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Perché si dice “piantare in asso”, origine del modo di dire

Continua il nostro viaggio nelle terre della lingua italiana per scoprire le curiosità legate all'origine delle parole e dei modi dire. Ecco l'origine dell'espressione "piantare in asso"

Quando qualcuno ti lascia all’improvviso e senza darti una valida spiegazione, non c’è espressione più icastica del “piantare in asso”. Espressione dalle origini incerte, “piantare in asso” indica il senso di abbandono che si prova quando si viene lasciati da qualcuno, magari proprio nel mezzo di una situazione difficile e complicata. Insomma, prima o poi, l’abbiamo usato tutti questo modo di dire, ma quanti di noi conoscono l’origine e la storia di questa espressione?

Perché si dice “Piantare in asso”

Per scoprire le origini di questo modo di dire, bisogna attingere alla mitologia greca e rispolverare le vicende di Arianna e Teseo. Siamo a Cnosso, alla corte del re Minosse, e Arianna e Teseo si accingono a partire dopo l’uccisione del Minotauro. Durante il viaggio, i due innamorati concepiscono Demofonte, futuro re di Atene. Ma, secondo una versione del mito, giunti nell’isola di Nasso, Teseo fa un sogno in cui Dioniso gli ordina di lasciargli Arianna perché la desidera per sé. Teseo al risveglio si sente obbligato ad esaudire il desiderio del dio e abbandona Arianna ancora addormentata sull’isola di Nasso. Da qui, “piantare in Nasso”, che nella tradizione orale si sarebbe trasformato fino a diventare “piantare in asso”. 

Perché diciamo così

Questa e altre espressioni idiomatiche sono protagoniste all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio. Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi.   

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