Paolo Cognetti, ”Lo Strega richiede un forte gioco di squadra tra autore ed editore”

Dopo ''Manuale per ragazze di successo'' e ''Una cosa piccola che sta per esplodere'', ecco ''Sofia si veste sempre di nero'' il nuovo romanzo di racconti firmato dal giovane scrittore Paolo Cognetti, candidato al Premio Strega 2013...
L’autore di “Sofia si veste sempre di nero” commenta la sua candidatura al Premio Strega e ci parla del suo romanzo e della passione per libri e scrittura
 
MILANO – Dopo “Manuale per ragazze di successo” e “Una cosa piccola che sta per esplodere”, ecco “Sofia si veste sempre di nero” il nuovo romanzo di racconti firmato dal giovane scrittore Paolo Cognetti, candidato al Premio Strega 2013. Cognetti, classe 1978, è passato dagli studi in matematica a quelli in cinema, per poi consolidare la sua carriera di scrittore prima attraverso due racconti che gli sono valsi numerosi premi, e poi con il primo romanzo, che gli ha permesso di finire tra i dodici candidati allo Strega, ed aspirare ad entrare nell’ambita cinquina. In questa intervista commenta la sua candidatura, ci parla della sua passione per la lettura e ci rivela i segreti che l’hanno spinto ad avvicinarsi alla scrittura. 
 
Cosa rappresenta essere tra i dodici finalisti al Premio Strega? Come ha accolto la notizia?
Si tratta di un grande ed importante riconoscimento. Lo Strega è un premio a cui si concorre con l’editore rispetto ad altri in cui contano molto l’autore ed il libro, ed è un’avventura che stiamo vivendo insieme io e Minimum Fax. Essendo il terzo libro che faccio con loro, ed avendo esordito con loro, mi sento un po’ come un calciatore uscito dal vivaio. Siamo appunto al terzo libro, e siamo quindi entrati un po’ tra i grandi
 
Quali sono le speranze e le aspettative derivanti da questa candidatura?
Coltiviamo una vaga speranza di entrare in cinquina, cosa che sarebbe per noi come vincere. Arrivare lì sarebbe davvero il traguardo massimo. 
 
Come è nata l’idea di scrivere questo libro ed in particolare l’idea di suddividerlo in più racconti? Il fatto che non si trattasse di un unico romanzo ha comportato un processo di scrittura differente?
La scrittura di questo libro ha comportato indubbiamente un processo di stesura diverso dal romanzo, ma venendo io dal racconto, per me non c’è stato nessun cambiamento. L’idea iniziale era di costruire un personaggio letterario complesso di ragazza, che in alcuni momenti sarebbe stata bambina ed in altri quasi donna, una ragazza della mia età, per certi versi simili a me, un tipo di ragazza che mi piace tanto. Io adoro e mi innamoro sempre delle persone con un brutto carattere, quindi Sofia era nata un po’ così. Inizialmente era solo una ragazzina molto arrabbiata, scheletrica, che portava la sua ribellione sul corpo rifiutandosi di mangiare, quasi che le sue ossa fossero un po’ la sua corazza verso il mondo. Dopo pian piano si è complicata ed ha preso vita. L’idea del libro era questa sin dall’inizio: volevo scrivere dei racconti su Sofia. Sapevo che si sarebbero incastrati uno con l’altro, anche se volevo che fossero molto diversi: lunghi, corti, alcuni in cui Sofia sarebbe stata protagonista diretta ed altri in cui sarebbe stata sullo sfondo. Mano a mano ho scoperto come incastrare i vari racconti. E’ stato come costruire un mosaico che ha portato a delineare la figura della protagonista.
 
La protagonista del suo libro è una donna. E’ stato difficile riuscire ad immedesimarsi nei panni di un personaggio del sesso opposto? 
Penso di no. Io ho sempre scritto di personaggi femminili. Ci sono un po’ di luoghi comuni su questo punto: non credo che il mondo si divida in due sensibilità, in due mentalità, femminile e maschile. Credo che vi siano tantissime sfumature tra le persone, e forse io sono vicino al modo di sentire di queste ragazze. Si tratta sempre di ragazze molto forti, ribelli, anticonformiste, che ad un certo punto prendono in mano la propria vita e mandano tutto all’aria. Hanno quindi un qualcosa di mascolino, e sono i miei personaggi preferiti. Non è stato difficile perché ci sono io dentro a Sofia, e quindi è bastato trasformarmi in una ragazza, e delineare i tratti di un carattere che conosco bene.
 
Sofia è un personaggio alquanto  inquieto, che durante il corso di tutta la sua vita si trova ad affrontare numerose difficoltà. Il personaggio è ispirato ad una persona reale? Può essere considerato anche come una sorta di “incarnazione” o “metafora” della vita stessa?
Non c’è una persona di cui Sofia sia il ritratto, ma è il frutto della commistione di diverse donne che ho conosciuto nella mia vita, ed è certamente anche paradigma dei nostri tempi. Soffre infatti di disturbi alimentari, vive in maniera opprimente la crisi tra i genitori e quindi lo spettro della separazione che aleggia sulla coppia, vive storie d’amore brevi ma intense non con le persone ma con i luoghi, nei quali non mette mai radici stabili. Per Sofia la vita è composta da isole costituite dai luoghi, dagli amori, dalle amicizie e dalle  passioni, che dopo un po’ finiscono. In questa precarietà del nostro stare al mondo sta proprio un po’ la vita stessa di Sofia. 
 
Come è nata la sua passione per i libri e per la scrittura? C’è qualche aneddoto particolare legato allo scoccare di questo amore?
Questa passione è nata, credo come tutti,  prima da lettore. Libro chiave per me è stato “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Era il 1994 ed avevo 16 anni, nel pieno dell’età raccontata da quel romanzo. Dopo aver trascorso la prima parte della mia vita da lettore, tra libri di scuola e romanzi d’avventura, questa è stata la scoperta che un libro poteva parlare di me e di quello che mi succedeva tutti i giorni, ed è stata come un’illuminazione. Ho usato la scrittura come strumento per esprimermi, in quanto ero un ragazzo molto timido, che  parlava  poco ed aveva difficoltà nei rapporti con gli altri, ed ho capito che scrivendo potevo tirare fuori cose che non avrei potuto esprimere in altro modo. Per questo scrivevo molte lettere, ai miei amici, alle ragazze, poi le poesie, ispirate ai poeti che si studiavano a scuola. La scrittura di racconti è arrivata dopo, verso la fine delle scuole superiori. E questa rimasta sempre la mia forma preferita. 
 
12 giugno 2013
 
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