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La poesia

“Gentilezza”, la poesia toccante di Sylvia Plath

“Gentilezza” è una delle ultime poesie di Sylvia Plath, composta nel 1963 e contenuta nella raccolta “Ariel”

Domani è la “Giornata mondiale della gentilezza” e per l’occasione abbiamo pensato di proporvi la poesia “Gentilezza”, di Sylvia Plath scritta il 1° febbraio del 1963 poco prima di togliersi la vita e contenuta nella raccolta “Ariel”.

“Gentilezza”

Gentilezza s’insinua nella mia casa,

signora Gentilezza, è così premurosa!

Le pietre azzurre e rosse dei suoi anelli mandano vapori

alle finestre, gli specchi

si saturano di sorrisi.

Cosa più è vero del pianto di un bambino?

Il grido del coniglio sarà forse più spaventato

ma è senza anima.

Lo zucchero cura ogni cosa, così dice Gentilezza.

Zucchero è un fluido necessario

i suoi cristalli una sorta di cataplasma.

O Gentilezza, Gentilezza

Che lievemente raccogli i pezzi!

Le mie sete giapponesi, farfalle disperate

possono essere infilzate quando vuoi, anestetizzate.

Ed ecco arrivi con una tazza di thè

tra spire di vapore.

Lo zampillo di sangue è poesia

non c’è modo di arrestarlo.

E mi porgi due figli, due rose.

Una toccante poesia personifica la gentilezza

Sylvia Plath ci presenta la gentilezza personificata, come una donna con una grande forza benigna, ma purtroppo limitata. Purtroppo, infatti, la visione del mondo da parte di Sylvia Plath è particolarmente cupa perché spesso la gentilezza è poca e quindi inefficace nel suo lavoro salvifico. Da questa poesia dovremmo prendere spunto per concepire e valorizzare la gentilezza nelle nostre vite. Tutti dovremmo imparare ad essere più gentili con tutti, partendo da noi stessi. Essere gentili significa rispettare l’altro in quanto non ne conosciamo la storia e i dolori. Non dobbiamo sempre essere in grado di accogliere e risolvere i problemi altrui, ma abbiamo il dovere di rispettarli e fare in modo di regalare un sorriso a chi incontriamo.

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“Ti adoro”, la poesia di Baudelaire per la donna amata

“Ti adoro” è una poesia di Charles Baudelaire contenuta nella raccolta “I fiori del male” ed è un elogio alla donna amata

 

Sylvia Plath

Sylvia Plath nacque a Boston il 27 ottobre del 1932. Dimostrò un talento precoce, pubblicando la sua prima poesia all’età di otto anni. Nello stesso anno, suo padre subì l’amputazione di una gamba e morì in seguito alle complicazioni di un diabete mellito diagnosticato troppo tardi, il 5 ottobre 1940. La perdita del padre lasciò un segno indelebile nella vita della poetessa. Sylvia Plath soffrì durante tutta la sua vita adulta per una grave forma di depressione ricorrente tra periodi di intensa vitalità. Il 26 Agosto 1953 tentò per la prima volta il suicidio. A Cambridge, conobbe il poeta inglese Ted Hughes che sposò nel 1956. Ebbero due figlii, ma divorziarono nel 1962. Sylvia Plath si suicidò l’11 febbraio 1963.

 

Parlare in versi

Neruda e le sue poesie sono tra i protagonisti di Parlare in versi“, un libro che nasce dalla convinzione che le belle parole, i versi poetici possono essere la linfa vitale per lo sviluppo di relazioni positive e costruttive. Scritto dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato, l’idea del libro è stata quella di realizzare una guida per aiutare nella scelta, in modo veloce e immediato, della frase più giusta tratta da poesie classiche e più contemporanee da utilizzare a seconda del momento o della situazione.

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