ARTE - Analisi di un capolavoro

Cenacolo vinciano, il capolavoro da non perdere in vista della grande retrospettiva dedicata a Leonardo

Tra pochi giorni aprirà al pubblico la grande mostra a Palazzo Reale dedicata al genio toscano, “LEONARDO DA VINCI 1452 – 1519”. Dodici sezioni per un progetto trasversale che abbraccia tutta l'opera del maestro...

“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”

 

MILANO – Tra pochi giorni aprirà al pubblico la grande mostra a Palazzo Reale dedicata al genio toscano, “LEONARDO DA VINCI 1452 – 1519”. Dodici sezioni per un progetto trasversale che abbraccia tutta l’opera del maestro come artista e scienziato, e che si muoverà lungo alcuni temi centrali nell’opera di Leonardo: il disegno; il rapporto con l’antico; la novità dei moti dell’animo; il confronto tra disegno, pittura e scultura; i progetti utopistici; automazione e meccanica etc.

 
In occasione dell’evento, vi proponiamo di seguire il maestro attraverso i luoghi leonardiani per eccellenza. Oggi vi parleremo del capolavoro lasciatoci da Leonardo in Santa Maria delle Grazie: il Cenacolo.

 
IL CAPOLAVORO – Il refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie è parte integrante dell’architettura quattrocentesca. Essa fu oggetto di ristrutturazioni dal grande architetto e scultore Donato Bramante, che realizzò la tribuna della chiesa. Sulla parete nord del refettorio trova posto il Cenacolo di Leonardo da Vinci, che lo realizzò durante il suo lungo soggiorno milanese, tra il 1495 e 1497.
Nel 1494 Leonardo ricevette la commissione dell’opera, legata al convento di Santa Maria delle Grazie, luogo caro al Moro, destinato alla celebrazione della famiglia Sforza, in cui aveva da poco finito di lavorare Bramante. I lavori procedettero con la decorazione del refettorio, un ambiente rettangolare dove i frati domenicani consumavano i pasti. Si decise di affrescare le pareti minori con temi tradizionali: una Crocifissione, per la quale fu chiamato Donato Montorfano che elaborò una composizione tradizionale, già conclusa nel 1495, e un’Ultima Cena affidata a Leonardo. In tale opera, che lo sollevò dai problemi economici imminenti, Leonardo riversò come in una summa tutti gli studi da lui compiuti in quegli anni, rappresentandone il capolavoro.

 
Il novelliere Matteo Bandello, che ben conosceva Leonardo, scrisse di averlo spesso visto «la matina a buon’hora a montar su’l ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva dal nascente Sole sino all’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare et il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì, che non v’averebbe messo mano, e tuttavia dimorava talhora una o due ore al giorno e solamente contemplava, considerava et essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anche veduto (secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava) partirsi da mezzogiorno, quando il Sole è in Leone, da Corte Vecchia ove quel stupendo Cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Gratie: et asceso sul ponte pigliar il pennello, et una o due pennellate dar ad una di quelle figure e di subito partirse et andare altrove».

 
Leonardo attinse alla tradizione fiorentina dei cenacoli, reinterpretandola però in maniera estremamente originale con una maggiore enfasi sul momento drammatico in cui Cristo afferma «Qualcuno di voi mi tradirà» e sui ‘moti dell’animo’ degli apostoli turbati. Essi sono ritratti a gruppi di tre, come una serie di onde emotive successive, con al centro la figura isolata e dominante del Cristo. Leonardo cambiò l’iconografia tradizionale scegliendo di non rappresentare Giuda da solo su un lato del tavolo, ma accanto agli altri sul medesimo lato rivolto allo spettatore.

 

LA TECNICA – Come è noto Leonardo non si trovava a suo agio con la tecnica dell’affresco, poiché i veloci tempi di asciugatura dell’intonaco richiedevano un tratto deciso e rapido, non compatibile con i lunghi studi, le successive velature e la sua finissima pennellata. Per questo Leonardo inventò una tecnica mista di tempera e olio su due strati di intonaco, che rallentò le fasi di esecuzione dell’opera consentendogli di rendere una maggiore armonia cromatica e gli effetti di luce e di trasparenze a lui cari. L’opera era conclusa nel 1498, quando venne ricordato nel De Divina Proportione di Luca Pacioli. L’esperimento si rivelò però drammaticamente inadatto a un ambiente umido come il refettorio, con la parete comunicante con le cucine: già nel 1517 Antonio de Beatis annotò le prime perdite di colore, che all’epoca di Vasari erano già evidenti, da allora si susseguirono restauri e ridipinture, oltre ad eventi estremamente drammatici durante l’occupazione napoleonica e la seconda guerra mondiale, che avevano consegnato un capolavoro estremamente compromesso, a cui ha posto rimedio, per quanto possibile, il capillare restauro concluso nel 1999.

 

LA NUOVA ILLUMINAZIONE – L’Ultima cena ora si può vedere sotto una nuova luce, grazie a un impianto a led che permette di risparmiare energia, inquinare meno e che aiuta a migliorare le condizioni micro ambientali del cenacolo. L’opera di Leonardo è infatti estremamente delicata e per questo le visite sono contingentate con piccoli gruppi che si alternano nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Per il periodo di Expo però le possibilità di vederlo saranno maggiori. Si sta chiudendo l’accordo con uno sponsor che permetterà di recuperare le risorse per tenere aperto anche alla sera (almeno fino alle 22) e il lunedì pomeriggio. «Il Cenacolo ha dei criteri di conservazione e di delicatezza che impongono un numero molto controllato di visitatori. Ma questo – ha sottolineato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini – non impedisce di allungare le ore. So che sono già previste delle aperture straordinarie per Expo e penso che si debba lavorare, compatibilmente con i problemi che ci sono sempre nella pubblica amministrazione, di personale, perché questo resti. Il flusso di turisti a Milano comincerà con Expo e non finirà per molti anni». L’impianto a led è stato realizzato da iGuzzini.

 
Il Cenacolo è il fiore all’occhiello della città, il modo per porsi sul panorama internazionale, questa è la prima composizione importante di Leonardo. La nuova illuminazione fa vedere un Cenacolo nuovo. Dopo il restauro del 1999 l’opera ha smesso di essere cupa e Leonardo ha iniziato ad essere l’artista della luce. Le nuove luci favoriscono questa lettura.

 
IL MINISTRO – ‘È molto importante per Milano. Proprio alla vigilia di Expo, quando l’Italia potrà mostrare al mondo le proprie bellezze e il lavoro che stiamo facendo per conservare il patrimonio incredibile che abbiamo. E di cui dobbiamo andare orgogliosi’. Così il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini è intervenuto alla presentazione. Il ministro ha ricordato la battaglia legislativa per la tutela dei beni storici, ‘a cui ora si vuole affiancare quella per la loro valorizzazione. Le due cose non sono affatto in contrasto, anzi l’una aiuta l’altra’. Tornando al Cenacolo, ‘curioso’ di vederlo con la nuova illuminazione, Franceschini lo ha definito ‘davvero simbolo e vetrina principale per i viaggiatori che arriveranno a Milano. Correranno a vederlo ma purtroppo solo chi è stato previdente potrà accedervi, questo darà all’opera ancora maggior valore’.

 
LA VISITA – L’affresco, che mostra condizioni di particolare fragilità, è normalmente sottoposto a regime di visite contingentate. L’orario tuttavia verrà rivisto durante il periodo dell’Expo, per il quale si sta lavorando ad un accordo che consenta l’apertura il lunedì pomeriggio e ogni sera fino alle 22:00. Per poter ammirare il capolavoro leonardesco vi suggeriamo di consultare il sito ufficiale per la prenotazione, orari e biglietti.

 

 
13 aprile 2015

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