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“O falce di luna calante”, la poesia di D’Annunzio che canta la luna

“O falce di luna calante” è una poesia di Gabriele D’Annunzio che rende omaggio alla bellezza di uno spicchio di luna

Oggi ricorre l’anniversario dello sbarco sulla luna del 20 luglio 1969, un evento che cambiò per sempre la storia dell’umanità. In occasione di questa giornata abbiamo pensato di proporvi una poesia proprio dedicata alla bellezza del nostro satellite. “O falce di luna calante” è un componimento del grande poeta decadente Gabriele D’Annunzio che scrisse all’età di diciotto anni ed è contenuta nella raccolta “Canto novo”.

“O falce di luna calante”

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme…
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

 

La magia della luna

D’Annunzio, in questa lirica, canta la bellezza della luna che si presenta a lui in una “falce d’argento” che si specchia sul mare. Il poeta, stregato dalle sensazioni suscitate dal satellite, racconta di come quella visione sia in grado di modificare il suo stato d’animo. A tratti D’Annunzio si sente padrone del panorama che lo circonda e vittima intimorita dallo stupore che lo coglie. Tutto ciò che lo circonda, infatti, sotto la luce della luna, sembra trasformarsi in vani piaceri. Lo spicchio argentato illumina la moltitudine dei sogni umani quasi fossero un campo di grano. Il poeta sottolinea le emozioni provate in questo prezioso momento di riflessione come il profumo della natura insieme al suono del mare e delle foglie.

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863. Studiò a Firenze presso il Liceo Cicognini e conseguì la licenza liceale, s’iscrisse alla facoltà di lettere di Roma. Dal 1897 al 1903 si dedicò interamente alla produzione teatrale. Nel 1910 si trasferì in Francia dove scrisse testi teatrali in francese. Nel 1925 D’Annunzio ritornò in Italia e partecipò alla Prima Guerra Mondiale come volontario. 1920 proclamò la reggenza del Quarnaro. Nel 1921 lasciò la politica attiva e si stabilì sul Lago di Garda nella villa da lui chiamata il “Vittoriale degli italiani”. Nel 1924 Mussolini lo nomina principe di Montenevoso. Morì il 1° Marzo del 1938.

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