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Il libro

“Ossi di seppia”, un grande classico che tutti dovrebbero leggere

In occasione dell'anniversario di nascita di Eugenio Montale, il libro di cui vi parliamo oggi è la sua prima raccolta, "Ossi di seppia", un grande classico della poesia europea che tutti dovremmo avere nelle nostre librerie.

Il 12 ottobre del 1896 nasceva a Genova Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, che è stato anche traduttore, giornalista, critico musicale e autore di testi in prosa. Con la sua produzione poetica, Montale ha contribuito a modificare per sempre la concezione della poesia nel nostro paese. Dapprima vicino all’Ermetismo dal quale poi si è distaccato, Montale ha coniato il celeberrimo “male di vivere” e ha focalizzato la sua attenzione sulla cosiddetta poetica dell’oggetto, creando immagini uniche, suggestive fino all’inverosimile. 

Il libro di cui vi parliamo oggi non può che essere la raccolta d’esordio di Eugenio Montale, “Ossi di seppia“, pubblicato da Gobetti nel 1925. 

“Ossi di seppia”, un classico intramontabile della poesia

Fra tutte le raccolte scritte da Montale, “Ossi di seppia” è probabilmente quella più famosa, in cui sono racchiuse le liriche che abbiamo studiato a scuola e di cui tutti ricordiamo ancora qualche verso. Pubblicata nel 1925, “Ossi di seppia” è l’opera d’esordio dell’autore novecentesco, che in essa ha raccolto 60 liriche.

La raccolta è suddivisa in 8 sezioni introdotte da una cornice intitolata In limine. Seguono MovimentiPoesie per Camillo SbarbaroSarcofaghiAltri versiOssi di seppiaMediterraneoMeriggi e ombre e una sezione conclusiva dal titolo Riviere. Non esistono documenti preparatori o testimonianze dirette da parte dell’autore circa la composizione di “Ossi di seppia”. Ciò che rimane della raccolta è la raccolta stessa, con versi che hanno avuto una risonanza enorme in Italia e nel resto del mondo.

Fragilità e poesia

Pare che il titolo provvisorio dell’opera fosse “Rottami” e, in effetti, gli “ossi di seppia” che sono stati scelti alla fine per dare il nome all’intera raccolta hanno molto in comune con i “rottami”: si tratta, infatti, dei residui delle seppie lasciati sulla riva dalla corrente mare. Un modo per descrivere la condizione umana impoverita, depauperata quasi di ogni energia. Annientato tutto, non rimane che la nostra anima, il nostro pensiero, gli ossi di seppia, appunto.  

I temi trattati da Montale in “Ossi di seppia” ricordano in negativo quelli che hanno spinto d’Annunzio a scrivere “Alcyone”: il territorio ligure, il mare, la flora e la fauna, il passare del tempo, tutto ciò che da d’Annunzio era utilizzato per descrivere la bellezza, la forza e l’energia vitale dell’essere umano, viene utilizzato da Montale per mostrare la fragilità, la caducità di ciò che ci riguarda. Ed è proprio in “Ossi di seppia” che incontriamo “il male di vivere” montaliano, che da altri poeti viene denominato “tedium vitae”, “malinconia”, “spleen”. 

Eugenio Montale

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante. Il padre di Eugenio è infatti proprietario di una ditta che produce prodotti chimici. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dalla salute precaria, che non permette al giovane di condurre la vita gioiosa e spensierata che si addice ai ragazzi della sua età.

A causa delle continue polmoniti, Eugenio Montale viene indirizzato verso gli studi tecnici, più rapidi e meno impegnativi di quelli classici. Diplomatosi in ragioneria con ottimi voti nel 1915, coltiva tuttavia la passione per la cultura umanistica studiando da autodidatta e frequentando le lezioni di filosofia della sorella Marianna, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia. Intanto, la Prima Guerra Mondiale esige nuove reclute. È così che, nel 1917, Montale viene arruolato nella fanteria dopo aver svolto il servizio militare e combatte fino al 1920, quando viene congedato con il grado di tenente.

Negli anni ’20, il fascismo comincia a diffondersi in Italia. Montale è uno dei tanti intellettuali che nel 1925 sottoscrive il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” concepito da Benedetto Croce. Questo è un anno fondamentale nella vita del poeta: al 1925 risale, infatti, la prima pubblicazione di “Ossi di seppia”, che segna un punto di svolta nella carriera letteraria di Montale.

Nel 1927, si trasferisce a Firenze, dove collabora con importanti riviste e dirige il Gabinetto Vieusseux, incarico da cui viene allontanato nel 1938 a causa della sua riluttanza nei confronti del fascismo. Nonostante ciò, il soggiorno fiorentino è uno dei periodi più pieni e vivaci della vita di Montale, che qui compone le “Occasioni” e incontra per la prima volta Irma Brandeis e in seguito anche Drusilla Tanzi, che diventerà moglie del poeta.

Eugenio Montale si trasferisce a Milano nel 1948. Qui, comincia a collaborare con il Corriere della Sera, giornale per cui scrive critiche letterarie, reportage e articoli più generici. Montale continua a pubblicare opere in versi e in prosa, nel 1962 sposa finalmente Drusilla Tanzi, dopo 23 anni di fidanzamento.

Il matrimonio non è destinato a durare: Drusilla muore nell’ottobre del 1963, dopo un periodo di dolore e malattia. A lei è dedicata la raccolta “Xenia”. La poesia montaliana si fa più cupa, disillusa: i versi cantano il distacco dalla vita, i cambiamenti della modernità, le trasformazioni culturali. Nel 1975, il poeta viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.

Muore il 12 settembre 1981 nella clinica San Pio X. Viene sepolto a Firenze, accanto alla moglie Drusilla.

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