta, capace di accendere desideri, inquietudini e nostalgie.

Nella poesia contemporanea lo sguardo cambia ancora. Le poesie sulle donne diventano spesso voce di libertà e consapevolezza. Autrici come Alda Merini o Forough Farrokhzad raccontano l’esperienza femminile dall’interno, trasformando la poesia in uno spazio di affermazione della propria identità e del proprio diritto a esistere senza costrizioni.

Allo stesso tempo, molti versi ricordano anche le difficoltà e le ingiustizie che le donne hanno dovuto affrontare nella storia. Alcune poesie parlano di violenza, discriminazione o solitudine, ma proprio per questo diventano testimonianze potenti della forza e della resilienza femminile.

Leggere poesie sulle donne significa quindi scoprire non solo il modo in cui i poeti hanno guardato all’universo femminile, ma anche il modo in cui la società ha interpretato il ruolo delle donne nel corso dei secoli.

In un’epoca in cui il dibattito sull’identità, sull’uguaglianza e sul rispetto è sempre più centrale, queste poesie continuano a ricordarci una verità fondamentale: riconoscere la dignità delle donne significa riconoscere il valore dell’umanità stessa.

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