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Poesia di Charles Baudelaire

“Corrispondenze” di Charles Baudelaire, la poesia sul mistero della vita

"Corrispondenze" è una poesia di Charles Baudelaire, contenuta nell'opera "I fiori del male", considerata il manifesto del simbolismo.

“Corrispondenze” di Charles Baudelaire: il manifesto letterario della poesia simbolista, contenuto nella sezione “Spleen et ideal”, de I fiori del male (1857). Il titolo Corrispondenze rimanda ad una realtà più profonda che si può conoscere attraverso i simboli che vediamo, che corrispondono a un qualcosa di non visibile, ossia all’essenza del mondo.  

Una realtà piena di simboli

Il linguaggio utilizzato in questa celebre poesia di Charles Baudelaire,  si basa tutto su sinestesie, analogie ed enjambement. Baudelaire vuole raccontare le sensazioni sensoriali, rendendole quasi palpabili. I colori, i profumi, sembrano prendere vita. La musica stessa ha un ruolo importante, intesa come mezzo conoscitivo della realtà. Tutto questo perchè il poeta è come un veggente, che riesce ad andare al di là delle apparenze per cogliere la rete fitta di significati sotto la realtà circostante (la attraversa l’uomo, tra foreste di simboli dagli occhi familiari). La poesia non si colloca sul piano della comunicazione logica, intuitiva, razionale, ma agisce su livelli più profondi, assumendo il valore di rivelazione del mistero. Queste sono le “Corrispondenze”, vive dentro il “tempio della natura.”

Charles Baudelaire 

Charles Baudelaire, nato il 9 aprile 1821, Parigi, Francia e morto il 31 agosto 1867 a Parigi, è stato un poeta, traduttore, critico letterario d’arte francese. La sua opera più importante è “Les Fleurs du mal (1857; I fiori del male”), definita anche la più importante e influente raccolta poetica pubblicata in Europa nel XIX secolo. Allo stesso modo, i suoi “Petits poèmes en prose” (1868; “Piccoli poemi in prosa”) furono il più riuscito e innovativo esperimento della poesia in prosa dell’epoca.

 

Corrispondenze, la poesia

E’ un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l’uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli òboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l’espansione propria alle infinite
cose, come l’incenso, l’ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell’anima i lunghi rapimenti.

 

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