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La poesia

“Caffè a Rapallo”, la poesia natalizia di Eugenio Montale

“Caffè a Rapallo” è una poesia che racconta il Natale di Eugenio Montale contenuta nella raccolta “Ossi di seppia” del 1921

Anche Eugenio Montale ha scritto sul Natale. “Caffè a Rapallo” è una poesia presente nella raccolta “Ossi di seppia” del 1921. Un componimento fortemente ermetica e ricca di metafore. Una descrizione particolare dell’atmosfera natalizia.

“Caffè a Rapallo”

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete…
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!, e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.
S’ode grande frastuono nella via.
È passata di fuori
l’indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.

Il Natale di oggi e la nostalgia per il domani

“Caffè a Rapallo” fa parte della sezione di “Ossi di seppia” Poesie per Camillo Sbarbaro, la lirica infatti è rivolta all’amico. La prima parte della poesia si concentra su quelle che vengono definite le “Nuove sirene”, ovvero quelle donne pesantemente truccate e ingioiellate, che trascorrono il tempo nel caffè, tra cristalli luccicanti e vestiti alla moda. Montale vorrebbe raccontare a Sbarbaro di questa realtà, ma allo stesso tempo sta pensando al Natale caldo e accogliente, quello che vede in giro per Rapallo e che riempie le strade di allegria, fatto di bambini felici, musica e innocenza. Un Natale che non sarà più lo stesso perché quei bambini cresceranno e perderanno la loro leggerezza.

Eugenio Montale

Eugenio Montale nacque a Genova il 12 ottobre 1896 e morì a Milano il 12 settembre 1981. È stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano. Tra i massimi poeti italiani del Novecento, già dalla prima raccolta Ossi di seppia (1925), fissò i termini di una poetica del negativo in cui il “male di vivere” si esprime attraverso la corrosione dell’Io lirico tradizionale e del suo linguaggio. Questa poetica viene approfondita nelle Occasioni (1939), dove alla riflessione sul male di vivere subentra una ‘poetica dell’oggetto’: il poeta concentra la sua attenzione su oggetti e immagini nitide e ben definite che spesso provengono dal ricordo, tanto da presentarsi come rivelazioni momentanee destinate a svanire.

Alice Turiani

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