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La poesia

“Lavandare”, la poesia di Pascoli che osserva la solitudine

“Lavandare” è una poesia di Giovanni Pascoli pubblicata nella raccolta “Myricae” solo nell’edizione del 1984

“Lavandare” è uno dei più noti componimenti di Giovanni Pascoli, poeta di cui domani ricorre l’anniversario, che analizza con grande attenzione la propria capacità di osservazione. La poesia appartiene alla sesta sezione della raccolta “Myricae” e vi è stata inserita solo nell’edizione del 1984.

“Lavandare”

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene.
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
Quando partisti, come son rimasta!
Come l’aratro in mezzo alla maggese.

Osservare la solitudine

In “Lavandare”, Giovanni Pascoli si fa osservatore attento della realtà che lo circonda. La scena che descrive è quella che vede, un campo ingrigito dalla stagione in mezzo al quale campeggia un aratro abbandonato. Ad incorniciare il panorama c’è un lontano suono di panni immersi e sbattuti da donne, le lavandare appunto, che accompagnano il ritmico lavoro intonano cantilene in prossimità di un canale. La figura dell’aratro nella visione di Pascoli rappresenta l’inutilità e l’abbandono. Senza buoi, infatti, lo strumento non può lavorare. A sottolineare il senso di abbandono è anche l’assenza di figure umane. La riflessione sulla solitudine torna con il testo della cantilena riportato dove la donna sente la mancanza del lontano amato.

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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855. Dai sette ai dodici anni studiò nel collegio “Raffaello”, che dovette lasciare in seguito alla morte del padre, ucciso da sconosciuti mentre tornava dalla fiera di Cesena. Si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna dove si laureò e subito iniziò la carriera d’insegnante di latino e greco. Negli anni universitari Pascoli subisce il fascino dell’ideologia socialista di Andrea Costa. Partecipa a manifestazioni contro il governo, viene arrestato nel ’79 e si trova a dover trascorrere alcuni mesi in carcere. Insegnò per varie Università, finché nel 1905 ottenne a Bologna la cattedra di Letteratura italiana. Morì a Bologna nel 1912.

Alice Turiani

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