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Felicità, la poesia di Trilussa per apprezzare la gioia delle piccole cose

Trilussa è il poeta della spontaneità, della vita “terra terra”, popolare. In questa poesia ci parla della semplicità della felicità.

La semplicità della felicità sembra essere una cosa complessa. Sembra essere fugace, nascosta. E Trilussa, poeta romano cha ha saputo raccontare la vita nelle sue piccole sfumature, ce lo dimostra. Nato il 26 ottobre 1871 e scomparso il 21 dicembre 1950, il poeta romano ci racconta in versi quella contentezza che si trova nella natura, negli esseri viventi, nelle cose più banali. Felicità è una poesia da rileggere per sorridere davanti alla vita che ci regala piccole grandi emozioni.

Felicità, la poesia

C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

"Er sorcio de città...", la poesia di Trilussa sulle discriminazioni sociali

“Er sorcio de città…”, la poesia di Trilussa sulle discriminazioni sociali

Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, è stato un poeta noto per aver reso il romanesco la sua principale caratteristica letteraria

La bellezza delle piccole cose

La natura e il mondo intorno a noi sono pieni di spunti per alimentare la nostra felicità. Immaginate questo periodo così difficile, se fossimo stati senza la natura, le passeggiate nei parchi, il ritrovo con la cosiddetta “aria aperta”. Trilussa si focalizza sul gesto più semplice che un piccolo animale possa fare: un’ape che succhia il polline da un fiore. Un piccolo miracolo nascosto. Ecco, li sta la felicità. In quel gesto miracoloso che rappresenta la fusione e la perfezione del nostro pianeta. Li dobbiamo essere felici. Anche quando ci sentiamo piccoli e insignificanti, possiamo compiere dei miracoli. Proprio come fa l’ape.

Succhiare il cuore della vita come l’ape succhia dal quel “bottone di rosa”. Tutto sommato, nonostante tutto, la felicità è proprio una piccola cosa. Questo ci dice Trilussa, col suo essere poeta del popolo e della vita di strada.

Trilussa

Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco. Con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, Trilussa ha commentato circa cinquant’anni di cronaca romana e italiana, dall’età giolittiana agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. La corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei suoi bersagli preferiti. In alcune sue poesie, come Er venditore de pianeti, Trilussa manifestò anche un certo patriottismo di marca risorgimentale.

Ma la satira politica e sociale, condotta d’altronde con un certo scetticismo qualunquistico, non è l’unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, la riflessione sconsolata, qua e là corretta dai guizzi dell’ironia, sugli amori che appassiscono, sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia (i modelli sono, in questo caso, Lorenzo Stecchetti e Guido Gozzano).

La chiave di accesso e di lettura della satira del Trilussa si trovò nelle favole. Come gli altri favolisti, anche lui insegnò o suggerì, ma la sua morale non fu mai generica e vaga, bensì legata ai commenti, quasi in tempo reale, dei fatti della vita. Non si accontentò della felice trovata finale, perseguì il gusto del divertimento per sé stesso già durante la stesura del testo e, ovviamente, quello del lettore a cui il prodotto veniva indirizzato.

 

 

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