Amore e Psiche, la leggenda d’amore più bella di sempre

Quella di Amore e Psiche è una favola senza tempo, metafora dell’eterna lotta tra razionalità e istinto, tra cuore e cervello. Ripercorriamone il significato e l’influenza che ancora esercita la storia tramandata da Apuleio.

Amore e Psiche, la leggenda d'amore più bella di sempre

Esistono storie che non invecchiano mai, capaci di attraversare i secoli e arrivare intatte fino al nostro cuore. Quella di Amore e Psiche non è solo una leggenda mitologica, ma la favola d’amore più bella di sempre: un viaggio tormentato e sublime tra desiderio e anima, dove l’istinto incontra la ragione.

Metafora dell’eterna battaglia tra razionalità e istinto, tra cuore e cervello, la leggenda racconta la storia del Dio Amore (Cupido) e della bellissima Psiche. Ma cosa rende questo racconto, scritto nel II secolo d.C. da Apuleio nelle sue “Metamorfosi” , ancora così attuale e profondamente umano? Scopriamolo in occasione del giorno dedicato agli innamorati: San Valentino.

Amore e Psiche, la leggenda

Amore e Psiche è una storia senza tempo. Una leggenda che vive sempre e che regala emozioni uniche. Vi erano in una città un re e una regina. Questi avevano tre bellissime figliole. Ma le due più grandi, quantunque di aspetto leggiadrissimo, pure era possibile celebrarle degnamente con parole umane; mentre la splendida bellezza della minore non si poteva descrivere, e non esistevano parole per lodarla adeguatamente.

Inizia così la leggenda che narra la storia di Amore e Psiche. Psiche era bellissima, la sua grazia e il suo splendore erano tali da attirare le invidie di Venere (Dea della bellezza) che, per vendicarsi, decise di chiedere aiuto a suo figlio Amore (Cupido). L’invidiosa dea chiese a suo figlio di colpire Psiche con una delle sue infallibili frecce e di farla innamorare dell’uomo più brutto della terra. Amore accettò ma, una volta arrivato di fronte alla fanciulla, rimase così incantato dalla sua bellezza da distrarsi al punto che una delle sue frecce lo colpì, facendolo innamorare perdutamente della splendida fanciulla.

La storia d’amore

Amore e Psiche è una grande storia d’amore. Per vivere il suo amore “mortale” il Dio, di nascosto dalla madre, portò Psiche nel suo palazzo senza rivelarle la sua identità. Ogni sera, al calar del sole, Amore andava dalla fanciulla e, senza mai mostrarle il volto, i due vivevano intensi momenti di passione. La giovane principessa aveva accettato il compromesso ma, si sa, la curiosità è donna e una notte, mentre Amore dormiva, Psiche si avvicinò al suo volto con una lampada restando folgorata dalla bellezza del suo amante. Mentre ammirava il profilo di Amore, però, una goccia d’olio della lampada cadde accidentalmente sul giovane che, risvegliatosi, scappò via abbandonando la fanciulla.

Amore e psiche è una storia che regala un lieto fine. Quando Venere venne a sapere dell’accaduto scatenò la sua ira su Psiche che, per punizione, venne sottoposta dalla Dea a difficili prove. La principessa superò brillantemente le prove, anche grazie all’aiuto di vari esseri divini, e questo fece ancora più infuriare Venere che le pose un’ultima prova: discendere negli inferi e chiedere alla dea Prosepina un po’ della sua bellezza. Come ordinatole dalla Dea, Psiche si recò negli inferi ma, stavolta, fallì.

Nonostante le fosse stato ordinato di non aprire l’ampolla donatale da Prosepina la fanciulla, incuriosita, aprì il l’ampolla dalla quale uscì una nuvola che fece cadere Psiche in un sonno profondissimo. Intanto Amore, preso dalla nostalgia, andò alla ricerca della sua amata e, quando la trovò, la risvegliò. Per non rischiare di perderla di nuovo Amore condusse Psiche sull’Olimpo dove, grazie all’appoggio e all’aiuto di Giove, la giovane principessa, dopo aver bevuto dell’ambrosia, divenne una dea. La leggenda si conclude con il matrimonio dei due innamorati e la nascita di una bellissima bambina che prese il nome di Voluttà.

Il gruppo scultoreo

La leggenda di “Amore e Psiche” ha ispirato Antonio Canova, autore dell’omonimo gruppo scultoreo realizzato tra il 1787 e il 1793 e conservato presso il museo del Louvre, a Parigi. Una seconda copia, realizzata per mano dello stesso Canova, si trova esposta al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo in Russia. Ispirandosi all’iconografia a un affresco di Ercolano raffigurante una baccante abbracciata da un fauno, Canova iniziò l’ideazione del “modello grande” dell’opera il pomeriggio del 30 maggio 1787. La traduzione in marmo venne avviata già nel maggio 1788, come attestato dall’amico Quatremère de Quincy; il gruppo marmoreo come oggi lo conosciamo fu portato a compimento solo nel 1793.

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Oltre il mito: l’etimologia della parola “Psiche”

Perché questa storia continua a parlarci dopo quasi duemila anni? La risposta risiede nell’etimologia stessa del nome della protagonista: in greco, Psiche significa contemporaneamente “anima” e “farfalla”. Questa doppia valenza non è casuale, ma racchiude il senso profondo del mito. Proprio come un bruco deve affrontare una metamorfosi per diventare farfalla, l’anima umana deve attraversare prove durissime e sofferenze, le celebri fatiche imposte da una Venere spietata, per evolversi.

Il viaggio di Psiche non è dunque solo una fuga d’amore, ma una metafora psicologica della crescita interiore: rappresenta il passaggio dall’innocenza cieca alla consapevolezza adulta. Solo dopo aver affrontato le proprie ombre (e persino gli inferi), l’anima diventa degna di ricongiungersi all’amore divino, ottenendo quell’immortalità che spetta a chi ha il coraggio di guardarsi dentro.

Amore e Psiche, un’opera di successo mondiale

Amore e Psiche fu un’opera di grande successo già durante gli anni di lavorazione e contribuì ad aumentare la fama di Canova. Moltissimi gli artisti, i viaggiatori e gli studiosi che facevano visita all’atelier dell’artista quando ancora stava lavorando all’opera. Il principe russo Jusopov arrivò a Roma nel 1794, su incarico dell’imperatrice Caterina II di Russia che voleva Canova al servizio della propria corte. L’artista rifiutò di mettersi al servizio dell’Imperatrice ma accettò di realizzare su commissione dello Jusopov la seconda versione dell’Amore e Psiche, oggi esposta all’Ermitage di San Pietroburgo.

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Dalle Metamorfosi a Disney: il “nonno” di tutte le favole

Se la trama di Amore e Psiche vi sembra familiare, è perché questo mito è l’archetipo universale che ha dato vita a secoli di narrazioni. Possiamo considerarlo, a tutti gli effetti, il “nonno” di fiabe intramontabili come “La Bella e la Bestia”. Gli elementi in comune sono sorprendenti: il castello incantato e isolato, lo sposo dal volto invisibile che si manifesta solo nell’oscurità, il sospetto che l’amato sia in realtà un mostro e il fatidico divieto di guardarlo che porta alla rottura dell’incanto.

Questo schema narrativo attraversa i secoli arrivando fino alla pop culture contemporanea, dimostrando che il conflitto tra la fiducia incondizionata e il desiderio di “vedere oltre” appartiene all’immaginario collettivo di ogni epoca. Leggere oggi di Amore e Psiche significa riscoprire la radice di ogni storia che parla di bellezza interiore e del potere salvifico del sentimento.

Un’opera che ha ispirato diversi artisti

Amore e Psiche è stata fonte d’ispirazione per  artisti in tutte le epoche, soprattutto, nel Rinascimento.  Tra questi Giulio Romano, il cui affresco si trova nella sala di Amore e Psiche al Museo di Palazzo Te a Mantova e gli affreschi per la loggia di Villa Farnesina a Roma realizzati da Raffaello. Tra le testimonianze maggiori del 1800, rientrano i quadri Amore e Psiche (1889) e Il rapimento di Psiche (1895) di William-Adolphe Bouguereau.

Anche la poesia rende omaggio all’opera di Canova. Ode a Psiche scritta dal poeta John Keats. L’ultima “apparizione” di Amore e Psiche è avvenuta durante l’apertura della cerimonia delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 avvenuta lo scorso 6 gennaio San Siro. Siamo sicuri che il mito di Apuleio continuerà ad essere protagonista e fonte d’ispirazione per la cultura pop contemporanea,