
In questo articolo esaminiamo una parola contenuta nel bellissimo e tremendo canto che Dante dedica a chi fa violenza contro sé stesso.

Dante adopera il verbo nel ventunesimo canto dell’Inferno e nel decimo canto del Purgatorio, ma, cosa significherà mai? Scopriamolo.

Certi verbi contendono in loro stessi la grazia che poi si dipana nel loro significato, Dante Alighieri lo sapeva bene quando ha utilizzato “gratulare”.

Scopriamo assieme l’origine e il significato dell’aggettivo “fuio” utilizzato da Dante Alighieri sia nel suo Inferno che nel Paradiso della Commedia.

Scopriamo assieme l’origine e il significato del verbo “mirrare”, non “mirare”, mi raccomando, utilizzato da Dante Alighieri, nella Divina Commedia.

La lingua della Divina Commedia è un laboratorio straordinario di invenzioni lessicali, recuperi dal latino, adattamenti di parole popolari e creazioni destinate a lasciare un segno nella storia dell’italiano. Molti vocaboli utilizzati da Dante Alighieri sono rimasti vivi fino ai nostri giorni; altri, invece, sono scomparsi dall’uso comune, sopravvivendo quasi esclusivamente nelle pagine del poema…

Con questo caldo serve proprio qualcosa che riesca ad aduggiare noi e i nostri amici. Ma, cosa significa questo verbo utilizzato da Dante? Vediamo

Scopriamo perché nella Giudecca, parte infima dell’Inferno della Divina Commedia, Dante fa maciullare a Lucifero tre figure: Giuda, Cassio e Bruto.

Scopriamo assieme qual è il significato della parola “solecchio” e della locuzione che ne deriva “fare solecchio” adoperata da Dante Alighieri.

La Divina Commedia è un’opera che continua a sorprendere non soltanto per la profondità del suo pensiero filosofico e teologico, ma anche per la straordinaria ricchezza della sua lingua. Dante Alighieri non si limita infatti a utilizzare il patrimonio lessicale dell’italiano delle origini: lo amplia, lo rinnova, recupera vocaboli del latino, crea neologismi e attribuisce…