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“Speranze”, la poesia di Jack Kerouac sulla disillusione

Il 12 marzo ricorre l’anniversario di nascita di Jack Kerouac, padre della Beat Generation. Lo ricordiamo leggendo “Speranze”, una poesia che trasmette appieno l’anima dello scrittore e ci parla della disillusione.

Nell’anniversario della nascita di Jack Kerouac, non possiamo fare a meno di ricordare il grande scrittore e poeta statunitense leggendo una poesia che ci parla di lui, facendoci entrare nel suo mondo e nella sua vita, piena e vuota allo stesso tempo. Scopriamo insieme “Speranze”.

“Speranze”

La poesia non lo sa:
Il condizionatore
Disusato d’inverno
È come le mie speranze

Un po’ dentro, un po’ fuori,
Verdi su ruota bianca,
Buone solo a gettare
Un’ombra lunga
Nella livida luce della strada.

“La poesia non lo sa”

Kerouac si è cimentato per tutta la vita nella poesia, ma molti dei suoi componimenti sono stati pubblicati postumi. Ha sperimentato nello stile, nella forma e nel lessico; ha composto poesie lunghissime e brevissime, strutturate o meno. Nei suoi componimenti, Jack Kerouac ha riversato la sua anima, con sincerità e coraggio. La poesia è stata per lui un modo per giocare con la lingua ma anche per conoscere e analizzare se stesso e l’uomo.

“Speranze” è una poesia inusuale, che ci trasporta subito nel tempo e nei luoghi di Kerouac. L’ambiente è quello della metropoli che tanto ha ispirato la prosa dello scrittore. L’elemento cardine del componimento è un condizionatore – non potrebbe esistere nulla di meno poetico –. “La poesia non lo sa” (v.1): così ha inizio il componimento. La poesia non potrebbe accogliere un tale oggetto fra i suoi versi. Eppure, Kerouac si serve di un concretissimo condizionatore per descrivere un elemento astratto tipico della vita dell’uomo: la speranza.

La speranza è ciò di cui nutriamo il nostro presente, immaginando il futuro. Spesso è lo stato d’animo che ci solleva dalle difficoltà contingenti, l’unico modo che abbiamo per farci forza e andare avanti nonostante le difficoltà e i timori. Ma cos’è, in fondo, la speranza? Kerouac non ha paura di comporre dei versi sulla speranza in modo del tutto innovativo. Le sue – e le nostre – speranze somigliano infatti ad un condizionatore inutilizzato in inverno: sono pressoché inutili. Servono soltanto a “gettare/un’ombra lunga/nella livida luce della strada” (vv.7-9). Una similitudine così terrena, bassa e concreta, per descrivere uno stato d’animo fondamentale nella vita dell’essere umano.

Jack Kerouac

Jean-Louis Lebris de Kérouac, conosciuto come Jack Kerouac, è stato uno scrittore, poeta e pittore statunitense. Nasce il 12 marzo 1922 nel Massachusetts, in una famiglia di immigrati franco-canadesi. Da bambino, frequenta una scuola parrocchiale in cui gli insegnamenti sono impartiti in francese; per questa ragione il giovane Jack non riesce subito a parlare l’inglese, e diventa perfettamente bilingue solo durante l’adolescenza. Sin dall’adolescenza, Jack scopre il suo amore per la scrittura, che lo aiuta a sperimentare con la lingua e ad esorcizzare i bruschi rapporti familiari: gli affari del padre vanno sempre peggio, e come conseguenza l’uomo comincia ad ubriacarsi e a darsi al gioco d’azzardo. La sorella maggiore viene presto indotta a sposarsi per alleggerire le spese del nucleo familiare, e il giovane Jack si ribella alla decisione della famiglia.

Da questo momento, Kerouac vive da solo, scrivendo romanzi e poesie, finché non si trasferisce a New York grazie ad una borsa di studio per meriti sportivi. Qui, studia alla Columbia University e, nel tempo libero, visita locali jazz, musei, cinema e teatri, tuffandosi a capofitto nella vivace e sregolata New York. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Kerouac decide di arruolarsi, ma guadagna un po’ di tempo lavorando come meccanico a New Haven, visto il parere contrario dei genitori. Poi, nel 1942, il ragazzo si imbarca nella marina mercantile in direzione della Groenlandia. Durante questa esperienza, Kerouac intrattiene relazioni promiscue con donne e uomini, ed esplora la sua omosessualità.

Nel 1943, comincia il servizio militare. Dopo diverse visite psichiatriche, il giovane viene riformato per “demenza precoce” e poi, dopo un controllo più approfondito, viene definito “psicopatico costituzionale e personalità schizoide, ma non psicotica”. Tornato a Brooklyn, dove nel frattempo si sono trasferiti i genitori, Jack Kerouac si imbarca in un mercantile e ha così l’occasione di visitare Londra. Gli anni successivi sono segnati dall’adesione alla Beat Generation, dall’uso di droghe e alcool e da eventi luttuosi.

Nel 1946 incontra Neal Cassady, a cui si ispira per il protagonista del suo capolavoro, “On the road”, e l’anno successivo parte alla volta dell’America del Nord. La vita di quest’uomo è costellata di eventi, viaggi, novità ed innumerevoli esperienze, ma anche di vizi, malattie e sofferenza. Kerouac diventa uno scrittore celebre dopo il 1950. È considerato il padre della “Beat Generation” e della cosiddetta “prosa spontanea”. Non smette mai di assumere droghe e alcool. La sua esistenza è contraddistinta da continui alti e bassi, fra i successi delle sue opere e il deterioramento fisico e morale dovuto alla vita sregolata.

Muore il 21 ottobre 1969, a seguito di una cirrosi epatica, lasciandoci in eredità opere meravigliose, con cui l’autore ha cercato di raccontare l’amore, la caducità della vita e la ricerca della verità in tutte le sue forme.

 

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