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Novembre, la poesia che esalta il ritorno del sole dopo le piogge autunnali

Questa poesia del poeta, scrittore e giornalista italiano Vincenzo Cardarelli descrive gli effetti delle "lunghe piogge autunnali" tipiche del mese di Novembre alle quali segue "un sole freddoloso" prezioso come l'oro.

“Novembre” è una poesia del poeta, scrittore e giornalista italiano Vincenzo Cardarelli, contenuta all’interno della raccolta “Opere” dello stesso autore.

Questa poesia racconta “le lunghe piogge autunnali” tipiche del mese di Novembre alle quali segue “un sole freddoloso”. Versi che possano essere d’auspicio per la fine del mal tempo che sta attraversando l’Italia.

“Novembre” di Vincenzo Cardarelli

C’è un giorno che tutte le formiche escono dal bosco
a fare il fascio per l’invernata.
Sopraggiungono, di lì a poco,
le lunghe piogge autunnali,
simili a un gran pianto dirotto, interminabile.
È un pianto che sgorga a fiumi, a torrenti,
fa crescere il lago, solca le strade, rovina i ponti
e dilaga per i campi ostinatamente verdi.
I muri si ricoprono di vellutina.
Quando più nessuno se l’aspetta,
un sole freddoloso, più prezioso dell’oro vecchio,
torna poi, ogni mattina,
a trovare le foglie gialle d’acacia
che piovono ancora sui davanzali,
le foglie secche dei platani
che il vento trascina lungo i viali.

Il significato della poesia

La poesia “Novembre” di Cardarelli inizia con il tentativo delle formiche di “fare il fascio per l’invernata”, un tentativo vanificato dall’arrivo delle “lunghe piogge autunnali”. Da qui inizia la descrizione paesaggistica legata agli effetti delle lunghe piogge autunnali, in cui l’autore utilizza un linguaggio discorsivo e nello stesso tempo impetuoso e profondo.

La descrizione della pioggia che “fa crescere il lago, solca le strade, rovina i ponti” sembra, purtroppo, estremamente attuale, se pensiamo alle zone alluvionate in Toscana e in altre zone d’Italia di questi ultimi giorni.

Alla pioggia e ai suoi effetti, lascia spazio “quando più nessuno se l’aspetta” la mattina successiva “un sole freddoloso”, definito da Cardarelli “più prezioso dell’oro vecchio” proprio per l’importanza che riveste la presenza del sole nel cielo, segno che le nubi sono dissipate e che quindi non piove più.

E un sole freddoloso è quello che, speriamo, faccia capolino presto sulle città italiane colpite dal maltempo di questi giorni.

L’alternarsi pioggia/sole è una metafora anche della vita: a ogni periodo negativo, che porta danni e rovine, segue sempre, spesso inaspettatamente, un prezioso momento di positività, capace di ridare speranza e prospettive di ripartenza.

Segue sul finale della poesia un’altra descrizione naturalista: stavolta sono protagoniste le foglie secche e gialle, simbolo del periodo autunnale tipico del mese di Novembre. Esse simboleggiano la caducità della natura, e quindi della vita, tipica del mese di Novembre, il cui ciclo definisce l’alternarsi delle stagioni.

La poetica di Vincenzo Cardarelli

Vincenzo Cardarelli è stato un importante testimone della “restaurazione classicistica” che negli anni Venti e Trenta seguì ai fermenti innovativi del primo Novecento. La sua è una poesia descrittiva e lineare, legata a ricordi passati di qualunque tipo, siano paesaggi, animali, persone e stati d’animo, che vengono espressi con un uso di un linguaggio discorsivo e nello stesso tempo impetuoso e profondo.

L’esperienza poetica di Cardarelli si pone a cavallo tra l’avanguardia degli anni dieci e la restaurazione degli anni venti. Se in un primo momento è evidente nelle sue opere la caratteristiche tipiche dell’avanguardia, successivamente se ne distacca, rigettando ogni trasgressione espressiva.

La collaborazione alla rivista “La Voce” rappresenta il momento in cui l’autore si avvicinò al clima avanguardistico, del resto le opere di quegli anni rivelano non pochi influssi riconducibili all’alveo dell’avanguardia: espressionismo linguistico, frammentismo, temi come lo sradicamento, il viaggio, l’adolescenza, la perdita di identità.

Nella poesia di Cardarelli sono individuabili due tendenze opposte: una pulsione trasgressiva e una volontà di autocontrollo. A prevalere è generalmente la seconda, che comporta l’accentuazione della compostezza formale senza però far venire meno l’elemento di derivazione avanguardistica.

Il ritorno all’ordine che si attesta a partire dagli anni Venti porta l’autroe a una ricerca costante di compostezza, di tono colloquiale e di atteggiamento ragionativo e distaccato.

 

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