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Poesia di Montale

“La casa sul mare” di Montale, una poesia per evadere dalla realtà

"La casa sul mare" è una poesia di Eugenio Montale contenuta in Ossi di Seppia che ci descrive il paesaggio circostante come via di fuga dalla vita.

Eugenio Montale, con questa poesia intitolata “La casa sul mare”, vuole donare a tutti noi una via di fuga. Vuole regalarci una speranza. Quella speranza che spesso perdiamo, quando la vita è permeata dalla negatività. Ecco perchè dobbiamo rileggere questo componimento, inserito nella prima opera di Montale “Ossi di seppia”. Quest’ultima, pubblicata nel 1925, rappresenta una vera e propria svolta nella letteratura novecentesca. Un manifesto poetico che ha ridefinito la corrente ermetica. 

Il mare come via di fuga

In questa poesia l’elemento dominante è sicuramente il Mare. Inteso, ovviamente, come metafora della vita, del viaggio di quest’ultima. Il mare è come un “varco”, un ponte, in grado di farci andare attraverso i muri dell’esistenza, i limiti che ci auto-poniamo. Attraverso la spiaggia, gli odori, la natura che circonda il mare stesso, possiamo abbandonarci alle nostre sensazioni. Questa poesia è importante rileggerla nel 2021, perchè siamo tutti alla ricerca di un “via di fuga”. Siamo tutti alla ricerca di un posto in cui abbandonarci, in cui poter non pensare ai problemi che ci stanno schiacciando.

Siamo stanchi, come stanco è Montale all’inizio di questo componimento, dove ricalca una forte disillusione nei confronti del futuro (“Il viaggio finisce qui; “l’anima che non sa più dare un grido”). Ma il paesaggio in cui si inscrivono le parole e le descrizioni, qui, può salvarci in qualche modo. In queste parole, scritte dall‘interprete più suggestivo e originale del Novecento, ritroviamo l’insegnamento principe. Insegnamento che lui stesso si era posto di lasciare:


Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.

Montale è stato davvero uno dei più grandi interpreti della crisi dell’uomo nel ‘900. Ha saputo tradurre in poesia le ansie, le paure e le esigenze dell’umanità. Non solo quella a lui contemporanea, ma anche quella attuale. Il “tu” a cui si riferisce il poeta, potrebbe essere una donna, una delle sue molteplici Muse. Ma se ci riflettiamo possiamo immaginare quel pronome come un richiamo ai posteri, ovvero noi. 

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La casa sul Mare di Eugenio Montale

 

ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

 

 

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