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La poesia

Salvatore Quasimodo, la poesia “Uomo del mio tempo” contro l’odio

“Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo è l’ultima poesia della raccolta “Giorno dopo giorno” del 1946

Oggi vogliamo proporvi la poesia di Salvatore Quasimodo “Uomo del mio tempo” in segno di speranza. L’anniversario che ci troviamo a celebrare, infatti, rappresenta uno dei momenti più bui della storia moderna. Questa poesia, che compare come ultimo componimento nella raccolta “Giorno dopo giorno” del 1946 vuole essere, come lo è stato allora, un monito contro l’odio.

“Uomo del mio tempo”

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

La bestiale natura umana

Ciò che sottolinea Salvatore Quasimodo in questa poesia è come l’uomo del suo tempo, quindi del Novecento, nonostante i secoli di evoluzione, le innovazioni tecniche e scientifiche, non sembra aver perso quell’istinto animale primitivo. Quegli istinti che ci distinguevano da ciò che dovremmo essere oggi poiché non ci rendevano capaci di creare una società. Istinti violenti e pulsioni che favorivano esclusivamente il singolo o una piccola parte del gruppo. Il progresso scientifico ci ha portati solo alla costruzione di armi migliori, l’odio nella società, seppur a volte ben celato, è presente e continuamente nutrito. Anche per queste ragioni oggi siamo qui a piangere i quasi tre mila morti dell’attentato alle Torri Gemelle. L’uomo non sa vivere senza violenza.

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Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto del 1901. Dopo la scuola si trasferì a Roma nel 1919 per frequentare la facoltà di Ingegneria, ma non si laureò. Nel 1929 iniziò a scrivere per la rivista “Solaria”. Il suo genere di poesia lo renderà il maggiore esponente dell’ermetismo italiano. Nel 1934 si trasferì a Milano dove lavorò nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Il dramma della Seconda guerra mondiale lo scosse profondamente, fino a convincerlo alla necessità di una vita sociale più attiva.  Nel 1959 ricevette il premio Nobel per la Letteratura. Morirà a Napoli il 14 giugno del 1968.

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Alice Turiani

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