Poesia per vivere meglio

Perché la poesia ci aiuta a vivere meglio la quarantena

"La poesia è il nostro superfluo necessario". Lo scrittore Dario Pisano si spiega in che modo la terapia della bellezza letteraria ci aiuta ad affrontare questi giorni particolari
Perché la poesia ci aiuta a vivere meglio la quarantena

“La poesia è il nostro superfluo necessario”. In questo periodo di isolamento affettivo, siamo tutti condannati a un regime di vita claustrofobico. Avvertiamo l’esigenza di una parola consistente che nutra il nostro cuore di fiducia e di ottimismo; che lasci almeno intravedere un orizzonte di senso nella nostra esistenza. Siamo tutti un po’ disorientati, smarriti come Dante nella selva oscura che è un’allegoria dell’esistenza umana, piena di confusione.

L’aiuto della poesia

La poesia ci viene in soccorso come fa Virgilio con Dante: ci offre una una bussola interiore che ci permette di orientarci nel caos del mondo. Scrive  Valeriu Butulescu: « La poesia è nata la notte in cui l’uomo ha contemplato la luna pur consapevole che non era commestibile ». Mi sembra una definizione calzante: nell’inutilità della Poesia sta la sua forza. Cito un grande poeta italiano del 700, Giuseppe Parini, il quale scriveva : « La poesia non è necessaria come il pane né utile come l’asino o il bue ».

Lo scopo della poesia

La poesia non serve a niente perché non è serva di nessuno. Non è una serva ma una signora, esattamente come la filosofia per Aristotele. Credo che occorra riconquistare un’ovvietà: quando guardiamo un’opera cinematografica, visitiamo un Museo o ascoltiamo la Musica, non ci domandiamo a cosa ci serva impiegare il tempo in questo modo. Nessuna ossessione utilitaristica viene a visitarci. La fruizione di un’opera d’arte – di una qualunque opera d’arte –  ha il solo scopo di rinnovare, rigenerare le nostre emozioni.  Quello che la poesia ci offre è una dilatazione emotiva della nostra esistenza che ci permetta di colmare il divario tra il moltissimo che sentiamo e il poco che riusciamo a esprimere. Il grande poeta romantico Keats ha lasciato scritto che la poesia « make soul», fa anima, aumenta la quantità della nostra anima.

Il paradosso è che più la nostra anima è pesante, più ci innalziamo – in uno slancio antigravitazionale – al di sopra del gorgo dei problemi quotidiani. La leggerezza che la grande poesia ci dona non è fatuità, ma – come ci ha insegnato Baudelaire nella lirica Elevation – consiste nel privilegio di guardare la vita dall’alto per meglio riconoscere la piccola misura del nostro vivere quotidiano.

Letteratura forma di difesa dalla vita

Sappiamo tutti che ci sono stati dei poeti e degli scrittori che hanno anche cercato di sostenere le grandi cause dell’umanità. La letteratura – diceva Pavese – è anche una forma di difesa contro le offese della vita. Ci son poeti che hanno dato voce a chi non ne aveva per l’impegno umanistico di testimoniare le sofferenze esistenziali, le ingiustizie più lancinanti e le violenze più brutali. Tanti poeti – dopo i periodi di violenza collettiva – hanno posto a loro stessi attraverso la poesia il compito di “ rifare l’uomo “ ( così scriveva Salvatore Quasimodo nell’immediato secondo dopoguerra ); riparare i viventi, tornare a insegnare quei valori morali e culturali che sono la base di ogni comunità umana.

Lo scopo della lettura

Ma a che serve leggere? Credo che noi leggiamo i libri per irrobustire le nostre competenze esistenziali e imparare a leggere un libro ben più importante di quelli che custodiamo negli scaffali delle nostre librerie: il libro della nostra vita.

 Vorrei offrire alla vostra attenzione una poesia di Emily Dichkinson, la dama della poesia statunitense dell’Ottocento, la quale fece una vita appartatissima.

Nacque, crebbe, visse e mori nella casa dei suoi genitori, senza quasi mai allontanarsene. Aveva una sua stanzetta in questa grande dimora, dove trascorse tutta la vita; un’esistenza intera dedicata a coltivare la sua passione per la poesia.

La claustrofilia

In questo periodo che stiamo attraversando cerchiamo di sforzarci a essere come Emily Dichkinson e proviamo a trasformare la claustrofobia in claustrofilia! Stare dentro casa ci costringe a esplorare le grotte della nostra anima stipate di tesori insospettabili.  La giovane Emily con la sua poesia incuriosì tutti: genitori, parenti, amici, conoscenti si chiedevano che cosa nascondesse  un’esistenza tanto segretamente amministrata. A che cosa stava dedicando la sua vita con una pazienza e un rigore degni di un alchimista? 

Quando ella morì, la sorella scopri nella sua cameretta pile e pile di fogli. Incominciò a leggerli e si accorse che tra quelle quattro mura era depositato un ingente deposito di bellezza letteraria: circa 1700 poesie che furono pubblicate un poco alla volta ed ebbero grande successo. Il mondo scoprì così questa voce purissima e indimenticabile.

L’acqua la insegna la sete

Offro alla vostra attenzione una delle sue liriche che amo di più:

L’acqua, la insegna la sete.

La terra – gli oceani trascorsi.

Lo slancio – l’angoscia –

La pace – la raccontano le battaglie –

L’amore, i tumuli della memoria –

Gli uccelli, la neve.

Questo incipit è memorabile: “ L’acqua la insegna la sete “.

La sete,  il desiderio inappagato di qualcosa, ci insegna l’importanza di quello che ci manca, che magari davamo per scontato. Vi invito a meditare questo verso perché racconta quello che stiamo vivendo: tutti noi avvertiamo la mancanza di quelle cose che ci sono sempre sembrate ovvie – uscire di casa e fare quello che volevamo – e che ci sono state temporaneamente sottratte.

La sete di vita che cresce ogni giorno dentro di noi, questo desiderio di riconquistare le nostre abitudini – ci sta insegnando che privilegio avevamo e torneremo presto ad avere nel sorseggiare quotidianamente l’esistenza nelle dosi che preferiamo.

Questa lirica – pur nella sua breve misura – ha una latitudine di significato straordinaria. Come scriveva W.  Faulkner, « la poesia è la storia del cuore umano su una capocchia di spillo ».

Arrediamo le stanze di poesia

In questo periodo durante il quale possiamo uscire poco di casa espandiamoci dentro di noi: arrediamo con la poesia le stanze del nostro edificio interiore.  Ricordiamoci che la parola «cultura» viene dal verbo «colo» che vuol dire coltivare.

Coltivare i propri interessi culturali significa coltivare noi stessi, il giardino della nostra mente. Trasformiamo la nostra mente in un giardino fiorito: andiamo a cogliere fiori profumati nei prati millenari della Letteratura, portiamoli dentro di noi e adorniamo il balcone della nostra mente. Dedichiamoci al giardinaggio interiore. L’educazione alla poesia consiste in una pedagogia dell’anima che tutela l’ecologia della nostra vita interiore. La poesia è il nostro superfluo necessario.

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