Vita in quarantena

Perché in isolamento riaffiorano più facilmente i ricordi

La psicologa e scrittrice Vera Slepoj spiega perché in questo periodo i ricordi riaffiorano più facilmente e come gestirli per una corretta auto-analisi
Perché in isolamento riaffiorano più facilmente i ricordi

Per i ricordi e anche per la memoria ci vuole il tempo. Quello sospeso, che ti consente un incontro con te stesso, con gli episodi della vita per cui non c’è stata né l’occasione né la voglia di approfondirli, capirli, accettarli o condannarli. E’ più facile correre veloci nell’evoluzione quotidiana ed esistenziale che fermarsi a capire gli eventi. La rimozione, meccanismo famosissimo tra quelli di difesa che mettiamo in atto per non soffrire, in questo periodo di chiusura dalle libertà è il meno efficace.

La memoria, sia breve che a lungo termine, esplicita o implicita, è la funzione psicologica che abbiamo a disposizione per assimilare gli eventi, accantonarli, relegarli, misurarli. Il ricordo ne fa parte. Dentro gli spazi definiti dal Coronavirus, tolte le azioni meccaniche dei bisogni primari, sembra che tutto ciò che ci è stato tolto dal nostro vivere passato ci faccia mettere in atto il voler sistematizzare ciò che abbiamo vissuto.

Il contatto con amici e parenti lontani

Nella solitudine l’agenda telefonica è un’espediente salvifico, ma anche un impegnativo lavoro di verifica di noi stessi. Una verifica di chi abbiamo vicino e lontano, di chi abbiamo smesso di sentire per mesi o per anni o abbiamo più sentito. In questi giorni arrivano le telefonate opportunistiche, strumentali, riparatorie, nostalgiche. Chiamare con più frequenza genitori, amici, colleghi rappresenta una funzione psicofisica legata al senso di solitudine, ma anche all’improvvisa consapevolezza di ciò che abbiamo perso, di ciò che la frenesia ossessiva del fare aveva allontanato dai nostri comportamenti.

In realtà non c’è nulla di negativo nel voler riallacciare i legami, risentire la voce di persone di cui improvvisamente abbiamo levigato l’esistenza. Questo via vai di ricordi ripristinati, affinché non diventino un mero esercizio di utilizzo strumentale, dovrebbero dare a tutti un senso del valore dell’esistenza complessiva. I ricordi devono rappresentare una riflessione sulla superficialità e sull’egoismo su cui forse si basava la nostra vita nell’epoca pre-virus.

I ricordi del passato

Ricordare rappresenta un esercizio molto utile. Se non sollecitiamo la malinconia e la nostalgia, tutto va fatto tranne la rivisitazione in chiave distruttiva dei nostri sentimenti. Ci sono i grandi amanti, categoria a cui appartengono i seduttori, o semplicemente uomini e donne che hanno amato molto o sono stati molto amati. E’ una categoria umana dove la nostalgia ed il ricordo sono inevitabili. La necessità di rievocare i ricordi, le delusioni, le occasioni, frasi, tramonti, palpitazioni, malinconie, passaggi che viviamo di noi stessi. E’ in realtà la necessità di capire come siamo diventati con l’improvvisa consapevolezza di ciò che abbiamo lasciato e, nei casi più fortunosi, di ciò che ci rimane.

Aver vissuto intensamente è un’opportunità a cui tutti possiamo aspirare. Ciò a patto di avere il coraggio di vivere per ciò che realmente siamo, non per ciò che vorremmo o avremmo voluto essere. La solitudine di questi mesi dovrebbe aiutarci a capire in che modo abbiamo vissuto, quali sono stati i valori verso i quali abbiamo costruito i nostri comportamenti. In realtà si tratta di un piccolo bilancio.

La funzione positiva dei ricordi

La necessità di possedere il passato consente certamente di poter fare un esame della realtà con gli strumenti che abbiamo a disposizione per gestire non tanto il presente, ma il futuro. I ricordi appartengono alla grande funzione psichica della memoria, ma è anche vero che selezioniamo ciò che vogliamo o non vogliamo ricordare o memorizzare. Ci sono poi i ricordi negati, quelli che abbiamo evitato di riconoscere, di tenere in considerazione. Il rifiuto a considerare gli errori che eventualmente abbiamo commesso verso noi stessi o verso gli altri crea spesso notevoli difficoltà nell’individuo. In realtà gli errori non vanno mai condannati, ma capiti, accettati, affinché non vengano ripetuti.

Ricordare per capire chi siamo

Riordiniamo la nostra vita, riguardiamo la nostra infanzia, i nostri affetti. Ciò aiuta a capire come siamo diventati. Pensiamo ai momenti positivi e lasciamoci cullare da questo andirivieni emotivo. Tutto questo deve avere un tempo: mettiamo apposto le fotografie, mettiamo ordine negli armadi, nei cassetti, riguardiamo i video che abbiamo fatto, ma buttiamo tutto ciò che non serve, facciamolo con amore e con onore, perché tutto ciò che abbiamo vissuto in ogni caso rimane.

Il ricordo per gli anziani

Per gli anziani il ricordo è un malinconico andirivieni, soprattutto se sono soli, ma va data la giusta importanza ai ricordi. Non dobbiamo esagerare su ciò che non c’è più. Per chi è giovane ed ha progetto, per chi vive preso da se stesso, il vissuto da coronavirus ci insegna ad avere più umiltà, più senso del limite e della misura. Cerchiamo di poter vivere ancora ridisegnando la nostra vita con la pazienza necessaria quando percepiamo comunque di aver in ogni caso perso qualcosa.

Vera Slepoj

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