ARTE - Anniversario Max Ernst

Le 5 opere più celebri di Max Ernst

ll due aprile 1891 nasceva a colonia Max Ernst. Considerato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, Ernst colpisce con le sue opere densamente simboliche: un repertorio di immagini oniriche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo...

“Questa è la vocazione dell’uomo: liberarsi della sua cecità”

 
MILANO – Il due aprile 1891 nasceva a colonia Max Ernst. Considerato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, Ernst colpisce con le sue opere densamente simboliche: un repertorio di immagini oniriche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Ernst vive in prima persona il clima storico e culturale legato alle due guerre mondiali e pur operando all’interno della tematica surrealista del sogno, dell’inversione del senso, del recupero ancestrale e dello stupore inconscio, si dedica al lavoro di ricerca attraverso la tecnica: è questa che lo conduce a invenzioni formali inedite che allargano gli orizzonti della pittura e della scultura. Le immagini sono dotate di una loro struttura, vivono di una loro capacità inventiva e fantastica le cui risultanze sfuggono dalla portata revisionale dell’autore.

 
L’immagine genera il sogno: l’artista dopo aver assistito al nascere dell’immagine “come uno spettatore” sogna e si affida ad essa. Ecco allora che la sua arte si qualifica non come registrazione passiva di un gesto o di un moto della psiche, bensì come mezzo per l’approfondimento del mondo, come strumento di ricerca e di apertura per il proseguimento dell’esperienza storica.

 
Nel giorno della ricorrenza della sua nascita, vi proponiamo una piccola selezione dei suoi capolavori.

 
VERSO LA PUBERTÀ o LE PLEIADI (1921) – In quest’opera, Max Ernst unisce la tecnica del collage, pittura a olio e la tecnica del “frottage”. Una figura sensuale si libra nell’aria contro la forza di gravità, mentre una roccia precipita in basso. Il quadro rappresenterebbe la forza prorompente dell’eros che vince ogni ostacolo.

 

 

 

VERGINE CHE SCULACCIA UN BAMBINO (1926) – Questa è senz’altro l’opera più insolita e sconcertante dell’artista. Dopo centinaia e forse migliaia di ‘Madonne con Bambino’ viste nel corso della storia dell’arte, Max Ernst dipinge questa scena dove la Madonna compie il gesto insolito per la sua immagine, ma comune per una mamma normale, di sculacciare il proprio figlio. Si nota nell’opera un certo influsso dello stile di De Chirico, in particolare nell’uso della luce nonché nella plasticità dell’insieme.

 

 
VESTIZIONE DELLA SPOSA (1939) – Quest’opera è un esempio del Surrealismo veristico o illusionistico di Max Ernst, in cui una tecnica tradizionale è applicata a un soggetto incongruo o sconvolgente. Lo sfarzo e l’eleganza dell’immagine sono in contrasti con aspetti di carattere primitivo (i colori sgargianti, le forme animalesche e mostruose) e con l’attenuato simbolismo fallico della lancia sospesa a mezz’aria. Allo stesso modo la scena centrale è in contrapposizione anche con il “quadro nel quadro” in alto a sinistra. La sposa vi appare nella stessa posa mentre avanza in un paesaggio con rovine classiche. Qui Ernst usa la tecnica della decalcomania, scoperta da Oscar Domínguez nel 1935, nella quale il colore diluito viene pressato sulla superficie distribuendosi irregolarmente come su una lastra di vetro. L’artista per lungo tempo si identificò con un uccello e nel 1929 inventò un alter ego, Loplop l’Essere Superiore degli Uccelli. Si potrebbe quindi interpretare l’uomo-uccello sulla sinistra come la raffigurazione dell’artista stesso; la sposa potrebbe essere in un certo senso la giovane pittrice surrealista inglese Leonora Carrington.

 

EUROPA DOPO LA PIOGGIA (1940) – Di intenso simbolismo, questo quadro viene considerato fra i dipinti più rappresentativi dell’artista. Sebbene l’opera sia di difficile interpretazione, sono tutti concordi sul fatto che essa raffiguri quel che rimane di un paesaggio devastato dalla Seconda guerra mondiale. Il titolo del dipinto è un probabile riferimento al Diluvio universale biblico. L’uccello antropomorfo, che sembra essere l’unico soggetto sopravvissuto al disastro circostante, è considerato la personificazione della Guerra stessa, mentre al suo fianco vi sarebbe il simbolo di un”Europa colta’, ovvero la figura femminile pietrificata al suo fianco. L’uomo-uccello è, secondo altri, lo stesso Ernst che ‘sfugge da noi e dalla volta che è collassata ed ha bruciato il toro dell’Europa (la carcassa animale al centro).’ L’animale decomposto al centro, il tempio a destra e il busto femminile incastonato fra le sue colonne, potrebbero alludere al mito greco di Europa, che venne rapita da Zeus trasformatosi in toro.

 

 

TENTAZIONE DI SANT’ANTONIO (1945) – Un groviglio di teste mostruose e diaboliche invadono uno spazio surreale e onirico. Simboli della tentazione, queste creature sembrano impadronirsi di tutta la tela, dove sullo sfondo campeggiano solo macerie e devastazione.

 

 

2 aprile 2015

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