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L’importanza del dolore in una poesia di Sandro Penna

I momenti di gioia e leggerezza non avrebbero lo stesso valore se non esistesse il dolore. Lo scopriamo attraverso “La vita”, una toccante poesia di Sandro Penna, di cui ricordiamo l’anniversario della scomparsa.

Come sarebbe la vita se tutti i giorni fossero costellati solo di momenti felici? Con tutta probabilità, ci troveremmo privi di stimoli, adagiati in uno stato di immobilità che ci priverebbe di molte esperienze importanti. Ce lo ricorda anche Sandro Penna nella sua breve poesia “La vita”, che vi proponiamo in occasione dell’anniversario della scomparsa del grande poeta umbro simbolo di una poesia semplice, senza orpelli, che arriva dritta al cuore.

Quanto fa bene il dolore

Non è semplice trovare un equilibrio nella vita di tutti i giorni. Ci sono momenti di assoluto sconforto che si alternano a scintille di buon umore, piccole delusioni che lasciano spazio a nuove speranze, vuoti che sembrano incolmabili e che poi, a volte, ci indicano la strada per mete diverse che non avevamo neanche considerato.

Ma quando siamo sommersi dalla tristezza e ci sembra di non riuscire a vedere la luce di un nuovo inizio, è difficile rendersi conto di quanto i periodi di sconforto siano importanti per la nostra crescita. “La vita” di Sandro Penna, una poesia essenziale, ci mostra come la malinconia sia necessaria per apprezzare le piccole cose che fanno bene al cuore.

In sole due strofe, Sandro Penna delinea due momenti catartici, quello della malinconia che lacera il cuore e fa sentire estranei alla propria vita, e quello della liberazione, della riacquistata consapevolezza che cura ogni ferita:

“Fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce”.

L’immagine con cui si conclude il componimento conforta, infonde una speranza senza eguali; sarà per l’azzurro che si propaga dalla divisa del marinaio alle onde del mare, o forse per le vibrazioni gioiose emanate dalla giovinezza della comparsa:

“Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore”.

La vita di Sandro Penna

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

Sandro Penna

Sandro Penna è uno dei poeti più influenti del panorama letterario italiano del Novecento. Nato a Perugia il 12 giugno 1906 e morto a Roma il 21 gennaio 1977, Penna è da sempre un grande appassionato di letteratura e poesia. Si è distinto dagli altri poeti italiani a lui contemporanei per aver concepito la poesia come un mezzo di comunicazione fatto di semplicità, con versi delicati, puri, capaci di veicolare messaggi di grande valore come quello che abbiamo appena letto.

Nel 1925 si diploma in ragioneria, ma legge molta letteratura, soprattutto Leopardi, D’Annunzio, Hölderlin, Wilde, Rimbaud, Baudelaire e Crevel. La scelta di scrivere in versi arriva dopo il 1928. Lavora tra Perugia e Roma in modo saltuario, svolgendo i mestieri più disparati: fa il contabile, l’allibratore di corse ippiche, il commesso di libreria, poi il correttore di bozze e il mercante d’arte.

Sandro Penna ha finalmente l’occasione di entrare in contatto con il mondo dei letterati in seguito alla conoscenza di Umberto Saba, nel 1929. Nel 1939 pubblica la prima raccolta di poesie. Vive una vecchiaia precoce. Nel 1976 viene pubblicato “Stranezze”, opera per cui, nel 1977, pochi giorni prima della morte, gli viene assegnato il Premio Bagutta.

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