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Ognissanti, 10 poesie dedicate all’1 novembre

Scopri 10 poesie dedicate alla festa di Ognissan attraverso il versi di 10 poeti italiani

Oggi, come ogni primo novembre, la Chiesa cattolica celebra la ricorrenza di Ognissanti, o Tutti i Santi, la festa con cui si ricordano tutte le persone che secondo la Chiesa si sono distinte per le virtù cristiane, per la loro indole o per i loro comportamenti: vale a dire, i santi.

Tutti i Santi in latino è Festum omnium Sanctorum. La canonizzazione, il diventare santi, decreta che una persona morta si trova ufficialmente in Paradiso. Va oltre la beatificazione perché permette la venerazione come santo. Se il vostro nome non ha un santo corrispondente nel calendario, oggi è la giornata migliore per festeggiare, ci sono tutti.

La festa di Tutti i Santi è nata probabilmente nei primi secoli di vita della Chiesa per ricordare i martiri, ovvero le persone che hanno testimoniato la fede cattolica nonostante le violenze e le persecuzioni subite (in greco antico, màrtus significa “testimone”).

Gregorio IV il Papa che decretò l’1 novembre la festa di Tutti i Santi

Il primo Papa che indicò una festività per celebrare i martiri fu Bonifacio IV, che il 13 maggio del 610 dedicò sia il Pantheon di Roma che quella giornata alle persone morte come martiri nei secoli precedenti. Due secoli dopo, Gregorio IV spostò la festività al primo novembre, includendo nelle celebrazioni anche i santi.

Non è chiaro come mai Gregorio IV scelse proprio il primo novembre; secondo alcuni la ricorrenza fu fissata in quella data per cercare una continuità con una serie di feste pagane che cadevano in quel periodo: fra queste c’è anche lo Samhain, la festa celtica che celebra la fine dell’estate che potrebbe aver dato origine ad Halloween.

Nel 1475 poi, Ognissanti divenne infine obbligatoria per tutta la cristianità per volere di Sisto IV.

Ma, perché Ognissanti cade l’1 novembre? 

Come spesso accadde nel corso della storia della Chiesa, la religione cristiana prese le mosse da riti pagani  già esistenti. È più che probabile infatti che il primo novembre fu scelto proprio perché in quella data si celebravano già altre feste pagane che accoglievano il letargo della natura e l’arrivo della stagione fredda.

Tra i Celti, ad esempio, i giorni fra ottobre e novembre erano per tradizione il periodo di maggior contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti e infatti il 2 novembre si ricordano i defunti.

Da questo bacino di culture e tradizioni nacque anche la festività di Halloween, il cui nome è infatti formato dall’unione delle parole All (tutti) Hallow (santi) Eve (vigilia), ossia “la vigilia di tutti santi!”

10 poesie dedicate alla festa di Ognissanti

Ognissanti del 1906 (A Maria), di Giovanni Pascoli 

Son tutti i Santi, e in cielo è la tempesta.
È la tua festa, ma il tuo viso è smorto.

Dolce sorella, non piegar la testa
come gli smorti fiori del nostro orto!

Sorella pia, non esser così mesta
come son mesti i fiori che ti porto!

Suonano, senti, le campane a festa!
Suonano un poco, e poi… suonano a morto!

Ognissanti, di Nicola Moscardelli (1894-1943)

La prima neve ingemma la terra ma non riesce ad acchiarire l’aria.
Di là dal velo che ci infrena la vista le legioni invisibili degli Angeli esultano e paiono costellazioni improvvisamente alate.
La cima dell’ala dell’uno tocca la cima dell’ala dell’altro.
Nemmeno la neve del monte che solo la luna sfiora col suo lume è candida come quell’ala.
È un fuoco circolare che arde senza consumarsi.
Nemmeno il più puro pensiero è puro come quel fuoco.
Odono in sonno i fanciulli un gran trascorrere d’ali e l’anima loro è presa nel vortice e attorta a somiglianza d’un fiore.

Et Omnibus Sanctis Tuis, di Giovanna Fozzer

Risalire
per i rami di quell’albero
che si affolla di
fisionomie antiche

Ignazio Alessandro Marcellino Perpetua
Agata Lucia Agnese
Cecilia Anastasia
Luciano Camilla Paolina Luigi
Mariapia Clementina Giovanni

volti coraggiosi
fatiche generose
fino al martirio.

Ognissanti, di Corrado Govoni 

Ognissanti! Domenica! La pioggia 
sembra che tessa de le funebri ghirlande… 
Sul marciapiede tra la noia roggia 
s’affretta una chiassosa squadra d’educande. 

Soffia il vento. Domenica! Ognissanti! 
giorno de gli ineffabili preparativi 
e dei pellegrinaggi ai camposanti 
coi cuscini di verdi e rossi semprevivi! 

Lo stellato del vecchio gelsomino 
odora nel testo dal fodero di vaio. 
Tra il fruscìo de le foglie, nel giardino 
bagnato (è il pomeriggio) ferve il passeraio. 

I vetri de la stanza a gli insistenti 
sbruffi raggrinzano i loro pomelli smorti; 
e le campane da tutti i conventi 
recitano l’ufficio a lutto per i morti. 

Giorno dei Santi e il cielo di novembre, di Margherita Guidacci

Giorno dei Santi e il cielo di Novembre
Riflesso nell’asfalto delle vie
Inondate di pioggia, due grigiori
Paralleli ad opprimere lo sguardo
Dovunque cerchi fuga. La città
Sembra di piombo e cenere, ed il crudo
Lampo dei fari rende più spettrali
I visi dei passanti. Lente scorrono
Le ore in questo scroscio
D’acqua, tra schizzi brevi
Di fango e il volteggiare
Di foglie marce dai giardini. È arduo
Oggi pensare al Paradiso: tutto
Ci riconduce e prostra sulla terra.
Occorre troppa fede a superare
L’alta barriera di tristezza. Facile
Sarà invece domani, nella scia
D’una stagione di disfacimento,
Ricordare la fine d’ogni carne.

Ognissanti, di Nicola Moscardelli 

La prima neve ingemma la terra ma non riesce ad acchiarire l’aria.
Di là dal velo che ci infrena la vista le legioni invisibili degli Angeli esultano e paiono costellazioni improvvisamente alate.
La cima dell’ala dell’uno tocca la cima dell’ala dell’altro.
Nemmeno la neve del monte che solo la luna sfiora col suo lume è candida come quell’ala.
È un fuoco circolare che arde senza consumarsi.
Nemmeno il più puro pensiero è puro come quel fuoco.
Odono in sonno i fanciulli un gran trascorrere d’ali e l’anima loro è presa nel vortice e attorta a somiglianza d’un fiore.

Santi, di Mario Rivosecchi 

Nivee le spume
nell’impeto opaco dell’onda;
nel fragore, silenziose, lievi;
fra le rupi, un mito.

Santità, azzurro stelo
dai contorti rami,
tremule foglie e fiori;
sopra la terra scura
vaste carezze di spighe.

Santità, umano fiore
grappoli di stelle
sui mondi neri.
Dalle impervie catene,
fluido polle e fiumi.

Santità, sorgente viva
pargoli, cielo
luce entro le case.

Santi di povertà,
santi di umiltà,
santi di carità,
figli dell’uomo,
creature di Dio, Santi
tornate alla terra.

I Santi, di Roberto Rebora 

La cattedrale si piega nell’aria magica
dove ombre s’innervano nel gioco
consueto del cuore: un moto naturale
nel rapido chiarore dell’avvento.
Maturano gl’animi una foresta ondosa
di figure distanti accanto alla perenne
morte dell’ora.
Oggi l’albero lascia le foglie, mansueto.

Preghiera per il giorno di Ognissanti, di Brunello Rondi

Mai la luce del mondo è stata tanto
bianca come in questo giorno
d’inverno. Le campane
pur ora in questo tenero
acclamare parevano non l’ombra
delle sagrestie ma il suono
stesso della maturità del mondo, il gesto
che romperà il suggello delle messi al giorno
pieno d’estate. I ragazzi
col sangue in questo rombo odo parlare
sulla strada come se una nuova
stagion battesse chiara nei pensieri o il cielo
monumentale come albero mostrasse
i frutti. Vieni a casa
dico piano al mio Dio guardando in petto
me stesso e in questa luce
frequentaci come sale al profondo
cielo degli uomini un volo altissimo
di gru confuse con le nuvole o il rombo puro
del tuono annuncia un movimento
del cielo e della luce che saprà venire in pioggia
sulla terra. Visitaci, come risale dall’Oriente
il sole o ritorna sulla donna
lo sposo, e questi uomini (ch’io,
sono) illumina e nutrisci tu con la luce
ch’è grano, e governa con l’amore
ch’è semenza e caldo soffio dei venti. Ti cerco dove
i popoli si pongono in antiche
e soprattutto nuove posizioni
di giustizia come il vegetale
si accomoda alla luce per mostrare
la propria faccia e alla foresta
far posto. Ti cerco nella pace
dei pastori col loro gregge ma soprattutto in fondo
alle assise degli uomini che fanno
regole per i propri simili. La legge
matura, se vuoi, nel vulcano di sapienza
del tuo azzurro, ove ti vedono segreto
i fanciulli, ma tempera nel muto
equilibrio d’ogni giorno i legami che nascono
agli acuti profili delle ore tra uomo e uomo e insegna
con la fiamma del sole che si spande identica
in tutti i meandri del cielo come l’uomo
è uguale al proprio simile e quei bracieri
che in sé trattengono cupide fiamme mentono
il tuo nome. Non amare i nuovi
traditori della tua prima patria
originaria ch’è il corpo dell’uomo, il tuo Cristo, se dicono
che il suo avvento è dei cieli e in questa magra
meraviglia del mondo non ti ospitano, profondo
come se tu abitassi per Noi e nelle intime
camere della terra nostro amico dei giorni migliori.
E non mi tolgo agli umili
dialoghi della sera quando intorno
alla cena del giorno diventato
pane gli uomini si dicono
le parole più calme se ti parlo
così: «Dio mio fratello e padre
meraviglia dei credenti ma del tutto
domestico come alla grande solitudine
amorosa degli sposi il lor tetto od il mare
ai marinai, dialogo dei labbri
più intimi, parola detta al caldo
dell’orecchio e più lenta di quante mai parole
han detto gli uomini, mio infinito
amico sempre eguale e pur così
nuovo, Dio di fedeltà, d’origine
dolorosa e di memoria, Dio di passione
espressiva e Dio di musica, se i suoni
il Crocifisso indovinano nelle
braccia aperte del suo silenzio, Dio della cenere
e del ritrovamento e dunque Dio del focolare
e del fuoco, Amico degli amori e anche
Primo amante, sorveglia, ravvedi
tempera, correggi
e custodisci, spaventa, rasserena
illumina metti spegni abbandona
governa traduci dimetti
assalisci trasporta tramuta».

Tutti i Santi, di Antonello Satta Centanin

Se fossero davvero tutti, Ilario
Fidanza, noto barman di Viggiù,
avrebbe il posto suo nel calendario,
e lo si stimerebbe un po’ di più

Di adesso che ogni volta che abbandona
il bar per espletare le funzioni
qualcuno lo deruba. «Vai in mona!»,
è quello che gli dicono. Ragioni

Che valgano la canonizzazione?
Il rassegnato scuotere la testa
nel preparare un’altra colazione,

nel traghettare con anima mesta
sua discendente anodina legione
degli avventori dentro la foresta.

Primo Novembre, di Jacopo Bocchialini 

Pioggia dei Santi, fortuna dei morti,
anche se ai vivi dispetto tu porti!
Men calpestate le povere aiuole,
meno eleganza a la luce del sole.
Ceri bagnati, angustia repressa;
fiori sgualciti, preghiera sommessa.
Pianti in silenzio, occhiaie profonde,
ombre fugaci e anime monde.
Chi passa? Un vecchio che cerca sotterra
l’ultimo figlio che gli è morto in guerra.
Galleria scura: che pena cercare,
guardar dovunque, e invano guardare!
Un corpo a terra: un velo, un affanno…
Quella è una mamma… Così tutto l’anno.
Tutti in silenzio, tutti raccolti:
stanche le spalle, maceri i volti.
Un sol legame: dolore e preghiera,
cuore che spera, cor che dispera.
Così su tutto la pioggia dei Santi,
su vane gioie e su animi infranti.

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