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“Esercizio del trasloco” di Mariangela Gualtieri, saper lasciare andare le cose

"Esercizio del trasloco" è una profonda poesia di Mariangela Gualtieri in cui la poetessa prende spunto dall'ultimo saluto alla casa da cui sta traslocando per riflettere sul distacco, sulla capacità di lasciar andare le cose con serenità.

Mariangela Gualtieri è una delle voci più interessanti della poesia italiana contemporanea. Fra i suoi componimenti più celebri c’è senza ombra di dubbio “Bello mondo“, che è stato recitato da Jovanotti sul palco dell’Ariston a Sanremo 2022 e ha emozionato i milioni di spettatori del Festival. Gratitudine, amore, tenerezza nei confronti del sé, del mondo che ci circonda e della cultura, delle lettere che ci hanno plasmato: questa è la cifra della poetica di Mariangela Gualtieri, fatta di armonie, pause, parole semplici che associate ad altre creano commoventi accostamenti. 

La poesia che vogliamo condividere oggi con voi è tratta dalla raccolta “Bestia di gioia“, pubblicata nel 2020. Il componimento, dal titolo “Esercizio del trasloco”, si ispira ai momenti finali trascorsi nella casa da cui l’io lirico sta traslocando per avviare un riflessione su cosa significhi lasciar andare le cose, e su come la nostalgia di esse, seppur velata di una sottile patina di tristezza per ciò che non è più, possa acquisire una valenza positiva, quasi taumaturgica. 

Esercizio del trasloco

Il tempo qui non è stato
che un pezzo di cartone,
un sobbalzo. La porta
si chiude per l’ultima volta.

Il fascio di forze domestiche
il genio del luogo
saluto ora con ringraziamento.
A tutto ciò che tace perfettamente
e che sempre qui dentro ha taciuto
a ciò che non appare
in questa casa vuota
e resta come il larga attesa.

A questo punto del mondo, alto sulla città vecchia
a questa cuccia di luce e conforto
in cui abbiamo amato meglio che potevamo
e dormito bene nella sua pace
e fatto tutte le cose umane
delle vite, al mio cuore
senza tristezza che tutto saluta
contento, come esercizio
di distaccamento, come grande
scuola del trasloco e del suo lasciare la presa.

Vi lascio, cose.
Il vostro mancarmi sia la melodia
che ora mi guida:
La schiena liberata dal peso
stia dritta in attesa
della più alta impresa.
Il bastarmi del poco e del niente che serve.
E il resto sia vuoto. Sia intesa
con tutto ciò che non pesa.

“Bestia di gioia”, la raccolta più strutturata di Mariangela Gualtieri

Per la prima volta Mariangela Gualtieri ha scritto una raccolta poetica fortemente strutturata, con un ritmo meno magmatico delle precedenti, scandito da sezioni che articolano il libro alternando temi e toni diversi, in particolare il canto gioioso, quasi francescano, della natura e la riflessione sulle cose umane, sullo strappo del tempo, sul momento finale, più misterioso che triste, che trasforma il niente in “un niente più grande”.

In realtà le cinque sezioni del libro, se danno una sensazione di maggiore classicità (come i cinque atti del teatro antico), sono legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali, e proseguono fedelmente il discorso poetico dell’autrice, sempre fortemente ispirato. Non mancano dunque scissioni interiori, proliferare di voci profonde e laceranti, come nelle raccolte passate, ma la prospettiva trascendente è perlopiù proiettata all’esterno, su un albero, sull’aria che sta fra i corpi, sul silenzio che lega le cose.

E questa prospettiva, in misura ancora maggiore che in “Senza polvere senza peso”, traccia un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante. Anche a livello metrico il libro mostra un rapporto più pacato con la tradizione, con una forte disseminazione di endecasillabi e altri versi regolari, senza perdere il senso più profondo dell’originaria aggressività.

Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951) è una poetessa e scrittrice italiana. Nel 1983 ha fondato con il regista Cesare Ronconi la compagnia teatrale Teatro Valdoca. L’opera di Gualtieri spesso accentua l’inadeguatezza della parola alla comunicazione umana (“per il linguaggio che può simulare la sapienza“) ed il bisogno di ricerca di semplicità nel linguaggio per poter narrare la bellezza del mondo. Le sue poesie sono intrise di bellezza, di delicata armonia, di gratitudine nei confronti del mondo e delle lettere. 

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