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“Alzarsi”, la poesia di Primo Levi che apre il libro “La tregua”

"Alzarsi" è una poesia composta da Primo Levi nel 1946 che racconta il ritorno a casa dello scrittore dopo la sua permanenza nel campo di concentramento di Auschwitz.

Primo Levi scrisse la poesia “Alzarsi” l’11 gennaio del 1946. Il componimento fa da introduzione al libro “La tregua“, il seguito, in un certo senso di “Se questo è un uomo“, e racconta il ritorno a casa dello scrittore dopo la sua permanenza nel campo di concentramento di Auschwitz.

“Alzarsi”

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
“Wstawac”;
E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre è sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
È tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
“Wstawac”.

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Notti diverse ma con lo stesso terrore

“Alzarsi” è una poesia composta da quattordici versi e apre il romanzo “La tregua” in cui Levi racconta il ritorno a casa con ottimismo e speranza. Nel componimento troviamo due parti ben separate in cui vengono descritti due tipi di sonno. Nella prima parte della poesia Primo Levi racconta la notte e il risveglio violenti del periodo di detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz. La violenza era tale in quel luogo che anche i sogni si facevano feroci, proprio come feroce era il comando “Alzarsi”, in polacco “Wstawac”. Una volta tornato a casa, però il sonno dovrebbe essere conciliane e le notti più rilassate perchè quello è ormai il luogo sicuro. Eppure, il terrore resta.

Primo Levi

Primo Levi, scrittore e testimone delle deportazioni naziste, nonché sopravvissuto ai lager hitleriani, nasce il 31 luglio 1919 a Torino. Di origini ebraiche, ha descritto in alcuni suoi libri le pratiche e le tradizioni tipiche del suo. Studia al liceo classico e poi si laurea in Scienze. Il nazismo in Italia minaccia lui e la sua famiglia. Nel 1943 si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, venendo però quasi subito catturato dalla milizia fascista. Un anno dopo viene internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente ad Auschwitz. Viene liberato il 27 gennaio 1945 in occasione dell’arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz. Muore suicida l’11 aprile 1987.

Alice Turiani

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