Fondazione Agnelli e Google insieme per rinnovare l’istruzione italiana

L'istruzione italiana è ottima, ma per molti è un po obsoleta; ecco il progetto tecnologico di Agnelli e Google per rinnovarla
Rinnovare l'istruzione italiana, l'obbiettivo di Fondazione Agnelli e Google

MILANO – Insieme fanno una bella coppia: Google e la Fondazione Agnelli si sono unite per formare i docenti italiani su nuove tecniche e metodi d’insegnamento che puntano tutto sulla tecnologia e sul digitale, un progetto mirato a rinnovare l’istruzione italiana.

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Lezioni tutte digitali

L’istruzione italiana, anche se spesso può sembrare fatiscente, è ricca di bravissimi docenti che ogni giorno non vedono l’ora di entrare in classe e di insegnare qualcosa di nuovo ai loro alunni; e anche se ai ragazzi sembra sempre che i professori siano lì solo per stressarli con compiti, interrogazioni e verifiche programmate, non è così. I docenti, se non tutti quantomeno molti, ce la mettono veramente tutta per rendere le loro lezioni appetitose e stimolanti, anche se ormai il metodo della lavagna nera e del gessetto bianco sembra essere considerato dai giovani un po’ troppo obsoleto, noioso e distante dalla loro generazione che preferisce la tastiera alla penna e il tablet al libro. Come fare allora a catturare di nuovo l’attenzione degli studenti e a rendere le lezioni più interessanti?

 

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Per risolvere questo enigma sono intervenuti due big, uno italiano e l’altro americano, il primo impegnato nell’istruzione e il secondo nella tecnologia: sto parlando della Fondazione Agnelli e di Google i cui vertici, rispettivamente John Elkann (presidente della Fondazione Agnelli) e Carlo d’Asaro Biondo (responsabile delle relazioni strategiche di Europa, Africa e Medio Oriente di Google), si sono incontrati e hanno dato vita ad un progetto che ha lo scopo di mettere a punto dei progetti innovativi per costruire, insieme ai docenti italiani, strategie e pratiche didattiche innovative tramite l’utilizzo di strumenti digitali.

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Insegnanti 2.0, i docenti sono sempre più tecnologici

Tra le novità che questa coppia di colossi ha portato a compimento, c’è in prima istanza la piattaforma Parallel Education, un luogo virtuale dove i docenti potranno formarsi reciprocamente scambiandosi idee, progetti e suggerimenti per migliorarsi sempre di più a vicenda. In poche parole possiamo dire che si tratta di una sorta di social network che al posto che contenere spazzatura di qualsiasi tipo, è arricchito da funzionalità tese a migliorare la produttività e l’efficacia dell’insegnamento. Il tutto sarà disponibile a partire dall’autunno in una versione prova/preliminare erogata prima solo a 300 classi di scuole medie e poi, dal 2020, a tutti i docenti.

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Ai docenti che fin’ora si sono proclamati tradizionalisti, poco tech oppure non adatti ad apprendere nozioni informatiche, questo programma potrebbe spaventare un po’. Ma tranquilli, non c’è da preoccuparsi perché per apprendere queste nozioni non bisogna essere degli informatici: i docenti di elementari e medie che sono stati ospiti del laboratorio Combo (il laboratorio didattico della Fondazione Agnelli), infatti, hanno imparato ad usare Scratch, il più diffuso sistema di programmazione a blocchi, per permettere a studenti dai 9 ai 14 anni di poter realizzare percorsi digitali su temi come sport, moda e narrazione. Inoltre, grazie a Google Cs First e alle app presentate durante la presentazione dell’intesa chiamata [email protected], gli insegnanti potranno rendere i percorsi d’insegnamento e di apprendimento più facili e accessibili a tutti.

 

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