Il tempo di una canzone – di Mariapia Crisafulli

Il tempo di una canzone - di Mariapia Crisafulli

Mancava poco all’alba. Il cielo, violaceo, si preparava ad accogliere il sole in una nuova giornata. Il mare davanti ai nostri occhi danzava al tempo delle sue onde, accompagnato dalle note di un Fabrizio De Andrè strimpellato con arte e raucedine da una chitarra. E poi noi, sdraiati sulla sabbia, ad aspettare, con gli stessi occhi stremati dal buio della notte squarciato dalle fiamme di un falò improvvisato. In balia di quelle ballate, avevamo esaurito persino le parole: tra di noi, ingenui e maldestri ragazzi, solo sorrisi, carezze a sguardi assonnati. Anche il sole, quella mattina, era pigro; si fece attendere per più di un’ora, forse sapeva che eravamo tutti lì per lui: tanta magnificenza deve pur ammettere un po’ di fanatismo. E infatti non ci deluse, quella sfera infuocata più vecchia del mondo ci concesse uno spettacolo da sogno. Ci trovammo dentro a un dipinto il cui sfondo era invaso da colore caldo e raggiante e, in primo piano, noi che ci estendevamo come tante piccole ombre.

Nonostante il ricordo sia vivido, non riesco a esternarlo come vorrei. Raccontare non è mai stato il mio forte, forse perché so che le parole non renderebbero giustizia alle emozioni che ho provato nell’afa di quell’estate ormai lontana.
De Andrè, l’originale, suona ancora; stavolta, accompagna il tintinnio della pioggia e la solitudine di chi ricade nella monotonia dell’inverno. Mi basta ascoltare, un attimo, la poesia della sua musica per ritornare con la mente a quella notte d’agosto trascorsa a inseguire il giorno. “Il tempo di una canzone, l’ultima, e poi si va a dormire!” Avevamo iniziato così, per poi continuare ancora con nuovi accordi, finché le ore iniziarono a perdere minuti, i minuti, secondi… finimmo col farci cullare dalla grande illusione che è il tempo e dall’infinita euforia dei nostri anni, fino all’alba.
Ancora adesso -come adesso- mentre guardo l’alba nel suo frangente più o meno breve, mi sforzo di ritrovare la magia di allora, la spensieratezza che quella notte musicata ricreava, distraendoci da tutto il resto. Quel pensiero, sebbene astratto e lontano, riaccende in me un luminoso sorriso, lo stesso che ispira queste parole testimoni di un passato che sa farsi presente. I sorrisi più belli, ora lo so, sono quelli dei ricordi. Era un giorno come tanti altri, in fondo, eppure aveva qualcosa di speciale, di unico e irripetibile. Se siamo felici è perché qualcuno cospira benevolmente contro di noi, un demone capace di penetrare in ogni meandro della nostra anima e inchiodarci alla quieta ebbrezza che la musica, più di altri, sa donare; quel demone, quella notte, era lì a farci compagnia, ne sono certa.

Come in estasi, ci abbandonammo a un vortice di emozioni, accostando agli arpeggi gravi le nostre inconfessabili tristezze, liberandocene; agli acuti stonati delle voci le più audaci speranze, persino quando il silenzio si impossessò dei nostri corpi e proiettò le nostre menti verso mondi lontani, dimenticando il girotondo delle lancette, il logorio degli attimi che troppo in fretta passavano, senza che nessuno di noi potesse accorgersene. Il tempo di una canzone, e venne il giorno.

 

Mariapia Crisafulli

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